Carmen consoli e il suo «Eco di sirene»

Sul filo del rasoio. Sono in ritardo, ma d’altronde quando mai uno riesce ad essere in orario. L’Auditorium è già pieno di gente molto elegante ed io cerco di non sentirmi fuori luogo, la platea mi attende. L’eleganza maggiore però stasera sarà sul palco dove tre sirene, “tri fimmine” (Carmen Consoli – chitarra e voce, Emilia Belfiore – violino, Claudia della Gatta – violoncello) infiammeranno archi e corde. Ad aprire la folkloristica musica di Gabriella Lucia Grasso, che presenta al pubblico romano il suo ultimo lavoro “Vussia Cuscienza”. Le sonorità del dialetto siciliano (lingua effettiva di tutti i suoi brani) si “incastra” in modo estremamente melodico alla chitarra che la accompagna.

Poi pausa.

Le luci si abbassano e da una conchiglia esce la sirena delle sirene: Carmen Consoli. Per la seconda sera si è concessa un abito lungo nero, che contrasta fortemente quella atmosfera di quiete e amore che si porta addosso da un bel po’.

La sua voce calda fa vibrare la Sala Petrassi e le mani scivolano veloci sulle corde creando armonie insolite. Il suono di Carmen è questo: nitido, potente ed estremamente vero. L’inizio del concerto è sconvolgente: una donna che solo con la sua voce e la sua chitarra riesce ad ammaliare il pubblico e farlo stare in profondo ascolto e costante riflessione.

E’ un viaggio vero e proprio, Carmen ci prende per mano e ci fa vivere e sentire tutto quello che lei ha vissuto in prima persona: dal profumo del Fiori d’arancio, al rumore della Pioggia d’Aprile, all’Eco di sirene che come ricorda la cantantessa:

«Le Sirene sono delle creature magiche e noi siamo tre sirene. Ma la Sirena è anche un allarme di pericolo imminente, nel peggiore dei casi un pericolo di guerra. Quando ho scritto questa canzone (inclusa nell’album Mediamente Isterica uscito nel 1998) avevamo vicino quella dei Balcani, adesso invece ci sono la guerra in Libia ed in Siria. La pace non è mai di moda, a quanto pare. Però una guerra di tendenza, invece, c’è, ed è quella quotidiana che prodi condottieri combattono dietro una tastiera, offendendo e calunniando gli altri. E poi che dire della guerra che noi stessi abbiamo dichiarato alla nostra santissima, intossicatissima, non più vergine Madre Terra? E poi c’è una guerra al buon senso e alla convivenza armoniosa tra i popoli di diversa cultura e tradizione. E risuona sordo e stridente l’allarme sociale di una nazione che vota per isolarsi, come l’Inghilterra con la Brexit, oppure di un’altra che vota per alzare e costruire ancora muri, come l’America»

Ritornando alle origini non dimentica la sua amata madre terra ed ammalia la platea con la sua vista da ’A Finestra. Verso la metà concerto arriva il momento di portare in scena quelle canzoni che anche chi non è un appassionato conosce, perché Carmen anche da lontano smuove gli animi lasciando un segno profondo. Riarrangiati in modo superbo dalla stessa autrice, smuovono animi e telefoni in tutta la sala. Lascio i pensieri e mi concedo una lacrima di emozione sulle note di Blunotte.

Il bello di questo spettacolo è proprio il legame che Carmen instaura con il pubblico: ogni singola persona sembra importante, la bedda siciliana concede sorrisi e sguardi amorevoli proprio a tutti mangiandosi letteralmente il palco.

Carmen con la sua musica mi ha salvato tante volte, togliendomi parole di bocca e accordi dalle mani, molto spesso sentirla è come prendere un respiro d’aria pulita dopo essere stati immersi nel fumo per troppo tempo. Auguro a chiunque di sentirsi smossi e salvati in questo modo da un’artista del genere.

Non perdetevela assolutamente.

 

Benedetta Barone