Elogio a Jonathan Demme

Queste poche righe scritte di getto, senza rileggere e senza riprender fiato, spero che piacciano a quel vecchio che con un paio di jeans e una felpa dal dubbio valore andava a visionare i film della selezione “Orizzonti” del Festival di Venezia del 2015. Nella selezione Orizzonti spesso vanno le opere più piccole, quelle degli autori meno affermati e con un budget pressoché insignificante. Spesso le opere più interessanti si trovano nelle sezioni diverse da quelle splendenti e brillanti dei film in concorso, quelli pieni di divi che vogliono avere la loro dose di Flash sui rossi “red carpet”. A lui piaceva stare tra i giovani, anche se la felpa e i jeans gli danno un aspetto abbastanza buffo. L’ultima opera dell’uomo col felpone, Jonathan Demme, è “Dove eravamo rimasti” e parla proprio di questo.

700d8fc7-01f9-42fe-ab09-cd3c4a3d6ee2“Dove eravamo rimasti” scritto dalla vincitrice del premio oscar per la miglior sceneggiatura Diablo Cody per Juno dell’oramai bistrattato Jason Reitman. Nel film, Meryl Streep è una vecchia rock star dal look molto discutibile ma piena di energia e pronta per regalarne un po’ ai suoi figli. E, proprio come Jonathan Demme, ama la musica. Il nostro Jonathan è un fan dell’Italia e ama la musica napoletana. Celebre è il suo documentario sul grandissimo Enzo Avitabile (fresco vincitore del David per la miglior canzone e la miglior colonna sonora per lo splendido “Indivisibili”), sebbene il suo documentario più celebre rimane quello sui “Talking heads” in quanto molto sperimentale, a metà tra il film-concerto e il documentario, con uno stile che verrà ripreso da tutti i successivi documentari musicali.

Una regia che va ad esaltare le splendide canzoni della band, si va da pezzi come “Burning down the house” fino alla celeberrima “This must be the place”, amata alla follia anche da nostro Sorrentino nazionale.  A Jonathan piaceva molto la musica di strada, on the road, sporca al punto giusto, potente e americana. Amava insomma Bruce Springsteen, che gli scrive una delle canzoni più belle della storia della musica. Sto parlando di “Streets of Philadelphia” la quale vincerà l’oscar alla miglior canzone. Il film Philadelphia risulta essere un vero pugno allo stomaco, forse solo al pari del “Dogville” del maestro Lars Von Trier. E qui che sta tutta la bravura del regista ovvero di andare a trattare temi sociali scomodi come può essere quello dell’AIDS negli anni 90 quando risultava essere ancora un argomento tabù. E ci riesce alla grande, senza diventare spocchioso, ma essendo “mainstream”, arrivando alle masse, riempendo i cinema e facendo vincere l’Oscar ad un irriconoscibile Tom Hanks.

ilsilenzioxzampMa lui non era nuovo a far breccia tra i cuori degli spettatori, infatti esattamente due anni prima si era visto catapultare nell’olimpo di Hollywood, stravincendo oscar e consensi da parte del pubblico con “Il silenzio degli innocenti“. Ho scoperto questo film qualche anno più tardi e mi ha fatto capire che il cinema sarebbe stata una parte importante della mia vita e che forse non sarei riuscito a vivere senza quella forma di arte al pari dell’acqua o del cibo.  La cosa che più mi ha colpito alla mia prima visione è stata la protagonista del film, Jodie Foster.

All’età di dieci anni non credevo che una donna potesse essere più determinata di un uomo, abituato a vedere pellicole con soli eroi maschili. Jonathan mi ha fatto innamorare delle donne, della donna energica, bella, intelligente e che non si tira mai indietro anche a costo di mettere in pericolo la sua vita. Il silenzio degli innocenti risulta essere un mix di generi dal thriller, al poliziesco di formazione, all’horror portando sullo schermo il celebre personaggio di Hannibal Lecter reso celebre dalla magistrale interpretazione di Anthony Hopkins.

Eri un tipo versatile, sapevi lavorare con i divi ma anche con giovanissimi sconosciuti, passavi dal lungometraggio al documentario come se niente fosse e, soprattutto, sapevi indossare sia la cravatta che il felpone. Non finirò mai di ringraziarti per le tue immense opere, mio amico Jonathan Demme!

 

 

Matteo Ferraioli, speaker di Newsic

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