Rock and roll sent us insane – Kasabian @ Rock in Roma

Sì è concluso con successo il tour italiano dei Kasabian, che ha visto la band inglese di Leicester toccare differenti città e festival del Bel Paese, prima fra tutte Taormina, seguite poi da Roma, Padova e Lucca. Scaletta identica per tutti e quattro gli show, ma una carica vera e genuina che ha mandato in visibilio tutti i presenti, pronti ad ascoltare vecchie glorie e nuovi pezzi tratti dal sesto album “For Crying Out Loud!”, uscito lo scorso maggio.

La giornata del 21 Luglio al Rock in Roma inizia con il solito caldo che solo chi frequenta da anni l’Ippodromo delle Capannelle è abituato a sopportare. Tanti fan in fila sin dal mattino, alcuni dei quali inglesi (io stessa avrò modo di assaggiare le poco piacevoli gomitate di un gruppo venuto direttamente da Manchester).

IMG_20170728_131240_065Con un po’ di ritardo sale sul palco la band di apertura, che non ci mette molto a convincere e a trascinare il pubblico con il suo rock-blues, che alterna un elettrico grintoso ad uno stile più psichedelico. Si tratta di Nic Cester & The Milano Elettrica, carichi nei loro primi live su suolo italiano. Il nome del cantante vi dice qualcosa? Si tratta del frontman dei Jet, proprio quelli che dal 2003 vi fanno venire voglia di dichiararvi alla più carina della scuola sulle note di “Are you gonna be my girl?”. Il bell’australiano si circonda adesso di un complesso di musicisti tutti italiani: talenti non a caso, impossibile non menzionare infatti Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion) alla chitarra, ed alle batterie Sergio Carnevale (Bluvertigo) e Daniel Plentz (Selton). Il disco d’esordio di questo nuovo progetto dovrebbe vedere la luce entro la fine dell’anno, ed io non vedo l’ora di poterli riascoltare.

IMG_20170728_131316_171Gli ultimi minuti di attesa passano, dopo aver scherzato anche con il roadie di fiducia della band Rick Graham (diventato l’uomo copertina del nuovo album), ed alle 22 in punto i Kasabian fanno il loro ingresso, accompagnati dalla voce di Pavarotti che intona “Nessun Dorma”, mentre sullo sfondo un cuore palpitante scandisce il tempo.
Fin da subito la band, capitanata dal dynamic duo Tom Meighan & Sergio Pizzorno (vestiti rispettivamente con un camice poco consono al clima e una felpa della AS Roma), fa scatenare la folla – non solo romanista – e ci guida per uno spettacolo energico, che regala emozioni su emozioni. Il live si apre con “III Ray (The King)”, prima traccia dell’ultimo album pubblicato, per poi trascinarsi verso capolavori di lavori precedenti che nessuno può fare a meno di cantare: “Man of Simple Pleasure”, “Re-Wired”, “L.S.F.”, fino ad arrivare a “Treat”, momento in cui il nostro Sergione scende dal palco per stringere le mani ai fortunati della prima fila (quanto era sudato, ma glielo perdoniamo!).

Peccato che degli ormai vecchi “Kasabian” (album d’esordio, 2004) ed “Empire” ci lascino assaggiare ben pochissimi pezzi, preferendo giustamente un repertorio più fresco: “Put Your Life on It” – tratta sempre dalla loro ultima fatica – continua comunque a non convincermi più di tanto, al contrario invece di “Bless This Acid House”, più movimentata; la prova che spesso certe canzoni rendono meglio live che su disco.

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Il pubblico è partecipe, i musicisti complici. Sottopalco la madre del bassista Chris Edwards balla e parla con noi mentre scatta foto al figlio, fiera come se fosse il loro primo concerto. I due frontman sono ormai la bromance per eccellenza del rock odierno, affiatati come non mai – anche se forse un po’ spenti rispetto a precedenti esibizioni, mi dicono – si lasciano andare a piccoli scherzi, danze frenetiche ed continui tributi, come quello a “Around the World” dei Daft Punk sulla scia di “Eez-Eh”, o un sentito ringraziamento al buon Ranieri nazionale per aver portato vittorie, onori e gloria al “les-tah”, sulle note di “Nel Blu Dipinto di Blu” prima di far saltare nuovamente i fans con “Days Are Forgotten”.
IMG_20170728_131257_863I Kasabian sono capaci di avvolgerci in una spirale fatta di rock ed elettronica talmente inebriante che, fra un pogo, salti e cori infiniti, arriviamo al momento dell’encore senza nemmeno rendercene conto: ci concedono un momento di pausa con una bellissima versione acustica di “Goodbye Kiss”, dove le lacrime – pure le mie, ahimè – si sprecano, per poi concludere lo show col botto, grazie alla combo “Vlad the Impaler” e “Fire”.

Mentre ci accingiamo a tornare a casa, sudati, pieni di polvere e senza voce, incrociamo a lato palco Tim Carter, il chitarrista turnista che ormai fa parte della band dal 2013. Scambiamo quattro chiacchiere con lui mentre si sorseggia una birra, gli dico di godersi Lucca perché, oh, è quasi casa mia, e lo ringraziamo per il bel concerto, salutandolo con due baci sulle guance ed un “See you at Sziget Festival” che probabilmente ha preso come una seria minaccia. Maledetta freddezza inglese.

In conclusione, ottimi visuals e pochi problemi tecnici, nonostante qualcuno si sia lamentato dei volumi nelle ultime file, ma ormai si sa che, quando si parla di acustica al Rock in Roma, è come fare un salto nel vuoto. Avrei apprezzato molto una resa live di altri loro ultimi singoli quali “Are You Looking for Some Action?” o la bella ballata “Wasted”, con cui spero si esibiranno in futuro. Comunque sia, il loro è un live che mi ha sorpreso proprio perché non sentivo una carica del genere da tanto tempo.

Questi bei ragazzoni inglesi ci regalano uno spettacolo coinvolgente, dove è impossibile stare fermi: la voglia di tornare a sentirli sarà irrefrenabile!

 

Beatrice Mannelli, speaker de Le indie-geste

beatrice mannelli