Perchè la settima stagione di GoT è la più criticata

Copertina

Abbiamo atteso la trasmissione dell’episodio doppiato in italiano, ma la settima e penultima stagione di Game of Thrones si è conclusa già da una settimana.

Più avanti ci saranno degli spoiler, ma sarete avvertiti subito prima, per ora potete ancora leggere… Iniziamo con qualche premessa: nel tv show più famoso del mondo, questa è probabilmente la stagione più criticata. Ma andiamo per gradi. Prima che la stagione inizi, le grosse difficoltà degli sviluppatori erano prevalentemente tre.

  • l’inverno è alle porte, ma anche la fine della serie. Gli episodi mancanti sono pochi e molto deve ancora essere concluso. Si perché attorno al Trono di Spade c’è un cast che definire corale è un eufemismo. Le svariate storylines devono concludersi, e devono farlo con la stessa cura e coerenza con cui sono state portate avanti finora.
  • La serie di libri su cui GoT si basa, “A Song of Ice and Fire” di George R.R. Martin, iniziata nel 1996, ha dato alla luce il suo quinto capitolo nel 2011, ma a mancano ancora gli ultimi due libri. Lo show televisivo, inizialmente basato su di essa, ha superato già dalla sesta stagione (o in alcuni casi dalla quinta) gli eventi dello scorso libro uscito. Sta a significare che manca la base su cui GoT è stato scritto, manca l’adattamento dai libri. Gli sceneggiatori si sono assunti così l’enorme responsabilità (e rischio) di portare avanti la storia.
  • GoT è estremamente famoso: ormai ogni episodio ha 10 milioni di spettatori solo negli USA, la serie ha vinto 38 (trentotto) Emmy ed è in assoluto il programma più piratato della storia. Enorme fama, enormi guadagni, enorme eco mediatica in tutto il mondo. Più avanti vedremo perché questo rappresenta un problema.

ph1Cosa viene fuori da tutto questo? I principali capi d’imputazione alla settima stagione. I più critici hanno ravvisato una narrazione eccessivamente sbrigativa, incentrata molto più sugli avvenimenti che sui personaggi (al contrario della meravigliosa caratterizzazione del passato), che si avvia freneticamente alla conclusione. Rischio ovvio se, come detto, il tempo stringe e la carne al fuoco è parecchia… La guerra tra Stark e Lannister, l’intervento di Daenerys, la sempre presente minaccia di Petyr Baelish, i vari incontri fra gli stessi Stark, i destini di una miriade di personaggi secondari ma non meno amati e la maggiore minaccia al regno di Westeros, i White Walkers, la più importante vicenda in corso e quella che prepotentemente guadagna sempre più spazio a scapito delle altre. Con così poco tempo a disposizione e una guerra già da combattere nel continente di Westeros, quasi dà fastidio l’arrivo dei White Walkers. Ma è anche questa la crudeltà di Game of Thrones. O quel poco che ne rimane… Questa è un’altra critica: il “fan service”, ovvero il servilismo per i milioni di spettatori da parte degli sceneggiatori, che diventerebbero più generosi sui destini dei personaggi più amati, rendendoli perfetti o immortali a scapito del realismo. Ecco perché l’enorme successo sarebbe secondo alcuni un problema, esso rischierebbe di influenzare la storia stessa della serie…
In effetti Martin non si è mai preoccupato di mostrare i lati oscuri di ogni personaggio, né di farli morire come mosche. C’è chi ancora rabbrividisce ascoltando “Le Piogge di Castamere”…

E qui sta il problema nella mancanza della base dei libri di Martin. Secondo alcuni si nota molto sia per quanto riguarda la coerenza degli eventi, sia per quanto riguarda la sceneggiatura dei singoli dialoghi e quindi la caratterizzazione dei personaggi, precedentemente più curati.

Ma andiamo a vedere in concreto cosa c’è di così negativo e in cosa GoT continua a essere tra le migliori serie esistenti. E attenzione, adesso si spoilera male.

ph3

Effettivamente, all’inizio gli avvenimenti drammatici si verificano freneticamente. Forse troppo, pur senza toccare i protagonisti.

Yara Greyjoy ed Ellaria Martell vengono fatte prigioniere, Olenna Tyrell perde la vita (sempre con grandissimo stile) e così le figlie Martell.

Molto si deve a Euron Greyjoy, nuovo “villain” della stagione unitosi a Cersei Lannister che pur non essendo cattivo la metà di Ramsey Bolton è comunque funzionale all’iniziale vittoria dei regnanti.

Da segnalare anche l’attesissimo esordio dei draghi in battaglia, protagonisti di uno degli episodi visivamente più spettacolari della serie intera (e di una vittoria schiacciante della loro Khaleesi).

ph2Degni di nota sono anche i moltissimi incontri e la risoluzione di tematiche attese da anni, che sembrano voler iniziare a chiudere un cerchio: gli Stark che iniziano a ritrovarsi a Grande Inverno dopo essere stati separati all’inizio della serie, il ritono di Jorah Mormont al seguito di Daenerys, l’incontro di Jon e Daenerys, quello di Tyrion prima con Jaime e poi con Cersei, nello scenario di Fossa del Drago in cui i governi dei due interi schieramenti nemici si ritrovano per parlare degli Estranei. Si, perché in mezzo a tutto questo sono arrivati anche gli Estranei e si sono pure presi un drago. Come si può capire, tutti questi avvenimenti (più mille altri meno rilevanti) sono forse troppi per soli 7 episodi. Sono tutte vicende che sono state portate avanti fin dall’inizio, lentamente, con dettagli su dettagli. Moltissimi dei momenti più attesi accadono tutti insieme in un amen. Non è vero che i dialoghi sono scritti male, anzi, per il tempo loro dedicato sono anche fin troppo ben riusciti. Il problema è proprio la concentrazione di eventi e il poco tempo a disposizione.

La domanda che viene spontanea è se fosse davvero necessario, dopo il lento sviluppo delle prime 6 stagioni, volersi affrettare per finire all’ottava. Gli sviluppatori hanno detto di aver posto un limite perché non volevano continuare a oltranza abbassando la qualità dello show. Lodevole, ma forse era più opportuno calcolare meglio il tempo mancante effettivo, e porre il limite magari alla decima. Non a caso gli spostamenti nel continente di Westeros sono dovuti diventare necessariamente istantanei (mentre il vecchio re Robert Baratheon nella prima stagione ci metteva un mese intero per raggiungere l’amichetto Ned Stark partendo da Approdo del Re).  E non a caso sembra che tutti gli episodi dell’ultima stagione dovranno essere particolarmente lunghi, si parla di un’ora e mezza circa per ciascuno.

L’errore più grave che deriva da tutto questo, forse l’unico imperdonabile della stagione, è la fine di Ditocorto. Petyr Baelish è stato forse il principale (seppur meno appariscente) antagonista della serie, colui che ha messo in piedi metà dei conflitti esistenti, l’aspirante al trono più astuto e senza scrupoli, l’unico a sopravvivere destreggiandosi elegantemente fra uno schieramento e l’altro, e l’altro ancora. E’ chiaro che Bran è in grado di vedere tutti gli inganni che Ditocorto ha escogitato, ma un personaggio che ci è sempre stato mostrato così furbo avrebbe dovuto (e realisticamente anche potuto) evitare una fine del genere, quantomeno fuggendo da Grande Inverno. Invece viene completamente sorpreso, e se ne resta lì a supplicare in ginocchio prima di essere sgozzato con indifferenza da Arya (ok, inutile negare che questa sia stata una soddisfazione).

ph4Più contestabili altre critiche, come quella sulle mancate morti dei protagonisti… secondo certe logiche di “continuità delle morti” i personaggi dovrebbero essere finiti da tempo. La teoria del cosiddetto “fan service” ha un controsenso: perché una serie che ha conquistato milioni di spettatori con il suo brutale realismo, dovrebbe attenuarlo per non perdere suddetti fan? Più logico pensare che questi schieramenti siano semplicemente pensati per essere quelli definitivi. E comunque manca ancora una stagione…
Piuttosto è giusto e naturale storcere il naso quando gli sceneggiatori decidono di far rischiare inutilmente la vita a un personaggio chiave per poi salvarlo con improbabili deus ex machina… vero Jon Snow? Ovvio che non possa morire adesso, inutile creare ansia.

Alcuni personaggi sono poi cambiati molto, come Tyrion (secondo alcuni snaturato) o Jaime (la cui trasformazione è invece più apprezzata), ma è comunque sempre successivo a moltissime esperienze traumatiche dei personaggi stessi e mai troppo inverosimili.

Alcune critiche sono fondate, ma l’enorme portata di followers forse ne ha generate fin troppe, tanto che a volte sembra una moda parlar male della serie. Esistono canali YouTube che basano il proprio successo solo su questo. La settima stagione ha degli errori, ma anche degli highlights notevoli sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista del pathos (difficile che a Fossa del Drago non abbiate temuto la catastrofe ogni secondo di più, o che non vi abbia fatto effetto la fine di Vyserion).

Ad ogni modo, siamo stati incollati agli schermi e lo faremo anche fra due maledetti anni con l’ultima stagione. Attenderemo, magari rivedendo la serie da capo e dando ascolto a teorie più o meno strampalate. Siamo al capitolo finale di una saga che ci appassiona da 7 stagioni, chi per il destino di Daenerys e Jon (intrecciato a quello della futura scoperta della sua discendenza), chi per quello di Jaime, Tyrion, Arya, Sansa, per la guerra contro gli Estranei o contro i Lannister; tutti alla fine abbiamo uno o più motivi per amare questa serie e per attendere con impaziente fedeltà il suo epilogo. Se poi non sarete soddisfatti, potrete sempre continuare ad attendere l’uscita dei libri.

 

Renato Cacciapuoti, speaker di Rocktail

Renato Cacciapuoti