Fatevi un regalo, andate a vedere Dunkirk

Dunkirk-925x600

Dunkirk ti attanaglia la bocca dello stomaco. Ti stringe i reni, ti preme sul petto, ti lascia libero negli ultimi cinque minuti ma solo per premerti dietro gli occhi e inumidirli d’emozione. Durante la visione ci si sente quasi come in uno di quei sogni in cui cerchi di scappare via da qualcosa ma non riesci a correre, e l’ansia ti raggiunge e ti cattura. Dentro di te sai che è solo un sogno, solo finzione, e che alla fine sarà tutto finito e te ne tornerai a casa con la confezione di pop-corn ancora piena. Ma nonostante questa consapevolezza, non riesci a staccare gli occhi dallo schermo, non puoi fare a meno di immedesimarti nei personaggi e nelle vicende che li stremano e li soffocano, e incredibilmente soffocano e stremano anche te.

dunkirk_5Siamo nella baia di Dunkerque, seconda Guerra Mondiale, tre story-line. Il molo – una settimana -, il mare – un giorno – e il cielo – un’ora. Il tempo cambia velocità a seconda della story-line in cui ci troviamo, il che non è un problema per chi guarda, almeno fino al momento in cui i protagonisti delle diverse vicende non si incontrano. A quel punto si salta da una linea temporale all’altra, scene che sembrano le stesse vanno in realtà a due velocità diverse, i personaggi si teletrasportano da una sequenza all’altra e questo rende difficile seguire la trama. Ma forse è proprio questo che ti costringe a restare incollato allo schermo, a carpire ogni dettaglio, ogni espressione, ogni gesto. Anche perché gli attori che interpretano i soldati di cui si seguono le vicende si assomigliano un po’ tutti, quindi per distinguerli bisogna avere l’occhio attento.

Alla regia ovviamente il leggendario Christopher Nolan, firma della trilogia del Cavaliere Oscuro, Interstellar, Inception. Il timbro comune si può riconoscere subito dal cast: alcuni personaggi sono “riciclati” da precedenti lavori, Cillian Murphy (Lo Spaventapasseri nel primo film della trilogia, Fischer in Inception) diventa un soldato inglese sopravvissuto, Tom Hardy (Bane nel terzo capitolo di Batman, Eames in Inception) un pilota dell’aviazione, ancora una volta con il volto coperto. Nolan si rivede anche nella luce, nella costruzione della scena e nel riuscire a mantenere un ordine netto e preciso anche in mezzo alla confusione.

Ma in Dunkirk riesce a superarsi almeno per una cosa: la colonna sonora. Musica, immagini e suoni si fondono in una straordinaria e “rumorosa” colonna sonora. I dialoghi occupano solo una piccola parte della pellicola, che è dominata dal frastuono della guerra; i proiettili diventano il cuore pulsante delle scene che si susseguono, il chiasso delle onde fa costantemente da sottofondo e gli aerei da guerra che tagliano l’aria e bombardano le navi scuotono l’atmosfera dall’inizio alla fine. Hans Zimmer è l’autore di quest’opera d’arte sonora, che però dichiara di Christoper Nolan: “nonostante lui non abbia mai suonato nemmeno una nota, ha in qualche modo suonato ogni nota”.

La tecnica usata per illudere lo spettatore coi suoni si chiama “scala Shepard”, che Nolan spiega così:

C’è un’illusione acustica, se vogliamo chiamarla così, che si chiama “scala Shepard” e che avevo già usato in The Prestige con il compositore David Julyan. È un’illusione che fa credere che ci sia sempre un tono ascendente. […] Ho scritto la sceneggiatura secondo questo principio, con tre linee temporali che danno una costante idea di intensità, di intensità crescente. Volevo costruire una musica con dei simili principi matematici.

coverlg_homeAltro elemento straordinariamente potente in Dunkirk è il tempo, forse il vero protagonista della pellicola. Sul piano stilistico, ci sono tre linee temporali che si intrecciano in modi e intensità diverse nel corso della storia, aprendo le porte a piccoli colpi di scena e un criptico andamento degli eventi. La sensazione angosciante dello scorrere del tempo, che anziché essere lineare sembra più un countdown, si riflette anche nel soggetto descritto. I soldati inglesi sul molo di Dunkerque aspettano per una settimana di essere salvati, ma da un momento all’altro questa speranza potrebbe sparire per sempre sotto il fuoco dei nemici tedeschi. Stringente anche il tempo del mare, un giorno, in cui dei civili cercano di raggiungere la spiaggia disperata per aiutare i soldati a tornare a casa. Nel cielo i piloti della RAF devono assicurarsi che non arrivino velivoli tedeschi a disturbare le operazioni di salvataggio, e abbattere quelli che riescono ad avvicinarsi. All’inizio del film gli aerei sono tre. Dopo un’ora di finzione cinematografica, proprio come un countdown, 3, 2, 1.. Ma bando agli spoiler. Il tempo che scorre, la caducità della vita di un soldato che dipende sempre dal lavoro e dalle azioni di qualcun altro, proprio come nel film, sono la falsariga su cui Dunkirk si muove.

Dunkirk sorprende, ammalia, travolge e conquista. L’inizio è più lento, più statico, coerentemente con il “tono ascendente” e l’”intensità crescente” che Nolan mira a creare, con risultati magistrali. Si è tanto chiacchierato di questo film, si arriva in sala con le aspettative alle stelle e se ne esce con il latte alle ginocchia. Provare per credere. Fatevi questo regalo, andate al cinema a vedere Dunkirk.

 

Alessandra Carraro