Il punto su Nazionale, Federazione e Serie A con Marco Bucciantini e Alessandro Antinelli

L’eliminazione dell’Italia ha lasciato il segno, ha scatenato dibattiti e polemiche sullo stato del nostro calcio.Ora, toccato il fondo, è il momento di ricostruire. Federico, Antonio ed Alessandro, speaker di Sport Club, hanno intervistato Marco Bucciantini (Sky) ed Alessandro Antinelli (Rai Sport) per fare il punto della situazione in merito alle dimissioni di Tavecchio, al futuro della federazione, della nazionale e del nostro campionato.

Secondo Bucciantini le parole di Tavecchio sono profondamente insufficienti. Ci sono grandi responsabilità da parte di Ventura ma ridurre la discussione su chi ha scelto il ct è di un cinismo ed un’ inciviltà davvero inutili. Il dibattito si trasforma in un linciaggio.Un presidente non può difendersi dicendo “Se quel palo fosse stato gol” , “Non ho scelto io Ventura”. Ci si aspettava di più dalle sue parole. Poteva dirci in che stato ha trovato la federazione e in che stato la sta lasciando, avrebbe potuto citare nel merito alcune sue riforme (e ce ne sono) e spiegare quali risultati potrebbero dare in futuro. Così si difende un presidente.

Sarebbe stato difficile concedergli quei dieci o quindici giorni che chiedeva. Diventa complicato se hai contro il tuo governo, il Coni ed i tifosi italiani. Tavecchio non è mai stato un presidente popolare è stato bravo a crearsi una maggioranza politica all’interno della federazione. Tuttavia i risultati sportivi non hanno mai corrisposto con l’efficienza della federazione. Basti pensare alla vittoria del mondiale 2006: la federazione era commissariata, erano i tempi di Calciopoli. Prima di Tavecchio si è fatto, probabilmente, peggio di lui. E’ altrettanto sbagliato, per gli italiani, pensare che la nostra nazionale meriti di star fuori dal mondiale perchè qualcosa non va al di fuori dello sport.

Nello specifico, Tavecchio ha tentato opere riformiste in una federazione in cui lui stesso rappresentava l’antiriformismo e la continuità conservativa. Tavecchio non andava eletto ed il calcio ha tanto bisogno di essere cambiato. Innanzitutto abbiamo bisogno di riportare la gente allo stadio. La prima riforma di un nuovo presidente dovrebbe essere orientata in questo senso. Bisogna seminare cultura sportiva e cultura civile in questo paese, il calcio può farlo.

In ogni caso fa ancora male essere fuori. Partecipare al mondiale non vuol dire solo provare a vincerlo. Vuol dire, per un mese ogni 4 anni, appassionarsi, sognare, distrarsi, dimenticarsi di qualcos’altro grazie allo sport e vivere più a cuor leggero. Il calcio deve servire anche a questo. Questa eliminazione umilia e mortifica ciò che di buono oggi ha il calcio italiano. Il Napoli è una bellissima squadra, la Juve lotta per la Champions, la Roma domina il girone più difficile in Europa, la Lazio unica imbattuta a punteggio pieno in Europa League. Abbiamo delle belle realtà e questa eliminazione le nasconde ingiustamente.

Ed in merito alla Serie A? Quest’anno abbiamo un campionato con cinque grandi squadre, se la giocano, ognuna ha una sua vocazione ben precisa e la classifica sarà decisa dagli scontri diretti. Colpisce la grande consapevolezza di squadre come Roma e Lazio che sono maturate sia dal punto di vista del gioco, sia mentale anche grazie a due allenatori molto bravi. Per accorciare le distanze del nostro campionato e rendere le partite più appetibili per gli spettatori dovremmo distribuire le risorse comuni, come i proventi dei diritti televisivi, in maniera quasi etica.

Abbiamo chiesto un’opinione sulla situazione della Federazione anche ad Alessandro Antinelli. A parer suo è un momento tumultuoso per il calcio italiano. Rimbalzano indiscrezioni su divergenze tra guida tecnica,  squadra e Federazione prima del match di Milano. Al ct è stata consigliata una formazione, i senatori in riunione hanno destabilizzato Ventura che, ormai, aveva perso il polso della squadra. Probabilmente sarebbe stato meglio esonerare Ventura dopo la brutta prestazione contro la Macedonia. Si è provato ad aggiustare le cose all’italiana. Purtroppo non è andata come volevamo. Malagò ha commissariato la federazione, c’è tempo 90 giorni per scegliere le persone giuste per rifondare il calcio italiano.

Riascolta le interviste per approfondire i possibili scenari futuri a cui la FIGC e il nostro movimento calcistico vanno incontro!

 

 

 

 

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