Daniele Capezzone parla di “modelli politico-economici Tatcheriani” ai microfoni di RadioLUISS

Questa volta l’Ottavo Colle ospita l’onorevole Daniele Capezzone, uno dei leader dei liberali di “Direzione Italia”, partito di centro-destra che si propone di creare una grande coalizione che si ispiri ai modelli politico-economici Tatcheriani.

L’Onorevole, membro della recentissima commissione di inchiesta sulla banche, ha subito risposto alle domande sulla stessa, sostenendo come sulla vicenda ci siano certamente delle responsabilità politiche: “Ha responsabilità un ceto politico che ha fatto finta di niente; hanno responsabilità gli organi regolatori come Banca d’Italia e CONSOB e ha responsabilità un mondo bancario che è stato malato. Io ero fra coloro che non avrebbe voluto usare i soldi dei contribuenti, ma ora voglio sapere come va l’attività di recupero dei crediti insoluti.” Sempre sulla Commissione aggiunge: “Ci sono tre partiti nella Commissione: gli affossatori, i lanciatori di fango incrociato e quelli che vogliono salvaguardare i soldi dei contribuenti. Dico una proposta per il futuro: separare l’attività di vigilanza dall’attività di risoluzione della crisi, che oggi sono entrambe svolte da Banca d’Italia.”

Le colonne dei giornali sono ricche di commenti sul caso EMA, sul quale Capezzone mostra di avere le idee molto chiare: “La sfortuna non esiste. Se tu abdichi al tuo ruolo, ti consegni all’asse Franco-tedesco e poi scopri che i primi a votare per Amsterdam sono Parigi e Berlino, devi porti qualche domanda (…). L’Italia, pur avendo oggi tre cariche significative in Europa, non conta nulla. Il tema è: come ci si sta in Europa?

La discussione verte poi sulla tematica politico-partitica, per la quale l’Onorevole si augura un’ampia coalizione in grado di competere per vincere: “ Diversamente dalla sinistra, dove c’è una grande rottura culturale, io penso che tra gli elettori di centro-destra le divergenze siano minori. Quello che conta è un’idea programmatica su cosa fare dopo. Noi, da Tatcheriani, proponiamo un’idea: meno tasse, meno spesa, meno pubblico etc… Se le priorità fossero cani, dentiere e aumento delle pensioni, si sciuperebbe un’occasione”.

Si esprime anche sullo “Ius soli”, provvedimento attualmente in fase di discussione parlamentare, che vede la sua ferma opposizione: “Non condivido questa misura perché l’Italia è già primatista nella concessione della cittadinanza, quindi non vedo questa urgenza.”

Successivamente, viene chiesto di spiegare i motivi del passaggio dal partito dei Radicali Italiani a quello di Forza Italia, previo un periodo di transizione nel Gruppo Misto della Camera, avvenuto tra il 2007 e il 2008: “Non ho cambiato idea – risponde Capezzone -. In quella campagna elettorale promisi che non avrei mai votato per un aumento di tasse. Divenni Presidente di una Commissione parlamentare e, al primo aumento di tasse, mi dimisi sia da Presidente che dal Partito. Alla successiva elezione non mi sono ricandidato e ho partecipato, da cittadino, alla costruzione di un centro-destra più liberale (…). Io ero e sono ancora liberale, liberista e libertario. L’essenziale è essere inamovibili su alcuni principi: quando questi principi vengono messi in discussione, la prima cosa da fare è avere una lettera di dimissioni in tasca e lasciare la poltrona.”

La rubrica di Davide Di Staso, pungente come al solito, tocca il punto del trasformismo politico, elemento frequente nelle dinamiche politiche nazionali e locali.  Dopo aver documentato una serie di casi avvenuti nel Parlamento italiano, l’articolo mette a confronto le parole dell’On. Capezzone, da deputato radicale prima e da portavoce del Pdl diverso tempo dopo, su una conferenza che Berlusconi tenne a Vicenza nel 2006. Nel 2006 affermava: “Le riforme liberali che invoca Berlusconi sono quelle che gli italiani gli hanno chiesto, affidandogli una maggioranza parlamentare enorme, ma lui ha sciupato questa opportunità e tradito queste speranze”. Sei anni dopo: “Da Berlusconi è venuta una positiva scossa politica e di comunicazione, in qualche misura come quella realizzata nel 2006 a Vicenza, aprendo la strada ad una rimonta enorme. In Tv Berlusconi mostra di vincere.”

“Quasi giusto – replica Capezzone -. Centinaia di cambi non sono accettatili, ma bisogna distinguere i casi di interesse personale e i casi di valutazione politica.” Citando la questione del “Patto del Nazareno”, infatti, spiega come sia lecito che un parlamentare si allontani dal partito che non segue la linea politica proposta in campagna elettorale ai cittadini, specificando (con riferimento al vincolo di mandato) come non sia lecito “gettare il bambino con l’acqua sporca”. Sulla frase riferita a Vicenza aggiunge: “La battuta su Berlusconi la rifarei, ciò non toglie che in quell’occasione partì la rimonta.”

L’Onorevole apre, poi, il capitolo sul suo ultimo lavoro, il saggio “Brexit. La sfida”. Ai radioascoltatori spiega che: “Dal punto di vista europeo, l’idea è di cogliere l’occasione del negoziato tra Londra e Bruxelles per aprire un altro negoziato: quello tra i 27 Paesi rimasti (…). Per avere il “fiscal compact”, ad esempio, servirebbe l’unanimità: basterebbe che un paese dica di “no” per innescare un processo di riscrittura dei Trattati.”

Continua dando una sua idea di Europa “basata sulla diversità, che riconosca un ruolo più significativo ai parlamenti nazionali”. Le sue proposte: “Avanziamo due proposte liberali: dire “no” al ministro unico delle finanze europeo e un meccanismo per cui i Parlamenti nazionali possono opporsi alle norme che arrivano da Bruxelles, come fa la Germania.”

Sul finire c’è spazio anche per una sua definizione dell’uomo liberale: “Credo si possano distinguere due comportamenti liberali: allargare la sfera di decisione privata rispetto a quella pubblica e poi andare verso la direzione del ‘meno tasse, meno spesa e meno pubblico’”.

Tra gli animali del parlamento, delfini, canguri, falchi e via dicendo, ce n’è uno che spicca più di tutti: il camaleonte, che in questa strana giungla è discendente del gattopardo. Per gli zoologi più appassionati ecco dei numeri: secondo uno studio di Openpolis datato a giugno, da inizio legislatura sono stati 493 i cambi di colore. In totale il 33% del parlamento ha cambiato gruppo almeno una volta, per una media di 10 parlamentari al mese, il doppio rispetto alla scorsa legislatura. Per dare un’idea di questi numeri basti pensare che nel parlamento inglese, durante la legislatura 2010-2015 solo in 17 hanno cambiato gruppo. I camaleonti più appariscenti sono di certo quelli del Movimento 5 Stelle, che, nonostante l’annuncio di Grillo di una piccola Norimberga per i partiti politici, non si sono fatti troppi scrupoli a tuffarvici dentro. È il caso di Tommaso Currò passato al Partito Democratico, ma anche quello di Francesco Campanella, adesso in Articolo 1 – Mdp, solo per citarne alcuni.

Non bisogna però correre a giudizi, del resto il senatore Campagna (che con ben 9 cambi di gruppo si è aggiudicato il record) ci ricorda che i parlamentari sono “liberi di sconfessare gli elettori” perché tanto gli elettori sono liberi di mandare a casa i parlamentari, giusto? Non proprio, vista la nuova legge elettorale. Rimane comunque il fatto che, come sancito dalla Costituzione, non c’è vincolo di mandato. Solo che parlando di camaleonti c’è anche un’altra legge da tenere i considerazione: quella di natura che è ferrea e questo chi fa politica lo dovrebbe sapere, se si cambia colore per adattarsi al contesto bisognerebbe farlo senza dare nell’occhio, per non farsi scovare dal predatore. L’Onorevole Capezzone non la pensa così: eletto alla Camera con la lista dal nome significativo “La Rosa in Pugno”, solo un anno dopo passa al gruppo misto in protesta con il governo Prodi e l’anno dopo ancora, a metamorfosi completata, arriva a Forza Italia. E se pure qualcosa in comune radicali e forzisti ce l’hanno, di certo questa non è la leadership né il suo stile. Ed è proprio qui che il camuffamento di Capezzone, inevitabilmente, dà nell’occhio, basta ascoltare il suo commento riferito a una manifestazione organizzata da Confindustria a Vicenza nel 2006 in cui era previsto un intervento di Romano Prodi e, a pochi giorni di distanza, un altro di Berlusconi secondo le stesse regole. Berlusconi, in cerca di un recupero rapido nei sondaggi, viene sfortunatamente colpito da un’improvvisa lombosciatalgia. Al contrario di altri premier più intraprendenti come Giuliano Amato, che si presentò in sedia a rotelle al vertice europeo di Nizza, Berlusconi da forfait. Intorno alle 13 però il suo elicottero atterra e si presenta zoppicando in conferenza, accusa la sinistra di aver inventato la crisi, se la prende con i giornali e la radio sole 24 ore per gli attacchi al governo, sfora i tre minuti e mezzo di tempo concessi dal moderatore e quando viene fermato sbrocca, alzandosi in piedi in sfida alla lombosciatalgia che fino a poche ore prima lo teneva a letto.

Capezzone commenta così: “Berlusconi appare patetico, ho visto ieri alla tv una scena indimenticabile. Il melodrammone italiano si arricchisce di nuove pagine lamentose: dopo la ‘cieca di Sorrento’, la ‘muta di Portici’ e lo ‘smemorato di Collegno’, arriva anche lo ‘sciancato di Arcore’. E ancora: “Le riforme liberali che invoca sono quelle che gli italiani gli avevano chiesto, affidandogli per questo una maggioranza parlamentare enorme. Ma lui ha sciupato questa opportunità e tradito quelle speranze. Di che si lamenta? Anche per questo, occorre che non si affidi il governo a Berlusconi per altri cinque anni, e che poi, nel centrosinistra, si dia una forza particolare alla Rosa nel pugno, il soggetto politico che terrà insieme la lotta per i diritti civili e quella per la modernizzazione economica e sociale”.

Sei anni dopo però, a gruppo parlamentare cambiato, ecco il nuovo commento sulla stessa conferenza di Vicenza: “Da Silvio Berlusconi su Rai1 è venuta una positiva scossa politica e di comunicazione, in qualche misura paragonabile a quella che Berlusconi realizzò a Vicenza nel 2006, aprendo la strada a una rimonta enorme. In tv, Berlusconi mostra di vincere anche in trasferta, in contesti ostili e non facili, dove è opportuno avere un approccio non remissivo: il suo obiettivo, giustamente, è quello di parlare al Paese reale, agli italiani che pagano le tasse. Molti pseudo-analisti della comunicazione farebbero bene a stare un po’ meno su Twitter e un po’ più nelle strade: comprenderebbero meglio il Paese, i suoi umori, le sue attese”

 

Rubrica di Davide Di Staso

Forse per sopravvivere i nostri camaleonti hanno bisogno, oltre ad che una pelle che cambi colore, anche di un computer funzionante, per cercare le vecchie interviste.

 

 

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