Space Oddity – il grande retaggio di David Bowie

Nel Jeans strappato che indossiamo, nella pessima musica che passano le radio, nel palazzo pieno di luci che svetta verso il cielo, nel toro che fa la guardia a Wall Street fino al colorato cibo dei fast food. David Bowie anche indirettamente è la figura che più ci ha influenzato e soprattutto che continuerà ad influenzarci del ventesimo e ventunesimo secolo. E’ insito in noi e quindi non c’è alcun bisogno di riproporlo, in particolare questa sera. Portiamo sulle spalle il suo cadavere fieri di lui, ma soprattutto portandone il peso, la rassegnazione e la consapevolezza che lui rimarrà sempre vigile e allo stesso tempo inerme, schiacciato sulle nostre spalle giudicandoci senza alcuna pietà.

Morgan ha in più occasioni eseguito brani di David Bowie. In Italia è uno dei pochi in grado di potersi permettere di eseguire sue canzoni in quanto per suonare Bowie si deve innanzitutto comprenderne lo spirito, prendere parte alle sue gioie, i suoi dolori, le sue fobie e i suoi deliri. Bisogna saper entrare nella sua depressione, lasciandosi trasportare fino a dentro senza aver paura dell’eventualità di rimanere in questo buco nero senza possibilità di un ritorno. Non serve saper cantare, è del tutto secondario. Per eseguire i brani dei più grandi della storia della musica, David Bowie in primis, ma anche Lou Reed, Nico, Bob Dylan, Tom Waits serve immedesimarsi completamente in loro sapendo mantenere la propria identità come individuo e senza scadere nella sterile imitazione. Il concerto si apre con “Wild is the wind” in cui immediatamente Morgan ci fa entrare nel suo spazio e nel suo tempo portandoci con virtuosismi e tecnicismi al centro dello spettacolo. Il capolavoro di Bowie viene proposto in una versione estenuante a voler sottolineare questo amore fino a farlo risultare una pura ossessione, irrealizzabile e mai veramente accondiscendente. Lo spettacolo prosegue con la hit dei Bluvertigo (gruppo di cui Morgan è frontman) “Iodio” facendo notare al pubblico di come sia stata plasmata dalle opere di Bowie.

Si prosegue citando ed eseguendo alcuni pezzi di grandi come George Michael o Depeche Mode che hanno subito inevitabilmente l’influenza di Bowie. Nel mezzo della lunga serata c’è tempo anche per eseguire pezzi di grandi cantautori quali Endrigo e Ciampi. Ma è durante “Space Oddity” che lo spettacolo raggiunge il suo apice. “Space Oddity”, singolo del 1969, è la storia di un’astronauta che si perde nello spazio ed è costretto a girare di continuo in un vortice allontanandosi sempre di più dalla celeste terra. Prima di perdere il contatto forse definitivamente con la terra ed entrare nell’oblio riesce a dire una delle frasi più belle della storia della musica ovvero “Tell my wife I love her very much she knows” ovvero “Dite a mia moglie che la amo tanto, lei lo sa” andando a caricare la moglie del fardello della sua unica salvezza. L’unico tassello che può salvare la sua salute mentale in questo Loop infinito andando sempre più vicino al nulla è il ricordo della moglie. Il tempo passa e quello che era dato per morto nello spazio, dopo 11 anni viene ritrovato. Ma non è più il Major Tom che conoscevamo. Si è trasformato in un “junkie”, un tossico, facendoci sprofondare in un mare di depressione, che trafigge noi e la moglie che è costretta tramite il patto non stipulato ad amarlo e venerarlo.

Sarebbe stato meglio trovarlo morto. Major Tom che doveva rimanere nello spazio per sempre invece ritorna ma è in Loop e gira. I Loop nella musica sono misurati normalmente su canzoni con 4/4 con giri di quattro accordi. Invece “Ashes to Ashes”, la canzone del 1980 che narra del ritrovamento di Major Tom ne ha solo tre di accordi. Quindi vuol dire che ogni volta che ricomincia, l’accordo è diverso facendo andare fuori di testa chi la suona. Morgan, come dicevo prima, è uno dei pochi in Italia può permettersi di cantare Bowie, infatti oltre ad averlo accuratamente studiato condivide molti tratti in comune con il Duca Bianco. Entrambi hanno vissuto, con le rispettive proporzioni dei momenti di totale sconforto, allontanati da tutti per via di comportamenti troppo vistosi, manie e sregolatezze. Entrambi hanno visto la morte e hanno aumentato la dose di cerone sotto gli occhi ogni volta. Entrambi conoscono la parola depressione e sanno perfettamente che “We’re learning to live with somebody’s depression, and I don’t want to live with somebody’s depression- Stiamo imparando aconvivere con la depressione di qualcun altro e io non voglio convivere con la depressione di qualcun altro”. Ma in realtà risulta essere una richiesta di aiuto in quanto nè Bowie, né Morgan, né io vogliamo convivere con la nostra depressione. Restiamo in attesa del nostro momento, in attesa dei nostri tre anni a Berlino per disintossicarci, in attesa di incontrare un amico con cui salvarsi a vicenda come Bowie con Iggy Pop e soprattutto restiamo in attesa del nostro giorno, we can be heroes just one day.

 

Matteo Ferraioli, speaker di Cinema Everyday