DAB: che cos’è è e perché sta rivoluzionando il mondo radiofonico

Una rivoluzione nel mondo radiofonico sta avvenendo sopra le nostre teste, ma nessuno ci fa caso. Pian piano stiamo abbandonando la tradizionale trasmissione in FM per convertirci a una radio 2.0, la DAB (Digital Audio Broadcasting). In Norvegia hanno iniziato a muoversi in questa direzione già da un paio di anni e l’11 gennaio 2017 si è spenta l’ultima frequenza FM; la Svizzera prevede di dire addio al FM entro il 2024; infine, in Trentino, questa evoluzione è sempre più concreta e sarà definitiva entro novembre 2018.

Il Trentino Alto Adige è già due passi avanti rispetto alle altre regioni di Italia: da ormai vent’anni vengono trasmessi programmi su onde digitali DAB. Nelle ultime ore, la RAS (Radiotelevisione Azienda Speciale) ha annunciato un ulteriore upgrade, confermando la sua capacità di stare al passo dell’innovazione tecnologica: tutti i programmi che prima si sentivano in DAB sono stati convertiti al DAB+.

Un grande passo avanti nel percorso della digitalizzazione della radio, che vedrà sempre meno frequenze in FM e sempre più programmi in digitale. Il DAB+ consente una maggiore qualità della ricezione e dell’audio (paragonabile a quella di un CD), meno interferenze nel segnale, minori costi degli impianti trasmittenti.

Ci sono anche, come in tutte le cose, dei lati negativi: saranno necessari più impianti di quelli che servivano alla trasmissione analogica, perché un singolo trasmittente ha un più basso bacino d’utenza. Poco male, è il prezzo da pagare per entrare nel flusso dell’innovazione e arrivare prima degli altri.

Il DAB non rivoluzionerà il mondo della radio solo a livello di qualità e diffusione del suono: la trasmissione radiofonica avrà un aspetto multimediale. Con il giusto ricevitore, i programmi in digitale potranno accompagnare alla voce anche testi e immagini. Forse sarà proprio questa caratteristica che permetterà alla radio di reggere il confronto con la televisione e allargare il suo pubblico.

Sarà un processo, come al solito, lento. Bisognerà adattare tutti i dispositivi alle esigenze del digital broadcasting, tra cui quella di avere un display di dimensioni minime. Nel resto di Italia, dal 2020 tutti i ricevitori radiofonici dovranno per legge «integrare almeno un’interfaccia che consenta all’utente di ricevere i servizi della radio digitale», attraverso internet o DAB.

Una svolta importante, quindi, nella conversione alle reti di nuova generazione. Questo “aggiornamento” di sistema permetterà a tante realtà, che non potevano sostenere i costi della trasmissione analogica, di affacciarsi nel panorama radiofonico; prime tra tutte, le web radio. Se la radio in FM è stata da sottofondo nella vita dei nostri genitori, la nostra generazione sarà testimone del passaggio alla radio digitale, e i nostri figli scopriranno un mondo radiofonico già interamente 2.0.

E poi, soprattutto, potremo finalmente ascoltare RadioLUISS in macchina.

 

Alessandra Carraro