Il Destino di Roma

“Magari qualcosa, una moneta che cade, un piccolo braccialetto che si impiglia alla maglia di qualcuno, uno scontrino che scivola via, cambia il destino di una persona. E quella persona, per un piccolo, banalissimo gesto, non farà più le stesse cose che avrebbe fatto invece se quel gesto non si fosse verificato. E la sua vita prende un altro binario. Magari per sempre. Magari per un po’ soltanto. Chissà.” Questa frase potrebbe riassumere in breve quanto giocare un’altra partita può cambiare tutta la nostra vita.

Ci eravamo lasciati con un risultato beffardo, il tabellone del Camp Nou recitava 4-1 per il Barcellona, ma quello che proprio non riusciva ad andare giù di quel risultato erano quei due autogol segnati da due uomini chiave come il Capitano Daniele De Rossi e Kostas Manolas. Se ne parlerà tanto di quella partita, arbitraggio, atteggiamento, cambi dell’allenatore e così via per una settimana, finché non si giocherà il ritorno di quel Barcellona-Roma. C’è un piccolo sogno in ognuno dei tifosi romanisti, una speranza, lontana quasi inarrivabile che quella partita in casa nostra possa cambiare tutto, che quel Barcellona è forte, fortissimo ma non imbattibile e allora aspetti, aspetti che arrivi quella partita finché non arriva quel fatidico giorno, 10 aprile 2018.

Roma-Barcellona, quarti di finale di Champions League, i terrestri contro gli alieni, Davide contro Golia; alle 18:30 aprono i cancelli dello Stadio Olimpico, 60mila spettatori attesi, un mare di romanisti che credono che quella notte possa cambiare tutto, tutti che immaginano un epilogo diverso dal solito finale drammatico giallorosso a cui siamo abituati, una rimonta difficile, quasi impossibile.

Ore 20:45 dopo l’inno della Roma e l’inno della Champions cantati a squarciagola, inizia la partita. Dopo appena 6 minuti di gioco ci pensa sempre lui, il “Cigno di Sarajevo”,Edin Dzeko che pescato da De Rossi avanza e insacca il pallone dietro Ter Stegen, il portiere del Barcellona. Il primo è fatto ma la partita è lunga. La Roma cerca in tutti i modi di colpire il Barcellona, ci provano tutti ma facendo attenzione alle ripartenze degli Spagnoli. Finisce il primo tempo, la Roma vince 1-0 ma non basta, servono altri due goal e noi tifosi siamo pronti ad accompagnare la squadra.

Comincia il secondo tempo, il più pazzo secondo tempo della storia della Roma, occasioni da una parte e dall’altra finché non accade quell’episodio che cambia la partita, si perché Gerard Piquè, roccioso difensore del Barcellona, si trascina per terra Dzeko e l’arbitro dopo qualche istante di indecisione indica il dischetto, rigore. Ora la nostra storia può trasformarsi da semplice racconto calcistico a romanzo che narra le vicende di un eroe. Quell’eroe si chiama Daniele De Rossi ed è il Capitano della Roma, l’uomo simbolo di questa squadra che prende il pallone, lo posiziona, prende la rincorsa (attimi di terrore) e calcia, GOAL. Non ci credeva nessuno eppure bastava cosi poco, un altro goal, un ultimo sforzo per entrare nella storia del calcio, ma non è finita, dobbiamo ancora lottare. Dentro Under e fuori Schick, un attaccante per un attaccante, questo cambio sarà decisivo. Il piccolo turco si muove tra le linee nemiche e conquista un calcio d’angolo che batte proprio lui. Palla in mezzo e svetta Kostas Manolas, è 3-0 per la Roma e la gioia è incontenibile. Manolas corre verso la panchina urlando come un forsennato, la panchina esplode, lo stadio esplode in un urlo incredibile, esagerato.

C’era un sogno che era Roma, un sogno partito nel 1927 e concretizzato dai due presidenti iconici della Roma, Dino Viola e Franco Sensi. C’era un sogno che era Roma e oggi forse questo sogno si sta avverando, quindi per favore non svegliateci.

 

Tommaso Angelini