Francesco Totti, l’ultimo numero 10

“Le azioni sono eterne non la carne”

Questa frase può riassumere quello di cui parleremo oggi, la storia dell’ultimo numero 10 del calcio italiano. Roma, Stadio Olimpico, ore 17:00, ultima giornata del Campionato italiano di Serie A, la AS Roma vince una partita pazza contro il Genoa e va in Champions League senza dover passare per i preliminari, ma questa partita non sarà ricordata per questo, no perché il 28 maggio 2017 è l’ultima partita di uno dei più forti giocatori del calcio italiano e del più forte giocatore che la Roma abbia mai avuto, Francesco Totti, il Capitano.

Ma partiamo dall’inizio di quel giorno, si gioca Roma-Genoa e i tifosi giallorossi hanno fatto di tutto per accaparrarsi un biglietto per quella partita (compreso il sottoscritto) con uno stadio gremito dei suoi 75mila tifosi, ci si gioca l’accesso diretto alla Champions League con il Napoli, è una partita decisiva. Quel giorno ogni tifoso romanista si è recato allo stadio con la consapevolezza che avrebbe visto giocare per l’ultima volta il proprio Capitano, un alone di tristezza avrebbe pervaso tutti i tifosi presenti, ma prima bisognava vincere quella partita. Prima del match sono state trasmesse immagini e video delle prodezze del Capitano giallorosso, ma anche video di ex colleghi che parlavano di quanto fosse forte Totti e di quanta classe mostrasse in campo. Dopo l’inno della Roma, i tifosi della Curva Sud hanno mostrato la coreografia dedicata al Capitano giallorosso che, prima di accomodarsi in panchina, si è recato sotto il settore dei tifosi giallorossi per ringraziarli dell’omaggio. Non voglio raccontarvi la partita, non oggi, non mi interessa, voglio raccontarvi cosa abbiamo provato quel giorno dalle 17 alle 20 e cosa Totti ha rappresentato per noi, si perché per ogni adulto, ragazzo o bambino Totti era più di un capitano, più di un giocatore ma andiamo con calma. Roma ore 17:00 Stadio Olimpico, la Roma vince, qualche festeggiamento in campo da parte dei giocatori, ma Totti entra nello spogliatoio per prepararsi all’addio (da calciatore) alla sua città.

Il Capitano rientra in campo dieci minuti dopo accompagnato dalla voce dello speaker e da “Now We Are Free” la colonna sonora della scena finale de “Il Gladiatore”, nessuno trattiene le lacrime. Totti inizia il giro di campo con la moglie e con i figli, passa prima per la tribuna d’onore, poi per la tribuna Tevere passando per la Curva Nord finché non arriva sotto la Curva Sud, perché li ci sono i tifosi che lo hanno spinto, lo hanno supportato, a volte anche rimproverato ma che lo hanno sempre amato, come una madre con il proprio figlio e guai a toccarci il Capitano della Roma perché lo difendevamo, lo difendiamo e lo difenderemo sempre. Sotto la Curva Sud, Totti si ferma, piange anche lui, guarda la curva e poi compie un gesto che può sembrare strano ad alcuni, ma se non ci stai dentro non lo puoi capire, si fa dare un pallone da Vito Scala, preparatore atletico nonché amico fedele del campione giallorosso, scrive con un pennarello sul pallone questa frase “Mi mancherai” come se quel pallone fosse quello con cui Francesco ha tirato i primi calci, come se rappresentasse la fine di un percorso e l’inizio di uno nuovo. Finito il giro, si va a posizionare al centro del campo per leggere una lettera strappalacrime dedicata alla città, ai tifosi ma soprattutto alla sua Roma, quella Roma che gli ha dato tanto, quella Roma che ha amato e coccolato a tal punto da rifiutare offerte importanti all’estero da club molto blasonati, si perché lui voleva vincere a Roma ed essere ricordato per questo.

“25 anni non si dimenticano così con voi dietro le spalle che mi avete spinto nel bene e nel male, nei momenti belli ma soprattutto in quelli brutti…Adesso ho paura, non è la stessa cosa di quando devi tirare un rigore, stavolta non posso vedere cosa ci sarà dopo. Concedetemi un po’ di paura e stavolta sono io che ho bisogno del vostro aiuto e del vostro calore. Quello che mi avete sempre dimostrato… ” 

Un campione che chiede aiuto ai suoi tifosi, ma non per la squadra, per lui, per scoprire insieme cosa viene dopo e cosa riserverà il futuro, un campione “umano” che ammette di aver paura e ha bisogno di aiuto. 25 anni da capitano, 28 anni con la Roma che ha “tradito” solo per la Nazionale, 28 anni d’amore.

Quando ad Agosto è ricominciato il Campionato, ricordo di aver pianto alla prima partita all’Olimpico quando non ho sentito nominare il nome di Francesco dallo speaker e quando non era neanche in panchina, ho pianto perché ho ricordato che il Capitano aveva indossato gli abiti da dirigente e aveva tolto quelli da calciatore. Sentivo il Capitano particolarmente vicino a me, come penso tanti di noi, ma per una data in particolare, Totti ha esordito in Serie A il 28 marzo 1992, 5 anni dopo nello stesso giorno e nello stesso mese sono nato io e questo per me è sempre stato motivo di orgoglio. Il 28 maggio 2017 sono diventato adulto insieme a Francesco, perché per me lui simboleggiava l’adolescenza più di chiunque altro e quando lui ha smesso di giocare la mia adolescenza è uscita dal campo insieme a lui. Francesco Totti ha rappresentato i sogni di più di una generazione, è stato il simbolo di Roma e della Roma, un ideale, quello dell’amore, della fedeltà, della passione verso una città, verso la sua gente e verso una sola squadra, un giocatore elegante e tecnico, capace di inventarsi passaggi che neanche i comuni mortali avrebbero saputo ricreare. Une bella storia d’amore, una storia che racconterò a mio figlio che la racconterò a sua volta a suo figlio e cosi via.

Si dica che ho vissuto al tempo di Del Piero, domatore di palloni, si dica che ho vissuto al tempo di Totti…”

Tommaso Angelini