Agostino Di Bartolomei, La Leggenda

« Un capitano vero, un leader silenzioso, schivo […], simbolo di un calcio romantico fatto di cuore, polmoni e grinta […]. E di talento, perché “Ago” ne aveva da vendere. » (Federazione Italiana Giuoco Calcio)

 C’era una volta a Roma un bambino che si allenava nel campetto di terra a Tor Marancia, quartiere popolare alla periferia della capitale, che mai avrebbe immaginato un giorno di diventare capitano della squadra della sua città e della quale è tifoso sin dai primi vagiti. Quel bambino è Agostino Di Bartolomei, soprannominato “Ago”. La storia di un capitano, una bandiera della Roma e forse uno dei giocatori più amati dal pubblico romanista. Premetto, io non ho mai avuto il piacere e l’onore di poter vedere giocare Ago, so di lui grazie ai racconti di mio padre e ai documentari che gli sono stati dedicati, ma queste poche righe vogliono essere un omaggio ad Agostino e a ciò che ci ha lasciato.

 Ma chi è Agostino Di Bartolomei? Per chi non conosce la sua storia, Ago è stato prima di tutto una bandiera, colonna portante e capitano di quella Roma dei primi anni ’80 che, guidata da Nils Liedholm, riportò lo scudetto a Trigoria dopo 40 anni e arrivò in finale di Coppa dei Campioni nel 1984. Inizia nelle file dell’Omi, squadra capitolina, per poi passare nelle file giallorosse dove, dopo una breve esperienza al Vicenza, torna per continuare la sua carriera che va dal 1976 al 1984. Ago diventa un punto fermo di quella Roma e vince quel tanto agognato scudetto nella stagione 1982-1983 contro il Genoa, a Marassi. In quegli anni, Liedholm ebbe l’intuizione di reinventarlo libero per affiancarlo a Vierchowod come regista arretrato. Nel 1984, la Roma arriva in finale di Coppa Campioni contro il Liverpool. In quella stagione la finale era in programma nella nostra città e lo Stadio Olimpico, quella sera, diventa una bolgia pazzesca. Peccato solo che non ci fu il lieto fine. Quella Roma, infatti,  perse il prestigioso trofeo continentale ai rigori, dopo gli errori di Bruno Conti e Ciccio Graziani. Alla fine di quella stagione la Roma vincerà la Coppa Italia, ma sarà l’ultimo trofeo che Ago alzerà con la maglia giallorossa e la Curva Sud gli dedicherà questo striscione: “Ti hanno tolto la Roma ma non la tua curva”.

 Agostino raggiungerà il “Barone” Liedholm al Milan dove rimarrà fino alla stagione 1986-1987, ma senza alzare alcun trofeo. Alla fine di quella stagione Arrigo Sacchi si siede sulla panchina del Milan e Ago viene inserito nella lista dei partenti. Poi, due brevi parentesi a Cesena e a Salerno prima del ritiro dal calcio giocato nel 1990,  trovando subito lavoro come opinionista per la Rai ai Mondiali di Italia ’90.

 Dopo queste esperienze, Ago tenta la carriera da allenatore, ma sembra che il mondo del calcio si sia dimenticato di lui e il 30 maggio 1994 chiude la sua vita con un gesto estremo, prende una Smith&Wesson calibro 38 e si spara. “Mi sento chiuso in un buco” saranno queste le ultime parole della bandiera giallorossa. Il giorno dei funerali la Curva Sud gli dedica uno striscione:Niente parole…solo un posto in fondo al cuore. Ciao Ago, un bellissimo omaggio dei suoi tifosi, quei tifosi che lo hanno sempre amato. Nel 2012 Agostino Di Bartolomei viene inserito nella prima Hall Of Fame della Roma con una cerimonia allo Stadio Olimpico, prima del match Roma-Atalanta. Tre anni dopo, in occasione del derby Roma-Lazio, la Curva Sud dedica una coreografia a tutti i grandi capitani della Roma, compreso “Ago”. “Esistono i tifosi di calcio e poi i tifosi della Roma” questo il suo amore viscerale con il pubblico giallorosso, la sua gente. In Curva Sud ancora campeggia una bandiera con il volto di Ago, a simboleggiare che lui è ancora lì a tifare per la sua Roma.

Agostino Di Bartolomei è stato un modello, un punto di riferimento per tutti, perché ha mostrato cosa significhi essere calciatore con onore, gloria e dignità.

Roma vale la vita di un uomo giusto, noi lo credevamo una volta, fa che possiamo crederlo ancora. Era un figlio di Roma, onoratelo.

 Tommaso Angelini