Franz Ferdinand + Mogwai @ Roma Summer Fest | 10/07/18

L’Auditorium Parco della Musica continua a regalarmi i migliori concerti dell’estate romana, grazie alla programmazione del neonato Roma Summer Fest, che fino ad agosto ha in serbo numerosi concerti che promettono di soddisfare ogni preferenza in ambito musicale.

Dalla fortunatissima doppia data degli Arctic Monkeys (che ha dato via al festival) all’immensa Patti Smith, dagli Snarky Puppy alla poesia di De Gregori, ci ritroviamo ormai a metà rassegna, ma ancora tanti grandi nomi calcheranno il palco della Cavea: Sting, Steven Tyler, James Blunt e altro ancora.

Il 10 di luglio in particolare, l’atmosfera si è colorata del bianco ed azzurro della Scozia, e non appena arrivati alla venue sembrava quasi di respirare l’aria fresca di Glasgow. Una serata speciale, un doppio live che ha saputo tenere in equilibrio l’emozione e la voglia di scatenarsi.

I primi a salire sul palco, con un leggero ritardo, sono i Mogwai; un peccato definirli band di supporto, in quanto stiamo parlando di uno dei gruppi capisaldi del post rock anni ’90, tuttora in attività, con un sacco di album ed un sacco di chitarre. Le loro atmosfere e sperimentazioni sono state il perfetto antipasto con cui dare il via a questo nuovo appuntamento del festival. La loro musica mi ha fatto ancora più apprezzare l’architettura e soprattutto l’acustica della Cavea: potrei persino nascondermi in bagno, sentirei comunque tutto benissimo. Grazie Renzo Piano!

Fine primo atto, dopo un veloce cambio palco e di strumentazione fanno finalmente capolino i veri protagonisti: i Franz Ferdinand. Sembra passata una vita da quando andavano in rotazione su MTV i videoclip di Ulysses e No You Girls; era il 2009 e all’epoca mi fecero storcere il naso, mica potevo sapere che anni dopo li avrei adorati.

La band attacca con “Glimpse of Love”, uno dei brani più apprezzati dell’ultimo album “Always Ascending”, uscito a febbraio 2018, che però mi conferma ciò che temevo: così come su disco, le nuove canzoni funzionano fino ad un certo punto, si sente un po’ la mancanza di quella verve indie rock e delle loro chitarrine, messe in secondo piano da una direzione più elettronica. Ci pensano però le vecchie glorie a scaldare il pubblico, che comunque non perde occasione di cantare ogni singolo pezzo.

Altra nota dolente, il gruppo sembra un po’ spompato e le prime canzoni sembrano eseguite più lente, con qualche momento fuori tempo e cambi di ritmo che non so quanto fossero voluti. Fortunatamente – come se avessero avuto bisogno di un momento di rodaggio – Alex Kapranos e soci si riprendono e, più coesi che mai, nonostante il recente cambio di formazione, infiammano la scena, e se su “Walk Away” sono riusciti a farci emozionare, con “Do You Want To” danno ufficialmente il via a salti, poghi e braccia in aria a ritmo di musica.

I miei occhi non riescono a stare dietro al frontman. Alex sarebbe capace di portare avanti tranquillamente un one man show: salta da una parte all’altra del palco, interagisce a più riprese col pubblico, parla, suona, canta e non perde mai fiato.
Devo inoltre ammettere che i fans stessi hanno contribuito a rendere speciale la mia ennesima esperienza in parterre: difficilmente ho avuto modo di ritrovarmi in mezzo ad un un pogo così ordinato e rispettoso verso gli altri, dove chi vuole cantare e basta può farlo e chi ne è in grado – soprattutto fisicamente – può saltare e divertirsi senza farsi male. Anche l’età media dei presenti mi ha sorpreso, e questo mi fa ben sperare che anche io arriverò a 40/50 anni continuando a scatenarmi ai concerti.

Al momento dell’encore, i Franz Ferdinand decidono di farci definitivamente consumare le ultime energie rimaste in corpo, regalandoci una chiusura in quattro pezzi. Finalmente ho l’opportunità di ascoltare dal vivo la title track “Always Ascending” e “Feel The Love Go”, i singoli più trascinanti del nuovo album, assieme a “Michael” e “This Fire” che ci riportano dritti al 2004 con un salto temporale che sa di sudore, felicità e desiderio di godersi gli ultimi attimi di un concerto che, ai più, è stato speciale.

Alti e bassi e parte, anche stavolta questi ragazzoni di Glasgow riescono a convincermi e a fine concerto riesco addirittura ad accaparrarmi la setlist, con un colpo di fortuna ed un pizzico di sfacciataggine. Peccato per “Jacqueline”, a quanto pare cancellata all’ultimo momento dalla scaletta. Me ne torno comunque a casa col mio piccolo bottino e la maggior parte delle canzoni ancora in testa.

 

Beatrice Mannelli, speaker de Le Indie-geste