L’amore e la violenza – Vol. 2

L’amore e la violenza – Vol. 2, il nuovo album dei Baustelle

Partire di nuovo senza aver avuto il tempo di disfare la valigia dal viaggio precedente. Senza aver avuto minimamente metabolizzato una corsa beffarda e feroce quale può essere quella in un mondo di “amore e di violenza” che in mezzo a bombardamenti e morte ci aveva anche illuso di una possibile salvezza. Resta quindi la voglia di continuare e addentrarsi ancor di più di quanto già fatto magistralmente nel primo atto. Siamo abituati a non vedere album dei Baustelle per svariati anni. Questo disco invece è nato in un solo anno, scritto durante il tour della prima parte. Entrare rischiosamente un’altra volta in questo mondo di “amore e di violenza” con la possibilità di compromettersi dopo un album così efferato e così sagace.

Ancora una volta, forse, e speriamo, per l’ultima volta in questo tempo sgretolato dalla guerra dove coesistono donne bellissime che nonostante le bombe cercano incessantemente e morbosamente una liberazione. Continuano a ballare più forte di prima, sempre più spogliate, sempre più nude, sempre più colorate, accompagnate da sintetizzatori oscenamente pop. Nude senza alcun velo, senza alcun visto di censura, senza mai voler completamente accettare di aver perso tutto in questi dannati bombardamenti.

Non restano che macerie, alcol, droghe e sesso occasionale costringendole quindi a rivalutare l’idea, dapprima altezzosamente ripugnata, di una vita lieve e sparuta. Sempre più uguale a se stessa nonostante le dosi sempre più massicce e le notti insonni vagando tra letti e una strada al quale non corrisponde mai un arrivo. Aver perso Giovanna come si perdono un giorno o l’altro la fede, la verginità, l’innocenza, l’identità, gli accendini, le chiavi e i cellulari. Cambiare radicalmente in quella frazione di secondo, condannandoci al delirante e persistente pensiero che forse molto meno ancora servirebbe per ritornare. Se in quell’impercettibile lasso di tempo avremmo compreso quanto rancore si celava verso quell’insostenibile egocentrismo che condanna sempre a cadere in piedi.

Se è vero che si ama sempre troppo poco o troppo tardi bisogna accettare l’idea che sarebbe stato quasi impossibile fargli cogliere quelle parole senza mai fargliele cadere addosso. Scagionato se stesso non resta che dare la colpa al frettoloso orologio che nella furia di perdere il treno, dal polso non è riuscito a fermarsi per pochi attimi ancora. Se queste sono le premesse cosa avranno mai da dire i Baustelle in questo secondo viaggio, in questo ritorno nella terra maledetta.

Nel loro ultimo tour che li ha portati a scrivere questo nuovo disco cosa avranno pensato? Quante sigarette avranno fumato? Quanti messaggi avranno mandato e soprattutto quanti ne avrebbero voluti mandare? Cosa gli avrebbero voluto dire a bassissima voce vicino al suo orecchio? Oramai non c’è più nulla ma solo un clamoroso vuoto senza che a esso sia possibile dare anche la più esile, scarna e disonesta delle giustificazioni. Ritornare in questo spazio comporta anche il rischio che un bombardamento ci colpisca in pieno e ci fracassi la testa senza neanche farci capire come è successo e soprattutto perché.

Il perché di quelle risate a denti stretti come a non voler far uscire nient’altro ancora e poi quell’interminabile silenzio rotto solamente da un apocrifo pensiero. Eppure era tutto scritto, così chiaro da non meritare attenzione. Un vizio intrinseco così insito in quell’attimo da risultare banale. E tutta questa sofferenza è il prezzo da pagare per vederla ancora ballare e sorridere. Non volendo mai accettare che oramai lei non esiste più e che forse non saprà mai e neanche potrà mai immaginare la pena. E mentre il fegato e i reni stanno per esplodere accendiamo un’altra sigaretta. E il ricordo diventa ad ogni tiro più labile e confuso. Nella paura di perderlo così errato.

L’amore e la violenza – Vol. 2

 

Matteo Ferraioli