THE CURE & L’ITALIA: ODI ET AMO

Sconvolgenti. Matti da legare. Provocatori. Leggendari.

I The Cure sono una delle più grandi band della storia della musica, hanno venduto oltre 50 milioni di dischi, hanno rivoluzionato la storia della musica, i loro classici vengono ancora cantanti e coverizzati in ogni angolo del pianeta (“Lovesong” di Adele in “21”) e l’iconografia di Robert Smith è quasi sacra.

Eppure, quando i The Cure sono stati annunciati come headliners di Firenze Rocks (16 Giugno 2019), molte persone hanno storto il naso. Ma perchè?

Una delle tante spiegazioni, che possa sembrare superficiale o no, potrebbe essere la solita: siamo in Italia (ed ergo, non ci sta bene un cavolo). Mettiamoci pure che la cultura musicale in Italia scarseggia e mettiamoci anche che la musica, sempre in Italia, è percepita come intrattenimento e non come arte (Schopenhauer la riteneva “l’arte suprema”). Secondo molti, Robert Smith e co., “non sono abbastanza rock”, ma la verità è che questi ragazzuoli di Crawley sono sempre stati rock (e new wave), ma hanno saputo dare sfumature poco ordinarie al rock, soprattutto negli anni 80/90, tant’è che la loro musica può essere catalogata (anche) come “musica sperimentale”. Un esempio? PORNOGRAPHY. Uscito il 4 Maggio del 1982, Pornography è il disco più “disturbante” dei The Cure, dove il rock si mischia con la new wave, il post punk e il gotico, dando al pubblico un disco veramente autentico, molto difficile da catalogare, poichè disco-frutto dell’ennesima crisi di nervi (con tanto di manie di suicidio) di Robert Smith, frontman della band e UNICO membro originale della band dai tempi della formazione (1978). Quella dei The Cure non è stata una carriera facile, proprio per questo motivo di essere catalogati. Ma forse, proprio loro stessi non si sono mai voluti catalogare, Robert Smith ha sempre fatto di testa sua ed ha sempre “obbligato” gli altri membri della band a fare come voleva lui. Robert non si è mai piegato alle proposte dei discografici (tant’è che è sempre stato legato all’etichetta indie Fiction Records), ha voluto creare una propria definizione di rock e eccome se ci è riuscito!

La verità è che bisogna uscire dallo schema di rock “GunsNRoses-FooFighters-IronMaiden” e tutto il resto è noia.

La verità è che i The Cure MERITANO assolutamente di essere headliners di Firenze Rocks, come meritano di essere in qualsiasi festival rock (ovviamente se invitati).

La verità, soprattutto, è che i The Cure non sono soltanto “Just Like Heaven” e “Friday I’m In Love”, sono molto di più, ma siamo parecchio pigri per informarci/ascoltare prima di giudicare. In ogni festival rock di ogni angolo del mondo sono stati accolti con entusiasmo e invece noi li abbiamo “lapidati”.

La verità è che, dopo esser uscito il nome di Ed Sheeran il giorno dopo, annunciato come 2° headliner di Firenze Rocks, i The Cure meritano ancora di più di essere lì.

La verità è che i The Cure sono e saranno sempre musica di nicchia, perciò ci sarà sempre un rapporto di Odi et amo con questa band e, la cosa peggiore, non verranno mai valutati nel modo giusto in Italia.

Scusaci, Robert.

Ionut Bianconi