La bella storia di Marco Mengoni: #vogliobuonavita, il nuovo capitolo

Sono passati tre anni dalla pubblicazione di Le cose che non ho, l’ultimo album di inediti che chiudeva il progetto Parole in circolo. Da allora Marco Mengoni ha affrontato due tour, la pubblicazione dei due album in lingua spagnola e un repack contente il film del concerto e la versione live dei due cd.

Sembra strano pensare che dopo tanta assenza si possa tornare in modo così rumoroso. Solo ai grandi succede di sparire e permettersi il lusso di tornare dopo anni di silenzio. Marco Mengoni ne ha fatta di strada da quel ormai lontano 2009. Eh già, sono passati quasi dieci anni dalla sua partecipazione ad X Factor, programma totalmente rivalorizzato dopo il passaggio a Sky. Allora c’erano ben pochi lustrini e il talento di Mengoni apparve fin da subito cristallino e trasparente. Ricordiamo ancora la lite in diretta con Morgan, la commozione della Maionchi su Il mio concerto di Bindi, l’abbraccio sincero e incredulo di chi pensava di arrivare secondo ed invece è arrivato primo.

Dopo un primo EP che riassumeva il percorso ad X Factor sono arrivate le prime vere e significative produzioni con Re Matto e Solo 2.0. Il totale affidamento ad un management che lo aveva saputo scoprire, conoscere e valorizzare lo aveva condotto in una situazione fin troppo familiare. Solo 2.0 è stato la prova del nove con le firme importanti di Dente e Neffa, il violino di Davide Rossi, il sound tra bolero e drum and bass. Insomma, concepito forse fin troppo bene, con un senso forte ma fin troppo velato per un pubblico giovane che non è stato in grado di coglierlo e apprezzarlo.

Un album nato non certo con la speranza di sfondare le classifiche ma bensì con la voglia di dimostrare un talento non solo vocale per prendersi un posto nella musica italiana diverso dallo spazio piccolo e temporaneo dedicato ai vincitori di un talent. E quindi, dopo graphic novel iniziate e mai concluse e alcune promesse mancate, era ora di cambiare strada. Si, perché ad un certo punto si cresce e ci si rende conto che l’ambiente in cui siamo cresciuti, dove ci hanno consolato e coccolato, inizia a starci stretto. E quindi si prendono nuove strade e si riallacciano contatti lasciati sospesi. Mengoni lo ha fatto con Elisa e Andrea Rigonat, che lo hanno aiutato a costruire un tour teatrale perfettamente coerente con quello che era stato il percorso fatto fino a quel momento e che gettava le basi per una seconda fase molto più consapevole.  E allora fra riarrangiamenti, monologhi, cover di Elvis e Medley Motown si è consumata una delle pagine più intime ed intense della sua carriera.

Il 2013 è stato l’anno della svolta, un nuovo produttore d’olimpo e un nuovo management giovane, fiero e motivato. Da lì in poi il talent è diventato solo un pallido ricordo. Sanremo vinto con L’Essenziale è stato il colpo di pistola iniziale di un periodo fiorente e fortunato. Tuttavia, il palco di Sanremo ricorda Mengoni per l’omaggio a Tenco su Ciao Amore Ciao, e se anche la famiglia Tenco chiama per congratularsi allora c’è davvero poco da commentare.

Voce, carisma, personalità e talento rendono Marco Mengoni una bella storia. L’estrema riservatezza e la totale assenza dai social lo contraddistinguono in un mondo iperconnesso dove battibecchi sui social, tradimenti vari, reality e inutili ospitate televisive hanno permesso a non pochi cantanti italiani di restare a galla in un mercato musicale in cui indie-pop e trap stanno facendo man bassa. Mengoni no, ha deciso di non restare a galla ma nuotare libero e tranquillo senza ridicolizzarsi per forza.

Pochissime sono state le occasioni in cui il cantante ha condiviso momenti di vita privata, ma quando l’ha fatto le ha riempite di un valore inestimabile. Sarà che a volte è davvero difficile scindere l’artista dalla persona, non a caso Lucio Dalla, uno dei primi a dargli fiducia, parlando di Marco e del duetto su Meri Luis affermò “capisco dalla qualità nel canto che tipo di essere umano è, difficile che uno che canta così bene sia un traditore. Se c’è uno che può cantare Meri Luis è lui”. E quindi ci siamo abituati al Mengoni bravo ragazzo, che viene premiato in Senato per il suo “sentiment positivo” e il buon esempio dato ai giovani. Difficile credere che non sia credibile quando canta di credere negli esseri umani, o ancora, quando afferma che il bene, a volte, può essere più vero e forte del tanto acclamato amore.

Siamo quindi giunti nel 2018, si chiude un’altra pagina e si vola verso nuovi mondi e nuovi sound. In pieno stile Mengoni non sappiamo assolutamente nulla di quello che sarà. Voglio e Buona Vita sono i due nuovi singoli che anticipano un album ancora senza nome in uscita il 30 novembre per Sony Music e No Comment Opificio musicale. Il tour #MengoniLive2019, affidato a Live Nation, partirà da Torino il 27 aprile e toccherà i palasport più importanti d’Italia.

Per far sì che qualcosa rimanga nel tempo sono necessari due ingredienti: avere qualcosa da dire e saperla dire nel modo giusto. Da sempre Mengoni ha cercato di mettere arte, poesia e musica nel suo calderone e ne ha sempre tirato fuori progetti importanti e contenuti originali e di qualità.

A questo proposito, il lancio ufficiale dei suoi nuovi singoli è stato anticipato da un contest in collaborazione con Musement dove alcuni fortunati fan hanno potuto ascoltare i brani in anteprima in location di straordinaria bellezza come l’Orto Botanico di Brera, il Chiostro del Bramante a Roma, Palazzo Strozzi a Firenze, Ca Pesaro a Venezia e la Stazione di Pietrarsa a Napoli.

Voglio e Buona Vita sono due poli opposti di uno stesso magnete, brani che si contrappongono fra luci ed ombre ed esplorano mondi musicali differenti che segnano l’inizio di un importante svolta artistica.

I testi sono semplici ma diretti e scoprono sound inediti e inaspettati, sicuramente diversi dal mood malinconico a cui Mengoni ci aveva abituato. Scritta a quattro mani con Fabio Ilacqua e prodotta da El Guincho Buona Vita è un augurio a chi c’è stato e a chi ci sarà.

In superficie è una canzone allegra, armonicamente in maggiore che però nasconde un significato molto profondo – spiega Mengoni – Un allontanamento da tutti i compromessi a cui la vita ci ha obbligato, volere bene a prescindere dalle esperienze e quindi augurare un buon percorso a tutte le persone che hanno fatto, fanno e faranno parte del nostro vissuto. Il contrasto ritorna anche in questo brano, vestito da influenze latine e allegre che ho incontrato durante il mio viaggio.

Ho ascoltato musica molto lontana dalla nostra e, in questo caso, ho preso spunto da un genere che nasce in una piccola isola dei Caraibi, dove canzoni apparentemente leggere raccontano storie molto profonde e importanti”.

L’altro singolo, Voglio, è stato scritto da Mengoni insieme ad Andrea Bonomo e Gianluigi Fazio ed è una dichiarazione diretta e sincera.

VOGLIO gioca con il contrasto senza sfumature, con un tempo verbale che poche volte ho usato nella mia vita e qui viene ripetuto quasi a perdere valore e significato originario – racconta Marco – Questo pezzo prende ad esempio luoghi comuni, modi di dire e atteggiamenti di vita quotidiana che vengono ribaltati ed esasperati frase dopo frase, dove tutto è il contrario di tutto. Io e miei musicisti abbiamo lavorato in studio e l’arrangiamento è quindi istintivo e “sporco”, in un rimpallarsi veloce di battere e levare coerente con il contrasto che il pezzo stesso rappresenta.

Una bella storia quella di Marco Mengoni, un artista in grado di comunicare esperienze e valori e farlo con modi nobili e mai banali. In un mondo in cui valori come la riservatezza, la gratitudine e la reputazione sono quasi del tutto scomparsi siamo fieri di avere ancora artisti in grado ergerli a stendardo e farne la propria cifra stilistica.

 

 

Diana Consolazio