20 anni del software più criticato della storia. AUTOTUNE: rivoluzione o disastro?

19.10.1998

20 anni fa, usciva il celeberrimo singolo “Believe” di Cher. Grazie a questo singolo, a 52 anni, Cher arriva in vetta ovunque, il suo album omonimo “Believe” vende 20 milioni di copie, il singolo ne vende 11 milioni, vince un Grammy Award per “Miglior brano dance” e il tour di supporto dell’anno successivo sarà il tour di maggior successo di un’artista femminile della storia (a quei tempi).

Ma a cosa è stato dovuto il grande successo del brano? I fattori, gli ingredienti magici sono stati due:

  1. La base  di 133 BPM estremamente catchy di Mark Taylor e Brian Rawling, con tanto di sample musicale di “Revolution 909″ dei Daft Punk
  2. Ampio uso di autotune, software inventato solamente l’anno precedente

Ma cos è l’autotune?

L’autotune non è altro che un software creato da Antares Audio Technologies nel 1997 con lo scopo di manipolare/correggere le imperfezioni vocali. La prima ad utilizzarlo fu proprio Cher, tant’è che il software fu soprannominato “the Cher effect”, 20 anni fa, quando il nome non era così diffuso come oggi. Eppure fu una vera e propria rivoluzione, sia tecnologica, ma soprattutto musicale. Dopo Cher, fu utilizzato da tantissimi. Ci sono artisti che l’hanno usato moderatamente, artisti che ne hanno abusato senza pietà ed altri artisti che l’hanno odiato sin dal primo giorno. Ma perchè l’autotune ha diviso così tanto il mondo musicale, creando delle vere e proprie fazioni?

Secondo i Daft Punk, odiare l’autotune non aveva senso, come non aveva senso odiare i sintetizzatori durante gli anni 70, visto poi l’enorme successo e l’ampio uso di questi. Parliamoci chiaro, senza sintetizzatori alcuni dischi dei Pink Floyd (“Wish You Were Here” prima di tutti) e dei Depeche Mode non sarebbe mai esistiti. Soprattutto i Depeche Mode stessi, che hanno basato un’intera carriera su questi. Secondo Christina Aguilera, l’autotune era solo uno scudo che non doveva esistere, poichè “o sai cantare, o sai cantare” (e giustamente, una che ha 5 ottave non potrebbe dirti il contrario). Ovviamente, più sei qualificato vocalmente, più non tolleri questo “aiutino” usato dagli altri che potrebbe fregarti il lavoro. Jay Z dedicò proprio una canzone al software, intitolata “DOA” (Death Of Autotune), per esprimere il suo disaccordo. Addirittura il TIME magazine ha messo il software tra le 50 peggiori invenzioni di sempre.

Gente che ha abusato del software è davvero tanta, se non troppa, ma c’è chi l’ha fatto con arte, per dare al mondo qualcosa di autentico e differente dagli altri (l’uso di autotune in “808s & Heartbreak” di Kanye West, realizzato dopo la morte della madre, rappresenta la sua anima frammentata; persino i Radiohead hanno usato l’autotune nel 2000 per l’album “Amnesiac” per creare un sound nasale e depersonalizzato), chi semplicemente ne ha abusato perchè effettivamente non ha la miglior voce del mondo (Britney Spears per esempio).

Contrari o no, una cosa è certa: fa la differenza. Dipende, quindi, tutto da come si usa. I grandi artisti sanno utilizzarlo in modo efficace e soprattutto curioso, soprattutto gli artisti hip hop (Kanye West in primis). I piccoli artisti possono continuare ad utilizzarlo come “photoshop” della voce, ma ormai la gente ha imparato a riconoscere con quale scopo, questa grande rivoluzione musicale, viene usata.

Ionut Bianconi