#RLSanremo19: Mahmood è l’uomo che non ti aspetti ma di cui il Festival ha bisogno

La finale del Festival di Sanremo è sempre carica di aspettative e di tensione, sia da parte dei concorrenti in gara sia del pubblico a casa. Le polemiche non sono mai mancate e, come da tradizione, la classifica riserva tante sorprese. L’Ariston acclama a gran voce Loredana Bertè e Bisio le regala ad honorem il premio ‘applausometro’. Alla fine trionfa Mahmood. Ultimo e Il Volo a seguire. Il buon Niccolò deve accontentarsi del premio TIM Music per il maggior numero di stream. Silvestri pigliatutto con Premio della Critica, Premio Sala Stampa ‘Lucio Dalla’ e Miglior Testo. Cristicchi porta a casa i premi per il Miglior Arrangiamento e la Miglior Performance. 

Anche questa edizione è stata caratterizzata da tante gaffe e tante critiche di ogni genere. Una su tutte, i vergognosi fischi rivolti a Motta e Nada, premiati nella serata dei duetti. Citiamo anche l’enorme bolla di scandali di cui si è circondata “Rolls Royce” la canzone di Achille Lauro, accusato di aver portato al Festival un brano inneggiante all’ecstasi. La serata è andata via in un lampo nonostante, ancora una volta, ci fossero 24 brani da ascoltare. Unici grandi ospiti a conclusione di questa 69esima edizione Ligabue ed Elisa, più un piccolo siparietto del Mago Forrest per ingannare l’attesa dell’ultimo televoto. I due big non hanno entusiasmato ma il fascino e la curiosità per la finale ci hanno tenuti incollati allo schermo ugualmente.

Le classifiche parziali illustrate ogni giorno hanno delineato quelli che potevano essere i papabili vincitori, permettendoci di fare pronostici più o meno attendibili (ricordiamo che la prima sera il vincitore Mahmood era finito in Zona Rossa nella classifica parziale del televoto).
La classifica finale era ponderata per televoto (40%), sala stampa (30%) e giuria demoscopica (30%).

Classifica Finale: 

24: Nino D’Angelo e Livio Cori – Come volevasi dimostrare. Il brano sfiora il ridicolo: un’accozzaglia che non si incastra neanche con l’attack. Loro due scarsi. L’unica news interessante che li riguardi è la perizia fonometrica per dimostrare che Livio sia il vero Liberato.

23: Einar – Ha portato all’Ariston un pezzo che non si lascia ricordare neanche dopo cinque ascolti. Lui non sembra malvagio ma se il brano non vale…

22: Anna Tatangelo – Grande interpretazione, precisione e sentimento, ma non è bastato a rendere speciale una canzone scialba e troppo ‘classica sanremese’. Il pubblico del Festival si sta evolvendo.

21: Patty Pravo e Briga – E’ un peccato che un mostro sacro del calibro di Patty Pravo abbia deciso di presentarsi anche quest’anno e porgere il fianco ad altre brutte figure. Si riduce ad una macchietta che strappa un sorriso durante le presentazioni ed i saluti sul palco, con la voce che quasi non si sente nelle esibizioni.

20: Negrita –  Niente di che. Ci resteranno solo i balletti di Pau.

19: Nek – Nonostante ci avesse trascinato sin dalla prima serata, ha piano piano perso la carica. Non è una brutta canzone ma continua ad essere una “Fatti avanti amore 2.0”.

18: Federica Carta e Shade – Canzone usa e getta da tormentone. Ti rimane in testa anche se non vuoi. Col passare delle varie puntate è diventata sempre più orecchiabile. Chissà quanto durerà.

17: The Zen Circus – Ci abbiamo sperato fino alla fine ma il loro brano non ha smosso il cuore dei telespettatori. Siamo felici di aver potuto vedere Appino su quel palco mentre recitava la sua preghiera moderna. Non è genere da Sanremo.

16: Paola Turci – Esibizione dopo esibizione il brano ci ha conquistati. Ma cara Paola fattelo dire… Quante ne stecchi? Un brano complicato, avrebbe potuto conquistare di più se cantato con precisione.

15: Francesco Renga – Al centro delle polemiche dopo le dichiarazioni sulle voci femminili rilasciate al Dopo Festival. Archiviamo il suo brano nella cartella “Brani Dimenticabili”.

14: Motta – Delicato ed emozionato Motta, siamo fieri di lui. La vittoria neiduetti lo ha caricato e gli ha permesso di essere ancora più a suo agio sul palco dell’Ariston per la finalissima. Si merita decisamente più applausi e meno fischi.

13: Ex-Otago – Dopo aver festeggiato l’uscita del nuovo album ‘Corochinato’ si esibiscono per l’ultima volta e salutano l’Ariston con leggerezza. Il buon Maurizio può finalmente abbracciare la sua fidanzata. Il tredicesimo posto non rende giustizia ad una canzone, secondo noi, molto bella.

12: Ghemon – Lo troviamo esattamente a metà classifica. Nonostante l’agguerrita concorrenza crediamo che la sua Rose Viole meritasse qualcosa in più. Un brano particolare, un bel testo, un mood che funziona. Il suo duetto con i Calibro35 e Diodato resterà nella storia di questa edizione.

11: Boomdabash – Non meritavano di essere ai piedi della top ten. E’ pur vero che il singolone da spiaggia tira sempre ma noi ci auguriamo che questo strano reggaeton salentino possa smettere di torturarci presto.

10: Enrico Nigiotti – Fa parte di quella cerchia di brani che arricchiscono la varietà e la qualità musicale del festival. Può piacere o meno ma, secondo noi, il suo brano è stato imprescindibile in questo Festival.

9: Achille Lauro –  In barba a tutti gli attacchi, i tapiri, le polemiche arrivate persino da parte di Salvini, assistiamo con gioia alla sua scalata. Noi ci credevamo, ed è stato bello constatare di aver avuto ragione: eccolo qua, forse, il Sanremo del cambiamento.

8: Arisa – Ci ha costretti a battere le mani a tempo, nonostante un po’ di diffidenza al primo ascolto. Arisa si è portata a casa una buona posizione nonostante febbre e problemi di voce, affrontati con determinazione ad ogni esibizione. Chapeau.

7: Irama – Una della canzoni passate di più in radio, una storia commovente alle spalle.Forse proprio per questo ci aspettavamo di trovarla qualche posizione più sopra. Peccato, soprattutto perché preferivamo questo pezzo a quello dello stra-favorito Ultimo.

6: Daniele Silvestri e Rancore – Da un brano così potente, trascinante e da brividi, eseguito egregiamente in ogni singola sera (non si può non citare il duetto con Manuel Agnelli, co-autore del testo) ci aspettavamo i primi posti, ma forse è un brano così poco radiofonico, così complicato da ascoltare che va bene così. Fa comunque il pieno di premi.

5: Simone Cristicchi – La sua interpretazione è commuovente. Lo abbiamo apprezzato ma non siamo sicurissimi che meritasse il quinto posto in questo Festival così combattuto.

4:Loredana Bertè – Se avesse avuto qualche anno in meno, se avesse tenuto un po’ di più vocalmente… Il pubblico era con lei, il brano è potente ed energetico. L’Ariston e la sala stampa la acclamano ed arriva in finale forte di due standing ovation. Le è mancata un (bel) po’ di precisione.

Ci è bastato qualche secondo per renderci conto che le tre canzoni finaliste non erano sicuramente le migliori tre. Ma il regolamento parla chiaro: nuovi codici e si torna al televoto. Alla fine crediamo abbia vinto la migliore tra le tre.

3: Il Volo – La loro presenza sul podio è così ‘tradizionale’. Diamo la ‘colpa’ agli over attaccati al telefono fisso con i numeri a rotella. Dal canto nostro, è libidine il momento in cui vengono nominati per il terzo posto: la sala stampa Lucio Dalla si lascia andare ad urla liberatorie. Giustizia è stata fatta.

2: Ultimo – Della sua canzone avevamo già parlato, avevamo tante aspettative ma non ci aveva mai convinto. Per di più c’è da dire che le sue performance non sono mai state al massimo, anzi, piuttosto carenti e sottotono. Di lui ci stupiscono le reazioni aggressive contro i giornalisti durante la conferenza stampa post-finale. Non si può avere tutto caro Niccolò, ci sta la delusione ma saper arrivare secondi con stile significa essere pronti a vincere la prossima volta. Troviamo incomprensibile la sua reazione. E’ stato il nostro beniamino l’anno scorso, ha fatto nei nostri studi la sua prima intervista radiofonica. Eravamo pronti ad abbracciarlo anche quest’anno. Nessun dramma per la sua musica: il ragazzo è giovane, talentuoso ed avrà tempo per vincere sanremo. Ma il suo atteggiamento arrogante e spocchioso non ci è andato giù.

1: Mahmood – Alla fine la spunta lui. Incredibile. Il suo è un crescendo fenomenale. A fine prima serata era in fascia rossa ma poi quel ritmo, quel battito di mani, il suo flow e la sua presenza scenica in costante miglioramento hanno pian pian convinto tutti. Non avremmo mai scommesso in una sua vittoria ma, a parer nostro, tra i tre finalisti ha meritato nettamente. Ci dispiace che si sprechino le polemiche di matrice politica. Un giovane artista ha vinto Sanremo con un ritmo fresco, radiofonico, un bel testo, è un ottimo prospetto per l’Eurovision. Parliamo di questo, parliamo di canzoni e di quanto ci siano piaciute. Non d’altro.

Alla prossima edizione!