Mahmood, il coraggio di aspettare il momento giusto

Avete presente l’assurda sensazione che si prova quando raggiungi un risultato sperato ma inatteso? Dovremmo chiederlo ad Alessandro Mahmoud, vincitore della sessantanovesima edizione del Festival di Sanremo. Quella di Mahmood è stata un’impresa eccezionale, nessuno avrebbe scommesso sulla sua vittoria eppure è riuscito a portarsi a casa il primo posto della kermesse e un biglietto aereo per Tel Aviv dove rappresenterà l’Italia all’Eurovision Song Contest 2019.

Negli ultimi anni la discografia italiana ha sicuramento avuto un miglioramento delle produzioni e Mahmood è figlio della generazione che più di altre ha saputo mettersi a passo con la musica anglosassone e americana. Soldi, il brano vincitore, è stato principalmente apprezzato per l’arrangiamento moderno e attuale ed ha raccolto i consensi degli “addetti ai lavori”. In un’intervista a Rolling Stones, Mauro Pagani – presidente della giuria d’onore – ha definito il brano “Una piccola meraviglia, davanti a cui bisognerebbe avere l’intelligenza di fare i complimenti e basta”. Oltre alla produzione, opera di Charlie Charles e Dario Dardust Faini, il testo è firmato da Mahmood stesso. La canzone racconta la storia autobiografica di Alessandro, del rapporto col padre e della rassegnazione che ne consegue. Una serie di piccoli ingredienti – a cui aggiungiamo una vocalità particolarissima, carisma, presenza scenica e personalità – che hanno fatto sì che il brano ottenesse le preferenze delle giurie interne al festival.

La vittoria di Mahmood ci fa riflettere su quanto il famoso e acclamato “momento giusto” non è sia una finzione o un modo per consolarsi da un insuccesso, piuttosto ci aiuta a capire e ad accettare che tutto ha un tempo e che non dovremmo mai smettere di lavorare sodo per raggiungere un obiettivo. Forse in pochi sanno che Alessandro non è un volto nuovo e che la sua avventura inizia con la partecipazione alla sesta edizione di X Factor nel 2012. Anche lì certo non ha avuto una esecuzione ordinaria: eliminato agli Homevisit da Simona Ventura, ripescato nella seconda puntata ed eliminato nella terza. Un insuccesso? No, semplicemente non era il suo momento.

Nel 2015 vince Area Sanremo ed entra di diritto fra le “Nuove Proposte” della sessantaseiesima edizione del festival classificandosi quarto col brano Dimentica. Nel 2017 pubblica il singolo Pesos e partecipa alla quinta edizione dei Summer Festival vincendo la gara della sezione Giovani della seconda serata. Nell’ultimo anno ha firmato la hit estiva Nero Bali e collaborato come autore in Atlantico – ultimo album di Marco Mengoni – co-firmando i brani Hola, Rivoluzione e Mille Lire. Partecipa a Sanremo Giovani 2018 e la vittoria gli consente l’accesso fra i big del Festival di Sanremo 2019. Dunque, il magico momento sembrerebbe arrivato ed Alessandro Mahmood è uno che proprio se lo merita.

Ora, tutto ciò sembrerebbe perfetto ma se da un lato Mahmood si è fatto conoscere ed apprezzare da chi prima non lo conosceva, dall’altra parte ha trovato le invidie e le cattiverie di chi non riesce proprio ad apprezzarlo. Proviamo a fare chiarezza:

Primo, Mahmood non piace e non piacerà alle vecchie generazioni (eccezioni a parte). Parliamo principalmente degli over 60 che speravano vincesse il bel canto de Il Volo oppure la tradizionale canzone lenta e malinconica di Ultimo. Peccato che la musica è arte e l’arte da sempre cambia e si evolve. Capisco che possa essere difficile ma occorre prenderne coscienza, fare ammissione di colpa e andare avanti. Quindi Mahmood non piace alle vecchie generazioni? Peccato, ce ne faremo una ragione.

Secondo, sono necessarie tutte queste polemiche? D’accordo, Alessandro Mahmood ha vinto esclusivamente perché sala stampa e giuria d’onore hanno voluto così. E quindi? In primo luogo, Sanremo è un concorso e come ogni concorso ci sono delle regole e dei contratti che i partecipanti accettano e firmano. In secondo luogo, Sanremo è il festival della canzone e non del cantante quindi può succedere che in gara ci siano canzoni qualitativamente migliori presentate da cantanti semi sconosciuti che con il solo consenso popolare non avrebbero alcuna chance di vittoria. Fare un concorso così non avrebbe alcun senso, vincerebbero i cantanti e non le canzoni. Poi si sa, gli italiani sono un popolo dalla memoria corta e probabilmente hanno dimenticato degli scempi fatti dal televoto nelle edizioni in cui le vittorie erano decise totalmente da esso. A parte tutto, probabilmente gli ascoltatori non conoscono il lavoro che c’è dietro ad un progetto musicale e non si può comprendere qualcosa che non si conosce. I cantanti non sono calciatori che guadagnano milioni anche restando fermi in panchina! I cantanti investo anni e risorse su un disco e fa rabbia essere surclassati dall’ultimo pargolo di Amici per il solo fatto che abbia più pubblico votante dalla sua parte. È per questo che in un concorso come Sanremo le giurie di esperti sono necessarie per poter bilanciare il voto popolare. Poi, finito Sanremo è il pubblico che deciderà le sorti di una carriera; a voi il potere ma Sanremo lasciatelo stare.

Terzo, quanto è difficile capire che è italiano? Dopo la sua vittoria Mahmood ha perso più tempo a fare chiarezza  sulla sua nazionalità che a godersi il momento. Ma dopotutto Sanremo è lo specchio della nostra società ed anche stavolta è riuscito a mostrare quanto questo Paese abbia bisogno di cultura e bellezza per poter ripartire.

Finito Sanremo si inizia a fare sul serio. Il 22 febbraio 2019 è uscito Gioventù Bruciata, il primo album di Mamhood per Universal e Island Records. L’album contiene dieci tracce ed è stato prodotto da Charlie Charles e Dardust. Oltre i brani già editi come Uramaki, Gioventù Bruciata e Soldi (già disco di platino e primo in classifica FIMI nelle settimane successive al Festival di Sanremo) spiccano per produzione e interpretazione Il Nilo del Naviglio, Remo e Sabbie Mobili.

Le premesse sono ottime, Mahmood ha tutte le carte in regola per poter proseguire a testa alta proponendo un prodotto artistico originale e non banale. Tiferemo per lui all’Eurovision e aspettiamo di poterlo ascoltare in concerto, nel frattempo ci godiamo la consapevolezza di aver visto nascere una stella.

 

Diana Consolazio