La natura chiama, i giovani rispondono

Il sogno dei fridaysforfuture si avvera, in 30.000 a Roma per il Global Strike, ma basterà?

“La questura mi ha autorizzato a dire che siamo 30.000”. Così annuncia con orgoglio un membro del gruppo romano dei “Fridays for future”, gruppi di giovani che seguendo le orme della loro coetanea svedese Greta Thunberg portano avanti ogni venerdì la loro battaglia contro il Climate Change e l’inquinamento.

Oggi, 15 marzo, in occasione della manifestazione mondiale organizzata da tutti i gruppi dei #fridaysforfuture il sogno di questi ragazzi si è avverato, riuscendo a riempire Piazza Venezia con giovani, principalmente studenti, ma anche con docenti, presidi e sostenitori di una battaglia che “non ha colore politico”, ma accomuna tutti. È proprio questo uno dei punti di forza del gruppo: “togliete le bandiere, non vorreste essere presi da tutti per maleducati” ammonisce un altro dei ragazzi dal palco.

Una manifestazione “pulita” quindi, ma che non è nient’altro che il culmine di una battaglia iniziata da una sola bambina e che oggi ha coinvolto centinaia di migliaia di persone in tutta Italia. Le più importanti città italiane hanno visto le loro piazze riempirsi di ambientalisti, attivisti, ma anche ragazzi che nel loro piccolo sognano un mondo diverso, con una nuova visione della società che mette al primo posto non più l’uomo, ma l’ambiente e la sostenibilità.

Il sogno e l’obiettivo dei ragazzi è quello di raggiungere le istituzioni, i politici, le grandi multinazionali affinché queste possano cambiare le cose prima che sia troppo tardi. E proprio come il grande striscione di Legambiente si calava sui manifestanti proteggendoli dal sole, è proprio il tempo il fattore che si cala e pesa su tutti noi.

Abbiamo solo 11 anni, poi sarà tardi” è infatti il monito e l’appello che lanciano dal palco i ragazzi; l’obiettivo concreto è ridurre e poi azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050, così da non aumentare la temperatura media globale di 1,5C in più rispetto al periodo pre-industriale. In caso contrario le conseguenze risulterebbero catastrofiche.

Non mancano gli affronti politici “per fortuna non sono tutti come Trump” attaccano i ragazzi il presidente degli Stati Uniti, noto anche come grande oppositore alla teoria del Global Warming, e si elogia allo stesso tempo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che nei giorni precedenti aveva sostenuto l’iniziativa, a dimostrazione che c’è ancora fiducia nelle istituzioni e nel potere che hanno per cambiare le cose; ma non in tutte, infatti non si sprecano critiche al ministro dell’istruzione Bussetti che aveva invitato i ragazzi a non saltare la scuola, atteggiamento che non è stato ben visto anche da parte dell’opinione pubblica e al quale i ragazzi rispondono a tono: “andare a scuola, ma per quale futuro?”.

Una conclusione si può sicuramente trarre da questa manifestazione e cioè che “la consapevolezza dei giovani sta diventando sempre più forte” ci dice Elena Clara Maria, che con la sua pagina Instagram si è posta come battaglia personale lo sviluppo di pensiero critico e consumo consapevole.

E in effetti è vero, i giovani si sentono parte integrante del gruppo perché si stanno giocando il loro futuro, perché sanno che prima o poi sarà troppo tardi e che si deve agire prima del punto di non ritorno.

Ma servirà veramente a qualcosa tutto questo rumore? Si chiedono i più scettici.

I ragazzi puntano proprio a non far dissolvere questo vento di emozione e consapevolezza nel nulla; alla fine, del tema se ne discute da decenni eppure mai nulla nel modello economico è cambiato. Infatti è proprio la base del modello che va cambiata, rendendo l’economia circolare e finalizzata al riciclo dei fattori. Certo, passi avanti se ne sono fatti negli anni: le energie rinnovabili, una maggiore attenzione allo spreco, ma finché non cambierà la base stessa, resteranno interventi futili.

Perché ora dovrebbe essere diverso? L’impatto mediatico con i social è sicuramente maggiore rispetto agli anni ’90, ma basterà?

Più tempo passa e meno ne rimane, speriamo solo che ora, alla soglia del 2020, questo vento di cambiamento diventi un tornado.

 

Alessandro Ambrosino