Questione di gender, questione di diritti

Taboo e RadioLUISS intervistano la sociologa della comunicazione – Dott.ssa Emiliana De Blasio.

Attenzione: la teoria del gender esiste! E’ uno strumento di conoscenza che serve “ad evidenziare la differenza tra appartenenza biologica (femmine e maschi) e ruoli socio-culturali (donne e uomini)”.
In quanto strumento di conoscenza delle differenze, la teoria del gender può contribuire a superare pregiudizi, stereotipi, quasi sempre alle base di discriminazioni e negazione di diritti.

Negli ultimi tre anni abbiamo assistito in Italia all’apparizione nello spazio pubblico di alcuni gruppi che manifestano in difesa di una fantomatica «famiglia naturale» e contro una non meno spettrale «ideologia del genere». Basti pensare alle «veglie» in piazza delle «Sentinelle in piedi» o ai convegni promossi dall’associazionismo cattolico (Alleanza cattolica, Giuristi per la Vita) patrocinati non di rado da regioni o comuni. Le lotte e le rivendicazioni di uguaglianza formulate da parte dei movimenti e dalla comunità LGBTQI (riconoscimento delle coppie di fatto, matrimonio egualitario, riconoscimento dell’omogenitorialità, legge di contrasto alla violenza omo-transfobica) vengono tacciate di essere un attacco a «la famiglia» pensata non come un’istituzione, ma come un fatto di natura.

«Dottoressa vogliamo fare luce su questa teoria gender? In cosa consiste e da dove nasce il concetto di ideologia di genere?»

«Come vede la situazione in questo momento in Europa e in particolar modo in Italia?>>

«Un’enciclica di Papa Francesco, la Lumen Fidei (N. 52), e una sua esortazione apostolica, la Evangelii Gaudium (N. 66)  escludono con convinzione la possibilità di accettare quale “matrimonio” l’unione fra due persone dello stesso sesso, a prescindere dalla profondità dei loro sentimenti e del loro impegno l’uno/a verso l’altro/a. Questi documenti, che non menzionano la transessualità, ribadiscono che le differenze fra i sessi sono naturali e “insuperabili” (un punto questo negato dalla teoria queer, che ha formulato i concetti di genderqueer e genderfluid). Possiamo andare oltre questa differenze dottoressa? In definitiva, esiste davvero una differenza?»

«La teoria queer mette in discussione la naturalità dell’identità di genere, dell’identità sessuale e degli atti sessuali di ciascun individuo, affermando invece che esse sono interamente o in parte costruite socialmente, e che quindi gli individui non possono essere realmente descritti usando termini generali come “eterosessuale” o “donna”. La teoria queer sfida pertanto la pratica comune di dividere in compartimenti separati la descrizione di una persona perché “entri” in una o più particolari categorie definite.
Laddove gli studi gay e lesbici analizzano in particolare il modo in cui un comportamento viene definito “naturale” o “innaturale” rispetto al comportamento eterosessuale, la teoria queer si sforza di comprendere qualsiasi attività o identità sessuale che ricada entro le categorie di normativo e deviante. Da dove nasce la teoria queer? Qual è la sua più alta manifestazione?»

«Sacerdote, teologo, ufficiale della congregazione per la dottrina della fede (ex sant’uffizio, ex santa inquisizione), segretario della commissione teologica internazionale, professore alla Pontificia Università Gregoriana e al pontificio ateneo Regina Apostolorum. Dal 3 ottobre 2015 a Krzysztof Charamsa è cambiata la vita. La rivoluzione ha avuto inizio con la lettera che il sacerdote ha inviato a Papa Francesco, nella quale dichiarava «di rifiutare pubblicamente la violenza della Chiesa nei confronti delle persone omosessuali, lesbiche, bisessuali, transessuali, intersessuali»: «noi non siamo nemici né di essa né della famiglia: questa è un’immagine falsa e offensiva che la Chiesa ha creato di noi e quest’ultima deve smetterla di seminare odio contro chi vuole vivere in pace il proprio amore su questa terra.
Dottoressa lei pensa che la Chiesa avvierà prima o poi il tanto auspicato processo di rinnovamento?»

«Lettere delle compagne dei preti quale segno delle speranze che circondano Papa Francesco. Un gruppo di donne legate sentimentalmente a sacerdoti ha scritto a papa Francesco. E’ un universo femminile che esce dal silienzio? Vede lei un legame/gap -quale rottura degli schemi, tra questo avvenimento e la volontà degli affezionati alle tradizioni nel voler proclamare come unico e sempiterno l’amore tra uomo e donna e come alterno il sacerdozio? Mi spiego dottoressa, è questo avvenimento l’apice di una rottura delle tradizioni e distruzione degli ultimi tabù rimasti?»

A tutto questo e a molto altro ha risposto ai nostri microfoni la Dottoressa De Blasio – vice-direttrice del Centre for Media and Democratic Innovations “Massimo Baldini” presso la LUISS Guido Carli, dove insegna Sociologia della comunicazione (laurea triennale in Scienze Politiche), e-Government e Comunicazione politica (laurea magistrale in Governo e Politiche) e Gender Politics (MA in International Relations).

 

Francesco D’Andrea

 

Riascolta l’intervista alla Dottoressa De Blasio per conoscere le risposte a queste e altre domande!

 

 

 

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