Tra musica e impegno sociale: Marco Mengoni festeggia dieci anni di carriera con l’Altantico Tour

“C’erano i conigli di Stanco?”

Da circa dieci anni, dopo ogni concerto, mio padre mi pone sempre la stessa domanda. Proprio non se lo scorda quel concerto del Re Matto Tour che mi regalò per la fine dell’anno scolastico. Mio padre, amante della PFM e di Santana, uscito da quel concerto dovette ammettere che di talento ce n’era in abbondanza. Era il 2010. I vecchi nostalgici probabilmente sorrideranno e ripenseranno ai primi concerti con trecento persone sotto al palco e le scenografie adornate da teli bianchi. Ecco, non dimenticate nulla ma provate a ritornare per un attimo agli anni dei conigli, delle Vans a scacchi, di Psycho Killer e degli occhiali senza lenti. Assurdo, eh? I nuovi arrivati probabilmente non sanno neppure di cosa io stia parlando, e forse va bene così. Però, per i vecchi – che c’erano e ci sono – l’Atlantico Tour è un’ottima occasione di riflessione perché, diciamocelo, ricordare la strada fatta è il miglior modo per apprezzare il presente. Marco Mengoni è un fantastico esempio di resilienza e coraggio e il successo che ha avuto se l’è meritato. E quindi, “No pà, i conigli non c’erano ma c’era un sacco di altra bella roba”.

Nonostante l’imminente sessione, noi di RadioLuiss non potevamo proprio perderci la prima data romana del #Mengonilive2019, il ritorno a casa è sempre piacevole ed ha inevitabilmente un sapore diverso. Dopotutto, Roma è la città che l’ha visto nascere artisticamente e che gli ha regalato le prime grandi speranze e ambizioni. Da lì, quel biplano che gli ha dato consapevolezza e perseveranza ha preso il volo e non c’è stato più modo di fermarlo. Lo ammette anche lui, dal palco, sorridendo al suo pubblico:

“Non c’è storia, il mio cuore è nato qui”

Lo spettacolo inizia con la voce di Muhammad Ali e l’iconica frase “I’ll Show You How Great I Am”. Se non lo conoscessimo così bene probabilmente gli avremmo già dato dell’arrogante ma sappiamo che la modestia è una delle sue migliori qualità. Tuttavia, al di là delle qualità personali, che in uno spettacolo contano poco quanto niente, sono le personalità artistiche che permettono ad un musicista di fare un concerto e mantenere sempre alta l’attenzione del pubblico. Puoi essere simpatico e carino quanto vuoi ma se non sai cantare e non sai intrattenere un pubblico pagante avrai vita breve. Marco Mengoni, che di personalità ne ha da vendere, non corre nessun rischio perché è uno di quelli che quando arriva sul palco se ne percepisce la presenza. Quello è il suo posto e non ce n’è per nessuno.

La scaletta racchiude tutti i grandi successi, qualche gradito ritorno e qualche piccola perla che ha finalmente trovato il modo per farsi ascoltare. Il concerto parte con il nuovo singolo Muhammad Ali, il pubblico si scalda e si parte. Si procede con Voglio, singolo di lancio di Atlantico insieme alla preziosissima Buona Vita. Con questi due singoli il cantante ci aveva già svelato la doppia anima dell’album ed il concerto si sviluppa su questa stessa scia. Lo spettacolo è un alternarsi di emozioni, si salta e ci si commuove nel giro di cinque minuti. Infatti, dopo i deliri su Voglio c’è la commozione su In un giorno qualunque, primo vero successo del cantante. Una delle migliori caratteristiche di Mengoni è quella di essere un Re Mida, riesce a rendere bellissimi brani che se fossero stati cantati da alti probabilmente non avremmo mai apprezzato. Parere personale, Dove si vola è uno di questi. Mengoni la canta riarrangiata in una versione al pianoforte mentre sullo sfondo appare Roma ed è tutto magicamente perfetto. Nella seconda parte dello spettacolo Mengoni regala al pubblico i sui gioielli più belli come la preziosissima Proteggiti da me. Mi sono sempre chiesta perché questo brano non abbia meritato un trattamento diverso e maggiore diffusione. Poi ieri sera, mentre l’ascoltavo live per la prima volta, ho finalmente capito. Le cose belle sono per pochi.

Uno dei momenti visivamente più forti è arrivato con La Casa Azul e la coloratissima scenografia interamente dedicata a Frida Kahlo. Nell’ultima parte del concerto Mengoni canta Guerriero, il suo brano più importante, e prosegue con l’Essenziale al pianoforte e Credimi Ancora completamente riarrangiata e valorizzata. Il concerto si chiude con Hola, il pubblico la canta talmente forte che dal parterre la voce dell’artista si sente a malapena.

La dimensione live svela il vero talento degli artisti e Marco Mengoni è uno che dal vivo non delude mai. Innanzitutto, canta da Dio. Poi, cosa assolutamente da non sottovalutare, si circonda di grandi musicisti e professionisti che curano lo spettacolo nei minimi dettagli. Nel settore della musica dal vivo, le tendenze degli ultimi anni spingono gli artisti ad avere palchi super tecnologici e scenografie sempre più sorprendenti, tanto che a volte la cornice risulta fin troppo bella per quadri di spiccata bruttezza. Al contrario, l’Atlantico Tour è stato concepito diversamente, oltre alle luci e alle bellissime scenografie c’è molto di più. Dopotutto, l’album ha avuto una partenza non convenzionale con il lancio attraverso l’AtlanticoFest; un festival di tre giorni incentrato sulla salvaguardia dei mari e dell’ambiente. Come direbbe Toni Cade Bambara, “The role of the artist is to make the revolution irresistible” e sembrerebbe che Marco Mengoni stia provando a restituire alla musica il più degno ruolo sociale: essere portatore di contenuti che possano smuovere le coscienze di grandi masse di persone. Anche durante lo spettacolo il cantante riserva alcuni momenti di riflessione con i monologhi Sei tutto e Loon che invitano a riflettere sulla preziosità della vita e il pericolo dell’indifferenza nella società attuale. Parlare ad un pubblico, giovane e meno giovane, rappresenta una fortuna ma anche una grossa responsabilità. Mengoni ha deciso di esporsi e farsi ambasciatore di grandi lotte sociali usando la sua musica e la sua popolarità come mezzo e non come fine.

Dopo Roma il tour passerà per altre importanti città italiane, farà tappa all’Arena di Verona e si concluderà a Bologna il 30 Maggio. Il progetto Atlantico continuerà poi con il Fuori Atlantico Tour, cinque date estive che si svolgeranno in meravigliose location italiane. Questi eventi confermano l’attenzione e la voglia di Mengoni di non rilegarsi in quel cerchio di artisti volti ai soli grandi numeri. Marco Mengoni è un perfezionista, è uno a cui piace fare le cose per bene, puntando alla qualità e non alla quantità. Qualcuno ancora si chiede perché, dopo dieci anni da assoluto campione non abbia ancora fatto tour negli stadi, come se riempire uno stadio fosse sinonimo di assoluta onnipotenza. Vi sveleremo un segreto: non è assolutamente così! Per l’ennesima volta l’artista decide di intraprendere una strada diversa, cercando di restituire alla musica la dignità che merita attraverso un tour estivo volto a valorizzare i meravigliosi luoghi che ospiteranno i suoi concerti. Parliamo di location immerse nella natura, lontani dai grandi centri, in cui la musica e la natura saranno le grandi ed uniche protagoniste. Quindi, niente scenografie ultratecnologiche che svalutano e distruggono lo spettacolo naturale che l’artista, enfatizzando ancora il ruolo sociale dell’arte, tenterà di valorizzare.

Ripensando a quel Re Matto Tour mi rendo conto che in quasi dieci anni sono cambiate tante cose, come è giusto che sia. Mengoni, oltre ad essere un artista consapevole, ha accettato la sua popolarità e la sta sfruttando per le più nobili cause. Dietro ai suoi progetti c’è ricerca e attenzione, scansa la mediocrità e manifesta il suo genio riuscendo ad essere sempre giusto nel posto giusto.

Per concludere, il concerto vale assolutamente il prezzo del biglietto. Con la consapevolezza che la migliore versione di Marco Mengoni la troverete solo sul palco, il consiglio più onesto che possiamo offrirvi è quello di andare ad ascoltarlo in concerto. L’unico rischio è di uscirne totalmente innamorati e a quel punto… benvenuti fra noi.

 

Diana Consolazio