Fine Vita e Suicidio Assistito: la sentenza storica della Corte Costituzionale

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In data 25 settembre 2019 la Corte Costituzionale ha emesso l’attesa sentenza sulla punibilità dell’aiuto al suicidio. La Corte, in particolare, si è espressa sulla legittimità dell’art. 580 del codice penale che punisce con “pene tra i 5 e i 12 anni di carcere l’istigazione o l’aiuto al suicidio”.

Circa undici mesi fa, nell’ottobre 2018, la Consulta aveva rimandato la sentenza su Marco Cappato, imputato per aver assecondato nella sua volontà di morire Fabiano Antoniani, ai più noto come Dj Fabo, il giovane rimasto cieco e tetraplegico a causa di un incidente stradale avvenuto nel 2014. In quel caso Marco Cappato accompagnò Dj Fabo presso una struttura ospedaliera in Svizzera data l’inesistenza in Italia di una legge che regolasse il suicidio assistito.  

La decisione della Corte arriva dopo un anno di attesa, che proprio la Consulta aveva concesso al Parlamento per legiferare dopo il caso Dj Fabo: mesi che sono trascorsi invano. Con il suo intervento, la Corte si è limitata a ridurre il perimetro dei casi in cui è punibile l’aiuto al suicidio. Andando più nel dettaglio, ci sono quattro punti fermi fissati dalla sentenza della Corte, quattro condizioni che renderebbero lecito il suicidio assistito: la presenza di una malattia irreversibile; l’espressione di una libera decisione da parte del paziente malato; la presenza di trattamenti vitali indispensabili per la sopravvivenza del paziente, come un respiratore; la persistenza di sofferenze psicologiche che il paziente reputa assolutamente intollerabili.  

La sentenza emessa dalla giurisprudenza, è bene ricordarlo, è tuttavia transitoria perché il compito della Consulta non è quello di sostituirsi al Parlamento, ma quello di invitarlo ad intervenire su una determinata tematica.

Se da una parte la sentenza è stata accolta con gioia e soddisfazione da Marco Cappato e dalla sua associazione Luca Coscioni, dall’altra il mondo della medicina si presenta frammentato.

Alcuni medici si dicono rispettosi della sentenza, altri richiedono l’obiezione di coscienza o chiedono che sia un altro, un funzionario pubblico, a fornire il farmaco al malato che ha chiesto di morire. È comune tuttavia la richiesta che il Parlamento legiferi e renda concreta ed attuabile la sentenza. Secondo una buona parte dei medici, le indicazioni fornite dai giudici sono quanto meno confuse, generiche e non chiariscono le modalità operative. Le domande che si pongono i medici vertono sulle malattie ritenute incurabili e fonte di sofferenza intollerabile tanto da giustificare il suicidio assistito (chi può richiedere il suicidio assistito, un malato di SLA o anche un paziente con tumore in fase avanzata?”).

È innegabile che sia una materia ampia e difficile da affrontare ma è altrettanto evidente che dopo i casi di Piergiorgio Welby, Eluana Englaro e Dj Fabo, la necessità di legiferare su una materia di tale portata diventa ancor più urgente. Lo Stato non può più permettersi un vuoto legislativo di questo tipo e, di concerto con il mondo della medicina, dovrà saper tracciare con coraggio la strada verso una legge chiara e precisa, anche a fronte delle critiche da parte della Chiesa Cattolica.

Lancio infine una provocazione facendo riferimento a un caso di cronaca recente. In provincia di Caserta una donna testimone di Geova ha perso la vita perché ha rifiutato di sottoporsi ad una trasfusione di sangue, atto proibito dalla sua religione. Dunque, pur di non tradire il suo credo religioso ha preferito morire. Ed il medico non ha potuto fare altro che assecondare la sua volontà. Ebbene, in uno Stato in cui si accetta la volontà di una donna di morire per una credenza religiosa non vedo perché non si debba accettare la stessa volontà da parte di pazienti sottoposti a sofferenze indicibili ed irreversibili per un lungo periodo di tempo. In fondo si tratta pur sempre della libertà di autodeterminazione dell’essere umano che va preservata e difesa sempre e comunque.

A cura di Giorgio Catania

Riascolta qui l’intervista di Federico Micari e Giorgio Catania all’On. D’Attorre di Articolo 1 nella puntata de L’Ottavo Colle del 2/10/2019: