Perché il Cile sta diventando una polveriera?

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Da diversi mesi il Sud America sta subendo un’ondata di proteste e di violenza in seguito ad una serie di gravi crisi economiche, all’aumento del costo della vita ed alle tensioni sociali e politiche. In Ecuador i cittadini hanno protestato violentemente per giorni contro la rimozione dei sussidi per il carburante; in Argentina i pesanti tagli alla spesa pubblica hanno scatenato le proteste di piazza; in Brasile l’economia sta vivendo una spirale negativa mentre gli scandali di corruzione aumentano. Tra i Paesi in difficoltà ed immersi in un difficile rapporto con importanti frange della popolazione, non si può non citare poi il Venezuela, Paese la cui economia è lentamente collassata causando la fuga di circa 4 milioni di cittadini.

L’ultimo paese ad accordarsi a quelli già menzionati è indubbiamente il Cile, che da settimane è avvolto in una violenta spirale di proteste.   Inizialmente l’ondata di malcontento popolare ha avuto come bersaglio i costi eccessivamente elevati di farmaci, assicurazioni sanitarie, bollette della luce e quelli del sistema educativo, che nel corso degli anni hanno condannato migliaia di famiglie all’indebitamento. Di recente, l’ultimo incremento del prezzo del biglietto della metropolitana, che dunque si somma ad un generale aumento del costo della vita, ha costituito la classica goccia che fa traboccare il vaso, spingendo migliaia di studenti e di comuni cittadini ad invadere in segno di protesta le strade delle città cilene, da Santiago de Chile alle città minori.

Un manifestante con le braccia in alto di fronte a militari cileni, a Santiago il 20 ottobre 2019 (AP Photo/Esteban Felix)

Stando ai dati della Banca Mondiale, il Cile, insieme ad Honduras, Colombia, Brasile, Guatemala e Panama, si colloca tra i paesi più diseguali al mondo, dopo quelli africani. I dati del Ministero dello Sviluppo Sociale cileno, in riferimento al 2017, sono impietosi da questo punto di vista. Ci rivelano infatti che “il 10% più ricco della società guadagna 39 volte di più del 10% più povero” mentre nel 2015 il dato si fermava al 34%. Tale situazione socioeconomica trova alcune delle sue radici nell’impianto neoliberista messo in piedi da Augusto Pinochet durante la sua dittatura (dal 1973 al 1990), che ha prodotto un forte incremento nelle privatizzazioni di quasi tutti i servizi essenziali.

I trent’anni successivi alla dittatura di Pinochet, prevalentemente a guida centro-sinistra, pur portando lievi miglioramenti in termini di una maggiore equità sociale, non hanno intaccato l’impostazione generale neoliberista, colpevole, secondo numerosi studiosi, di aver allargato la forbice tra i più ricchi ed i più poveri nel paese. Un dato indicativo riguarda il salario minimo, che in Cile si aggira sui 300.000 pesos, ossia sui 400 euro mensili, mentre la tariffa dei trasporti, dopo l’ultimo aumento, è salita di 30 pesos, arrivando a 33.000 pesos, equivalenti a circa 44 euro al mese. Prendendo come parametro la capitale Santiago de Chile, dove i costi per istruzione, affitto e cibo non sono molto dissimili da quelli europei, risulterebbe facile comprendere come l’aumento del prezzo del biglietto della metropolitana abbia innescato una rivolta su scala nazionale che sta sempre più acquisendo maggiore violenza.

“Siamo in guerra contro un nemico potente, implacabile, che non rispetta niente e nessuno” ha dichiarato il Presidente Sebastián Piñera descrivendo i manifestanti e loro modalità di azione. Vista la gravità della situazione in cui versava il paese, il Presidente cileno ha deciso di ritirare il provvedimento che prevedeva il rincaro del trasporto pubblico, ma non ha ottenuto il risultato sperato poichè le rivolte non si sono placate. Piuttosto, gli scontri si sono estesi ad altre importanti città del paese ed hanno indotto il Presidente Piñera a dichiarare lo stato di emergenza ed il coprifuoco dalle 22 alle 7 del mattino, una misura che era stata adottata le ultime volte nel 1987 da Pinochet e nel 2010 dopo il terremoto e lo tsunami.

Fino ad oggi gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine hanno causato almeno sette vittime, circa 500 persone arrestate, più di 100 feriti tra civili e carabinieri ed una quarantina di stazioni della metro devastate o vandalizzate.

Per sedare le proteste di piazza e normalizzare la situazione, in settimana il Presidente Piñera si incontrerà con i rappresentanti dei vari settori della società per ridurre il costo della vita e ritrovare così una connessione ed una nuova complicità con i cittadini cileni, che ormai da troppo tempo percepiscono la loro esclusione sociale.  

A cura di Giorgio Catania