Matt Simons in concerto al Monk col cuore in mano

ROMA – Il club era ancora deserto alle 17.30 quando ci siamo recati sul posto, a parte quando, sporadicamente, si intravedevano le persone dello staff che iniziavano a muovere tavoli, sedie, attrezzature e tutto il necessario per la serata. Entriamo nella venue e vediamo subito il palco: Matt Simons era già su, con i suoi colleghi e compagni musicali mentre suonavano quello che sarebbe stato il loro brano di punta, “We can do better”. Dopo qualche prova, soundcheck, vocalizzo e virtuosismo al sassofono, Matt scende dal palco e ci raggiunge fuori per scambiare due chiacchiere nel meet & greet.

Rimaniamo subito piacevolmente colpiti da quanto sia una persona umile e simpatica, dopodiché firma alcuni autografi e ci concede delle foto su polaroid, poi autografate. Finito il meet & greet, dopo un po’ di tempo trascorso esplorando il Monk Club – Fun Fact: Nominato in onore di Thelonius Monk, famoso batterista jazz che anche Matt adora! – e conoscendo gli inquilini felini che girovagavano sul posto è ora. Inizia il concerto. Ci rechiamo subito in zona transenne ed occupiamo i primi posti.

Il cantautore che apre il concerto è Chris Ayer (che accompagnerà Matt Simons anche nel resto della serata), un cantautore stile statunitense con forti sonorità percussive e molte melodie che traggono la loro ispirazione dal country. È riuscito benissimo nel suo intento, facendoci muovere, battere le mani a ritmo e scaldare a dovere per il piatto forte: il concerto di Matt.

Lo spettacolo inizia con After the Landslide, brano che dà il nome all’ultimo album del cantante statunitense. L’atmosfera intima è stata l’occasione ideale per Matt per aprirci le porte della sua interiorità, che ci ha mostrato durante tutto il concerto. La sua voce, vellutata e allo stesso tempo graffiata, ci ha catturato per l’intera durata dello show, durante il quale non era possibile staccargli gli occhi (e le orecchie) di dosso. La scaletta racchiude i pezzi più popolari di Matt, ma anche brani più intimi e meno conosciuti e tutti sembrano trovare il posto giusto, raccontando sfaccettature sempre diverse dell’amore.

Il timido pubblico sembra scaldarsi quando Matt sfonda la cosiddetta “quarta parete” e stringe le mani del pubblico durante Made It Out Alright. Si continua poi con When the Lights Go Down, un pezzo del 2015, passando per Open Up, tratta dall’ultimo album. La band che accompagna Matt è composta dal newyorkese Rodney Flood alle percussioni, l’olandese Glenn Gaddum al basso e al synth, la presenza sporadica di Chris Ayer alla chitarra e lo stesso Matt al pianoforte, per poi stupirci sul finale al sassofono.  L’artista si accompagna da solo, però, durante Amy’s Song, scritta con Amy Kuney, cresciuta in un’America meridionale, ferventemente repubblicana e in una comunità religiosa in cui la sua omosessualità non è stata mai accettata. Il pezzo, struggente e toccante, racconta proprio la storia di Amy, di cui Matt si fa portavoce magistralmente. 

Si procede con Not Falling Apart e With You, secondo singolo del suo album di debutto, Pieces, che gli ha regalato la fama nei Paesi Bassi, dove è stata scelta per la serie Goede Tijden, Slechte Tijden. Ci si riscalda di nuovo con Catch & Release, pubblicata nel 2014 e diventata famosa con il remix del duo olandese Deepend. Simons l’ha eseguita dapprima in modalità acustica per poi muoversi e cantare sulle note del celebre remix.

Il concerto si è concluso con We Can Do Better, brano che si è guadagnato il disco d’oro in Italia e in altri Paesi e di cui tutto il pubblico conosceva tutte le parole!

Dopo la data al Monk di Roma, Matt continuerà per più di un mese in altre città europee con moltissimi sold out. Sicuramente in Italia non ha il riconoscimento che un artista che è autore, polistrumentista ed interprete meriterebbe, anche solo per l’autenticità con cui si racconta. Si dice gli artisti validi si riconoscano dai live e noi, a discapito del pubblico presente, possiamo confermare che Matt Simons è un pezzo da novanta.

Articolo, foto e video a cura dei nostri inviati Benedetta Torre, Benedetta Fazio, Norma de Vito e Leonardo Merlicco

Riascolta qui la “quick chat” con Matt Simons ai microfoni di Norma de Vito e Benedetta Fazio: