Western Stars: un Bruce Springsteen mai visto

70 anni appena compiuti per il Boss, festeggiati con Western Stars, il suo nuovo e inedito lavoro: non solo un album, ma anche un film che racconta l’intimità di un personaggio storico.

Proiettato ieri, 24 ottobre, in anteprima italiana alla Festa del Cinema di Roma, sarà nelle sale il 2 e 3 dicembre.

Ieri all’Auditorium di Roma si respirava un’aria da stadio: persone di ogni età, con indosso le magliette di Springsteen reduci di qualche suo concerto si accalcano, quasi per abitudine, con il biglietto in mano davanti all’ingresso in trepidante attesa della proiezione.

Una signora sulla cinquantina, venuta apposta per la prima di Western Stars da Padova, ci racconta di tutte le peripezie fatte solo per il Boss nel corso della sua vita: “La distanza non è mai stata un problema, per Bruce questo e altro!”

La proiezione inizia con una delusione per i più sognatori: Bruce Springsteen, in video, saluta la sala scusandosi di non poter essere lì con noi e dal pubblico sale un malinconico “noo…”.

Il grande schermo si illumina con le immagini in campo lunghissimo del deserto del Mojave in California, opera del lavoro magistrale del regista Thom Zimny, che vengono perfettamente amalgamate con la voce fuori campo di Bruce.

Western Stars è un susseguirsi delle canzoni del nuovo omonimo album registrate nella bellissima atmosfera del fienile della famiglia Springsteen in New Jersey.

Insieme a Bruce c’è sua moglie Patti, che ha partecipato con la sua voce solo in alcune canzoni ma è sempre sul palco a fianco del marito. Grande assente è la “E Street Band” che, per le riprese del film, è stata sostituita da un’orchestra di nuovi collaboratori che viene elogiata alla fine del film da Bruce.

Particolarmente interessanti sono invece gli stacchi tra una canzone e l’altra.

Oltre alle grandiose immagini del deserto e dei cavalli galoppanti nelle pianure, sono stati aggiunti degli spezzoni di vecchi filmini registrati nel corso della vita da Bruce, dalla sua famiglia o da amici.

Si vede crescere il piccolo Springsteen nel corso della vita, partendo dalla sua infanzia per arrivare al suo successo passando per giovinezza passata nei bar del Jersey Shore cantando. Anche il viaggio di nozze con sua moglie Patti non è stato esentato dall’essere inserito: la giovane coppia è ripresa mentre, forse un po’ ubriachi, giocano a carte.

Le immagini sono perfettamente accompagnate dalla voce profonda di Bruce Springsteen che si racconta in modo molto intimo.

Il suo carattere non facile, la sua fortissima ambizione, il suo amore per la famiglia e il periodo di depressione che ha avuto vengono raccontati come mai fatto prima. In questo film, il Boss ci fa un riassunto di tutta la sua vita, di tutte le emozioni che ha provato dentro e fuori dal palco. “Tutti nella vita hanno delle ferite: emotive, fisiche, spirituali. Nessuno ne esce intatto” dice a un certo punto richiamando gli alti e bassi che ha vissuto nel corso della sua vita.
Si vede uno Springsteen umano, molto più delle altre volte.

A 70 anni dice di avere trovato un equilibrio che probabilmente gli permette elaborare il suo passato e, come l’attore raccontato in Drive Fast, è cosciente di quello che ha fatto. Il “working class hero” ha mostrato la sua fallibilità e ciò forse lo rende ancora più unico.

Unico argomento toccato in superficie è la sua famiglia: non si parla del difficile rapporto con il padre e l’amore che prova verso la madre.

Intervistato oggi 25 ottobre da “7, Corriere della Sera”, Bruce Springsteen dice di avere ancora tante strade da percorrere e, ricordando i sui concerti passati a San Siro – che peraltro difende dal suo abbattimento -, dice di essere al lavoro per un nuovo tour che partirà il prossimo anno.

Grande notizia per i fan del Boss che non vedono l’ora di rimettersi le stesse magliette di ieri sera e entrare nell’arena aspettando che Bruce, il loro Bruce, esca e come dice lui “tiri fuori qualche asso dalla manica per infiammare 80 mila persone”.

A cura di Gregorio Manni