Super Tuesday 2020: cos’è successo?

Il Super Tuesday 2020 ha un padrone assoluto: Joe Biden. L’ex vice di Obama ha sicuramente vinto in Alabama, Arkansas, Massachusetts, Minnesota, Oklahoma, Tennessee, North Carolina e Virginia.
Dei 14 stati al voto ieri ben 9 sono stati conquistati da lui ed è solo questione di tempo perché ottenga anche il Texas, cruciale nell’assegnazione dei candidati. A Bernie Sanders, dato per favorito nei sondaggi, non sono restate che le briciole: Colorado, Utah, il suo Vermont e la importantissima California.

Si stravolge la corsa alla nomination democratica di luglio e si dimostra la fiducia degli americani nei confronti di Biden, nonostante il suo inizio traballante alle primarie e le figure non brillanti rimediate nei dibattiti televisivi.

La mappa dei risultati (The New York Times)

Tra le motivazioni di questo risultato inaspettato vi sono senza dubbio la vicinanza politica con Obama, che ha portato i voti decisivi della comunità afroamericana, e gli endorsement di Pete Buttigieg e Amy Klobuchar avvenuti nella giornata di lunedì.

Il moderato Biden è ora lanciatissimo contro il socialista Sanders. Tra i due è già iniziato un aspro botta e risposta sul modus operandi in politica, che – a meno che di improbabili cambiamenti – ci accompagnerà fino alla nomination di Milwaukee. Solo allora sapremo chi dei due sarà l’anti-Trump nelle elezioni di novembre.

Oltre Sanders, però, il grande sconfitto è senza dubbio Michael Bloomberg. Il miliardario ed ex sindaco di New York, dopo aver saltato i turni delle primarie precedenti il Super Tuesday e aver investito oltre 500 mln di dollari per la campagna pubblicitaria, ha raccolto pochi, pochissimi voti, riuscendo a vincere solo nelle Samoa americane. La decisione è stata inevitabile: endorsement a favore di Biden anche per lui. Finisce, così, senza aver avuto nemmeno il tempo di prendere piede la sua avventura in queste elezioni 2020.

Insieme a Bloomberg sembra quasi definitiva la capitolazione di Elizabeth Warren, che starebbe valutando proprio in queste ore di deporre le armi e contribuire alla candidatura di Biden, uomo del momento.

E Trump? Come ha reagito a questi risultati? Con la solita ironia che lo contraddistingue: ha ringraziato su Twitter i paesi chiamati al voto alle primarie democratiche per averlo eletto a delle inesistenti primarie repubblicane. Non sono mancati attacchi a “mini” Mike Bloomberg e allo stesso Biden. Tuttavia, è ragionevole credere che il tycoon facesse il tifo per Sanders, avversario più abbordabile per lui rispetto a Biden.
O almeno così sembra suggerire anche la vicenda che lo ha portato all’impeachment per via del Kievgate.

Forse, però, l’ironia non è del tutto ingiustificata perché l’attuale presidente pare saldo nella sua posizione e la vera insidia da oggi alle elezioni non sembra essere un democratico, ma il Coronavirus, un nemico che potrebbe rivelarsi tremendamente subdolo e ostile. Molto dei risultati di novembre dipenderà anche da come l’economia statunitense reagirà in questi mesi alla minaccia virale.

Il super Tuesday è stato e sarà uno spartiacque decisivo per i democratici, che sono ora attesi da altre importanti sfide: il Michigan il 10 marzo e Florida, Illinois, Ohio e Arizona il 17. Difficile pensare che alla nomination uno dei candidati democratici possa avere la maggioranza assoluta, motivo per cui sarà importante vedere come verrà gestita la situazione. Si sa che l’intervento dei super delegati è sempre stato assimilato dall’elettorato, specialmente quello più giovane, a un atto di forza dell’establishment, che sarebbe bene scongiurare per costituire un fronte forte contro Trump.

Staremo a vedere. Quel che è certo è che Biden è vivo e vegeto, e non ha alcuna intenzione di fermarsi.

A cura di Lorenzo Ancona