Noi e il COVID-19

L’Italia sta vivendo i giorni più difficili da quando l’emergenza Covid-19 ha oltrepassato i confini trattenendosi nel nostro Paese senza volere accennare ad arrestarsi. È al nord che si registra la situazione più critica con circa 30.000 contagi e quasi 3000 decessi, e centinaia di nuovi casi continuano a registrarsi ogni giorno anche nel resto della Nazione, ormai da giorni diventata interamente “zona rossa”.

Un cambiamento forzato ed inaspettato ha travolto l’intero Paese, rendendo gli italiani più simili ma anche più lontani. Simili nella paura e nel rinunciare ai parametri di vita vissuti fino a questo momento. Evitare gli assembramenti, rimanere ad una distanza di almeno due metri gli uni dagli altri, ma soprattutto, ciò che di più sicuro può esserci è restare in casa. Le passeggiate, i picnic al parco, la colazione al bar la mattina, le partite a carte riuniti intorno al tavolino di un bar, sono ora un ricordo. E adesso che la nostra normalità è la distanza, attoniti e disarmati, riflettiamo su quanto la quotidianità sia preziosa. E ci chiediamo quanto indescrivibile sarà poterci abbracciare di nuovo. Stringerci senza lasciarci prima che sia passato qualche minuto.

Oltre a condizionare il nostro modo di vivere, le nostre abitudini e le nostre certezze, il virus ha messo a dura prova il sistema sanitario: centinaia sono i medici e gli infermieri che a fine giornata si scoprono il viso, mostrando i segni visibili di una battaglia ancora tutta da combattere, e da vincere. Non cedono alla paura, allo sconforto e alla stanchezza. Ed è a loro che diciamo e che diremo grazie, alla loro totale abnegazione e alla loro presenza infaticabile dopo ore di lavoro stremante, ricordandoci che i supereroi non sono solo quelli dei fumetti, perché la parte più difficile in questo momento sta toccando proprio a loro.

In questi giorni di forzata immobilità in casa scorgiamo poi il silenzio, quello stesso assordante e surreale silenzio che si interrompe tutte le volte in cui il Paese si affaccia dai balconi e canta per farsi coraggio, perché la musica può salvare. Le note dell’Inno di Mameli risuonano lungo tutta l’Italia. Un canto di squadra, fatto di gente comune, ma anche di tantissimi personaggi dello spettacolo che da giorni invadono i social, proponendo mini concerti ed interazioni con il pubblico che si rivelano in questo momento più benefiche rispetto all’usuale. Un po’ ovunque invece sono le bandiere tricolore che sventolano fiere dai balconi: non si vedevano dagli ultimi mondiali di calcio, ma ora hanno un senso ben diverso…

Adesso che il Paese è vuoto e possiamo ammirarlo solo dalla finestra, la sua bellezza ci manca da morire, ma una cosa ci deve rassicurare: quando tutto questo sarà passato, torneremo a riempire le nostre bellissime piazze, ed i monumenti, che il mondo tanto ci invidia, torneranno a fare da sfondo ai nostri abbracci, alle nostre fotografie, alle nostre vite… ci riprenderemo tutta quella bellezza, perché là, fuori da quella finestra, c’è sempre il Paese più bello del mondo.

A cura di Norma De Vito