La Siria è sotto attacco

Era il 9 ottobre quando la Siria stava subendo l’ennesimo raid aereo, stavolta da parte dei turchi, o forse sarebbe meglio dire da parte di Erdogan, che ha dichiarato l’obbiettivo di colpire le milizie curdo-siriane in quanto considerate terroriste per liberare il nord-est della Siria, dopo l’annuncio di Trump del ritiro delle truppe statunitensi dalla regione. Le truppe curde si stanno già organizzando per non farsi trovare impreparate, come quando riuscirono a combattere e sconfiggere l’Isis e l’Occidente le acclamò. 

Una guerra “moderna” quella a cui stiamo assistendo, poiché combattuta su due fronti. Un primo, reale, in cui muoiono persone, secondo fonti turche esclusivamente “terroristi”, mentre secondo fonti curde, civili innocenti. Un secondo invece, in cui si combatte a colpi di tweet, o attraverso dichiarazioni, prese di posizione o minacce. I capi politici europei e non, sono contro quest’iniziativa turca e la condannano per due motivi: per prima cosa, per non far patire ulteriori sofferenze al popolo siriano e innescare così una crisi umanitaria, dopodiché perché un indebolimento delle forze curde vorrebbe poter dire una pericolosa ripresa dell’Isis, dal momento che i curdo-siriani hanno in custodia migliaia dei suoi prigionieri e sono gli artefici della sua momentanea sconfitta. 

Tanto il rammarico per i molti Paesi europei che hanno venduto armamenti alla Turchia, tra cui in cospicua parte anche l’Italia, che dovrà sospenderli rapidamente per non infrangere l’articolo 11 della Costituzione e la Legge 185 del 1990. Al momento, i Paesi che hanno già espresso la volontà di sospendere la vendita di nuove armi sono Francia, Germania, Paesi Bassi, Finlandia e Norvegia.

Una mappa aggiornata della situazione nella Siria settentrionale e centrale. I curdi sono segnati in giallo, la Turchia e i suoi alleati in verde chiaro, i ribelli anti-Assad in verde scuro e il regime di Assad e i suoi alleati in rosso. L’offensiva turca sta avvenendo nelle zone di confine in giallo tra Turchia e Siria, da nord a sud (Liveuamap) Fonte: Il Post

Ad aumentare le preoccupazioni sono inoltre le scioccanti dichiarazioni del presidente Erdogan, il quale minaccia di inviare milioni di rifugiati in Europa se l’UE si intrometterà, dimenticandosi che quest’ultima ha già compensato la Turchia a suon di miliardi al fine di farle trattenere i profughi, diminuendo in amplissima parte gli arrivi in Europa. Il ministro degli esteri Di Maio e il Premier Conte non sono rimasti in silenzio davanti a questi avvenimenti, invitando tutti i paesi dell’Unione Europea a muoversi all’unisono e a non permettere che simili minacce possano influenzare le loro azioni future. 

Il mondo si trova in una fase tesa, dalla sorte incerta e in bilico ci sono le vite di uomini, donne e bambini che da anni sono colpiti da catastrofi umanitarie. In Italia in questi giorni si stanno già organizzando fiaccolate e manifestazioni per alzare la voce contro queste azioni abominevoli e disumane che lasciano a tutti, se non ai jihadisti, amarezza e sdegno.

A cura di Edoardo Orciani