Revenge-porn: una vendetta pubblica e cruenta

Il mondo dei social può essere un posto spaventoso. Lo sanno bene i numerosi ragazzi e ragazze vittime di cyberbullismo ovvero la manifestazione del fenomeno del bullismo che avviene in rete. Lo smartphone, il principale strumento che viene utilizzato per accedere a Internet, è usato dal 97% dei ragazzi di 15-17 anni e dal 51% dei bambini di 9-10 ed è proprio in questa “agorà virtuale” di un mondo parallelo che avvengono comportamenti violenti, aggressivi che però hanno conseguenze fin troppo reali che vanno dall’isolamento al suicidio. Sono molteplici le indagini che dimostrano la crescita costante di questo triste fenomeno e sono sempre di più i messaggi di odio e i commenti offensivi che leggiamo sotto le foto e i video dei profili social, tanto che sorge spontaneo chiedersi come sia possibile trovare il coraggio di scrivere cattiverie e insulti nascosti dietro uno schermo, con un nome falso, senza conoscere la persona alla quale dedichiamo tutta la nostra malata attenzione. La risposta è quasi automatica: questo non è coraggio, è solo codardia. Ti senti più forte odiando una persona quando potresti amare di più te stesso senza prendertela con gli altri.

Recentemente la nota applicazione di messaggistica istantanea, Telegram, ha ricevuto una notevole attenzione ma non per propri meriti, tutt’altro. Sono state infatti scoperte migliaia di chat dove gli utenti, nascosti da pseudonimi, si scambiano video, fotografie private (contenenti atti erotici e sensuali) senza il consenso delle persone che vi compaiono. É addirittura possibile ritrovare numeri telefonici e recapiti social con l’obiettivo di distruggere la vita agli ex, soprattutto alle ex partner. La situazione si aggrava laddove si è scoperto che i/le protagonisti/e di questi video e/o foto sono minorenni andando a caratterizzare la vicenda come pedo-pornografia. Uno di questi gruppi si chiamava “Stupro tua sorella 2.0” con decine di migliaia di iscritti. Un vero e proprio branco virtuale che viola e stupra le ragazze presenti in queste fotografie, senza remore alcuna, senza rispetto, con la convinzione di essere “più uomo”, “un uomo vero”. Niente di più lontano dalla verità. Se questo è un uomo, nessuno vorrà più esserlo.

Lo scambio di foto di ex come vendetta è sanzionato dal codice penale italiano grazie all’intervento della legge n. 69 del 19 luglio 2019, la cd. legge “codice rosso”. L’art. 612-ter c.p. intende difendere le vittime la cui libertà morale, sessuale e integrità psico-fisica è stata lesa da azioni riprovevoli. Perché non dovremmo dover vivere in un mondo dove l’amore si trasforma in odio, in vendetta, dove i responsabili si fanno beffa delle conseguenze catastrofiche che le loro azioni possono avere nella vita delle vittime.

É un problema che non inizia e non finisce con l’esistenza di Telegram e tanto meno con la decisione di una persona di farsi delle foto intime. Il problema di base è la lacuna culturale circa la libertà sessuale, il consenso, concetti messi in secondo piano (a volte completamente ignorati) dall’esistenza di stereotipi e pregiudizi. “Se non ti fai certe foto, nessuno le vedrà mai”, “se mandi le tue foto intime a un’altra persona, la colpa è tua”, un po’ come il “se ti vesti così” della cultura dello stupro. La società tende a biasimare la vittima invece di punire il carnefice. Ci ostiniamo a voler  insegnare alle donne come vestirsi, cosa fare e non fare, come comportarsi e come parlare per non dare un’idea “sbagliata” delle proprie intenzioni come se fossimo noi le responsabili della violenza che subiamo. Se qualcuno ti stupra, ti riempie di lividi e tagli, ti condiziona al punto tale da non poter più vivere liberamente o ti ricatta perché ha foto o video compromettenti, NON É COLPA TUA. Non lo è. Non è perché hai indossato una minigonna, una maglietta scollata, perché hai bevuto più del solito o perché hai inviato le tue foto in reggiseno, che possono puntarti il dito contro e farti sentire colpevole di un reato che non hai commesso. I responsabili sono coloro che ti stuprano, che ti violentano, che condividono le tue foto online con migliaia di persone. Sono loro i mostri. Non tu. La società dovrebbe insegnare che quando una donna dice no, significa no. Non voleva dire “forse”, “sì”, ha detto no perché è no. Non c’è bisogno di alcun mansplaining.

Anonymous, una forma di attivismo nato su Internet (anche se spesso etichettato come collettivo hacker) che si occupa di divulgare informazioni ottenute con mezzi illeciti per tutelare l’estrema libertà di espressione, ha recentemente lanciato la campagna #RevengeGram, una pulizia del web da chiunque pubblichi e condivida contenuti a sfondo sessuale. Una vera e propria guerra per fermare i responsabili. Gli Anonymous italiani hanno invitato tutti a partecipare a questa iniziativa: “Uniti da un ideale comune potremo mettere la parola fine a questi crimini ignobili contro vittime che non hanno nemmeno la capacità di difendersi. E in quanto a voi nascosti nell’ombra, che vi fate scudo di un monitor e vi sentite al sicuro protetti dall’anonimato, stiamo venendo a prendervi!”.

A cura di Valentina Della Torre

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Rileggi qui l’articolo di RadioLuiss sulla vicenda Telegram.