Russia, disastro ambientale in Kamchatka

Sarebbe morto il 95% degli animali marini.

Circa una settimana fa i surfisti, amanti della spiaggia Khalaktyrskij in Kamcatka, sono stati tra i primi testimoni di una nuova e tragica catastrofe ambientale. Le foto di carcasse di animali marini postate sui social e i sintomi accusati dai surfisti, come tosse, febbre, vomito e soprattutto ustioni oculari, hanno attirato l’attenzione di Greenpeace Russia, che il 4 ottobre ha condotto una spedizione nelle acque della penisola. La scoperta? Macchie di inquinamento la cui origine è sconosciuta. Non si tratta di petrolio, come aveva ipotizzato il ministro per l’Ambiente regionale Aleksej Kumarkov, credendo in un errore di una nave di passaggio.

Le cause sono ancora ignote, ma sono prevedibili le conseguenze.

Numerose sono le ipotesi relative alle cause scatenanti. L’ecologo Lisitsin presuppone si tratti di componenti tossici di carburante derivanti dai razzi di un poligono militare in disuso dal 1998 non lontano dalla penisola. Secondo un sito locale, invece, l’inquinamento sarebbe dovuto ad una perdita di pesticidi dal poligono Kozelskij.

Strani sintomi

“ Hanno iniziato a presentare strani spiacevoli sintomi ” – ha dichiarato Anton Morozov, direttore di una delle principali scuole di surf della zona.

“ Molti hanno lasciato l’Oceano in fretta. I sintomi compaiono anche senza il contatto con l’acqua ” – ha spiegato, parlando di bruciore agli occhi, mal di gola e vomito provocati dall’avvelenamento causato dall’insolito odore del mare.

Le parole di Greenpeace

In ogni caso, Greenpeace ha definito l’evento come un vero e proprio disastro ecologico in corso, che ha provocato la morte del 95% della fauna marina del luogo. Anche il fotografo Aleksandr Korobok, che ha condotto un’immersione nelle acque inquinate subendo delle ustioni chimiche, ha affermato: “l’ecosistema è stato notevolmente minato e ciò avrà conseguenze a lungo termine, poiché tutto in natura è interconnesso”. Niente di più vero, se si considera l’impatto che ogni minimo cambiamento può avere sul ciclo vitale di flora e fauna. Nell’imperfezione, tutto ha inevitabilmente un senso, una funzione, un effetto in natura.

Ecco allora che un paradiso come la Kamcatka, con le sue lunghe spiagge di sabbia nera, le suggestive cime dei vulcani e il parco Nalychevo patrimonio dell’Unesco, si ritrova minacciato dall’ennesima contaminazione. Con esso, l’intero oceano Pacifico attende le temute conseguenze.

A cura di Aurora Leoci