Il focus – Luca Palamara

Il primo ex presidente della storia dell’ANM ad essere espulso dall’ordine giudiziario. Ecco il nostro focus su uno degli scandali più grandi del nostro Paese degli ultimi anni.

Per chi se lo fosse perso: scoppia nel maggio 2019 il caso Luca Palamara, ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati dal 2008 al 2012, esponente di spicco della corrente centrista di Unicost, Palamara è stato componente del Csm nel quadriennio 2014-2018.

Il processo parte quando il procuratore capo di Roma Palo Ielo trasmette alla procura di Perugia il presunto caso che coinvolge Luca Palamara, contestandogli l’accusa di corruzione per aver ricevuto 40mila euro per una nomina e aver avuto rapporti con l’imprenditore Fabrizio Centofanti, mettendo a disposizione la sua funzione giudiziaria. Nonché con gli avvocati Pietro Amara e Giuseppe Calafiore già coinvolti in indagini a Messina e Roma.

Nonostante il segreto di ufficio Palamara, tramite 2 consiglieri del Csm (ora indagati per favoreggiamento e violazione del segreto di ufficio), viene informato di essere tra gli indagati dalla procura Perugia.

La vicenda principale del processo però, è una cena svolta l’8 maggio 2019 all’hotel Champagne dove cinque consiglieri del Csm, Luigi Spina e Gianluigi Morlini di Unicost (presidente della commissione per gli incarichi direttivi), Corrado Cartoni, Antonio Lepre e Paolo Criscuoli, di Magistratura indipendente (ora tutti dimessi), insieme ai politici Luca Lotti e Cosimo Ferri, avrebbero discusso di strategie sulle future nomine ai vertici delle procure.

Peccato che la riunione sia stata intercettata dagli inquirenti tramite un trojan, una microspia-virus, introdotto nel cellulare di Palamara poi sequestrato.

Inoltre il Trojan registrato centinaia di conversazioni, proprio mentre al Csm si discuteva sul candidato più idoneo a reggere la procura di Roma. In lizza diversi esponenti di spicco della magistratura, come Giuseppe Creazzo procuratore di Firenze, Franco Lo Voi di Palermo e Marcello Viola, procuratore generale a Firenze.

Risulta chiaro, grazie alle intercettazioni, come Palamara cerchi di far andare l’incarico ad una figura a lui amica per pilotare il processo in cui era indagato a Perugia.

Il caso travolge il Csm che deve procedere alla sostituzione di ben 5 componenti.

L’ex pm è accusato di aver pilotato, solo per interessi personali, la nomina del procuratore di Roma oltre ad aver creato una strategia di discredito ai danni del procuratore aggiunto Paolo Ielo.

Nel maggio 2020 la procura di Perugia chiude l’inchiesta e deposita gli atti.

Diventano pubbliche tutte le intercettazioni incluse le chat di Palamara con i colleghi.

Non solo quelle del 2019, ma anche quelle degli anni precedenti, il 2017 e il 2018.

Centinaia di brevi conversazioni che avevano sempre ad oggetto richieste di incarichi al Csm, per le quali i vari candidati, di tutte le correnti, si rivolgevano a Palamara per avere un appoggio.

Luca Palamara è stato radiato dalla magistratura dopo la decisione del collegio disciplinare del Csm, è la prima volta che un ex consigliere del CSM viene rimosso dall’ordine giudiziario, oltre a essere il primo ex presidente dell’Anm (Associazione nazionale magistrati) a subire questa decisione.

Palamara ha fatto sapere di non aver nessuna intenzione di fermarsi qui, ha annunciato ricorso alla Sezioni Unite della Cassazione e alla Corte Europea dei Diritti Umani.

Il Csm dovrà valutare ancora varie posizioni di giudici (gli ex consiglieri del Csm che hanno partecipato alla riunione all’hotel Champagne). Sicuramente, rimane un‘ombra attorno al potere giudiziario. Già da qualche mese, quella stessa chiamata in correità, fatta da Palamara: “Non ho agito da solo. Ero parte di un sistema”.

A cura di Angelo De Martinis