Una settimana di debutti – Da Lous and the Yakuza a Francesco Bianconi

La nostra Matilde ci racconta le novità sul panorama musicale, nazionale e internazionale.


Lous and the Yakuza, pseudonimo di Marie-Pierra Kakoma, rappresenta una delle più grandi novità del panorama musicale degli ultimi anni. Cantautrice e modella di 24 anni, nata in Congo ma trasferitasi in Belgio durante l’adolescenza, l’artista trasmette con grande passione e delicatezza la sua determinazione verso la carriera musicale, che ha intrapreso anche senza l’appoggio della sua famiglia.


Lous è l’anagramma di “Soul”; proprio la sua anima, infatti, traspare dalle sue note urban- pop che le permettono di sfiorare il milione di ascoltatori al mese. Questa settimana è uscito il suo album di debutto, “Gore”, che contiene tutti i suoi singoli precedentemente rilasciati. Tra questi, particolare attenzione va a “Dilemme”, il primo brano che ha scalato le classifiche, e “Amigo”, l’ultima anticipazione dell’album che inneggia alla danza e alla resistenza.


Spostandoci a Londra, troviamo beabadoobee, una delle indie rocker più interessanti della scena inglese, che ha appena pubblicato il suo album d’esordio “Fake it Flowers”. Beatrice Kirsti deve la sua fama al suo primo singolo, “Coffee”. Il brano, infatti, divenuto virale dopo essere stato pubblicato per gioco, le ha permesso di firmare un contratto con la Dirty Hits, casa discografica di artisti e band di successo come i The 1975.


Nelle dodici tracce del suo nuovo album, Beabadoobee si distacca leggermente dalle sonorità Lo-fi, avvicinandosi più ad uno stile indie-rock anni 90. Questa variazione di genere si nota in maniera particolare nel singolo rilasciato tre giorni fa, “Together”, dove Bea racconta di una dipendenza d’affetto, ma anche di come sia necessario imparare a stare bene da soli.


Infine, tra le nuove uscite discografiche nazionali troviamo “Forever”, l’album di debutto del leader dei Baustelle Francesco Bianconi.
L’artista ha deciso di mettersi in gioco pubblicando il suo primo album da solista, privo non solo della sua band ma anche di qualsiasi altra sovrastruttura. I dieci brani, infatti, sono minimalisti, ridotti solamente a piano, voce e quartetto d’archi.


La necessità di portare avanti un’idea distaccata dal proprio gruppo nasce dal bisogno di una pausa dopo un periodo carico di attività. Come ha raccontato Bianconi a fine estate inun’intervista per Musicultura, questo album ha soddisfatto l’urgenza dell’artista di intraprendere un percorso più riservato, introspettivo e indipendente dalla sua band.

A cura di Matilde Mariani