I dimenticati lavoratori dello spettacolo

Dalla protesta dei bauli allo sconforto più totale dei lavoratori dello spettacolo.


Unico Settore, Unico Futuro” era questo lo slogan che, sabato 10 ottobre, si leggeva sullo striscione apparso a Milano durante la protesta dei lavoratori dello spettacolo.

500 bauli neri, solitamente utilizzati per contenere l’occorrente per la realizzazione e l’allestimento degli spettacoli dal vivo, hanno occupato interamente Piazza del Duomo. Al centro, un baule rosso sui cui è stata adagiata una rosa bianca in onore e in commemorazione di tutti i colleghi che sono venuti a mancare.


Nel pieno rispetto del distanziamento sociale, 1300 operatori del settore dello spettacolo sono scesi in piazza, vestiti di nero, sollevando bauli, solitamente carichi di attrezzatura ma ora completamente vuoti, con l’intento di attirare l’attenzione delle Istituzioni sulla crisi economica che ha travolto tale settore dall’inizio dell’emergenza sanitaria da Covid-19.

Fabio Pazzini, event manage, direttore di produzione e membro dell’associazione culturale senza scopo di lucro BIP, promotrice di tale manifestazione, ha dichiarato:

“Come molti colleghi sono fermo da febbraio. C’è qualcuno che lavoricchia, ma sono cose molto piccole perché in questo momento non c’è sostenibilità economica. Noi abbiamo riunito in piazza tutti i lavoratori e le rappresentanze delle imprese che lavorano nel settore, dai promoter di eventi e concerti ai service audio-luci perché è importante dimostrare alla politica che esiste un settore unito che chiede con un’unica voce una sola cosa: poter ripartire e guadagnarci da soli il pane quotidiano”.

Durante i mesi più intensi di lock- down, il centro studi Doc aveva stimato una perdita di 8 miliari di euro in un solo mese di inattività totale. Un dato a dir poco impressionante!

I lavoratori della “event industry” fermi durante la quarantena hanno raggiunto il 90%, intendendosi con event industry non solo tutte le attività di eventi e di spettacoli dal vivo, come teatri, concerti, ma anche i servizi culturali, come musei e mostre.

A livello mondiale, si stima che circa il 95% degli eventi sia stato cancellato. Nel settembre del 2020, nuovo movimento “We make events”, che riunisce tutti i lavoratori di un settore totalmente paralizzato dalla crisi e senza fiducia nel futuro, si è diffuso in America.

Anche l’Italia ha aderito con particolare entusiasmo a questo movimento e, di fatto, i lavoratori, che hanno manifestato in piazza a Milano, si sono fatti carico di rappresentare tutti i 570.000 operatori dello spettacolo presenti nel nostro paese e che ad oggi non possiedono sicurezze sulla loro vita professionale.

“Noi del mondo degli eventi possiamo sederci e aiutare il Governo a scrivere regole funzionali ad una reale ed efficace ripartenza, alla sicurezza e al sostegno del comparto, non solo in termini di sostegno economico, ma strutturali”, dichiara il comitato promotore. 

Obiettivo della manifestazione era, dunque, quello di sollecitare un confronto tempestivo, efficace e proficuo con il Governo allo scopo di rivitalizzare il settore dello spettacolo e della cultura.

Tuttavia, alla luce del nuovo D.P.C.M firmato dal Presidente Conte il 24 ottobre, tale obiettivo non sembra esser stato raggiunto. I nuovi provvedimenti, infatti, sempre più restrittivi, rischiano di far sprofondare in un baratro di incertezze e difficoltà il settore dello spettacolo italiano, già in ginocchio.

Molti lavoratori e operatori del mondo dello spettacolo, ritengono, infatti, che la chiusura di cinema, teatri e sale da spettacolo siano misure del tutto incomprensibili. Al riguardo, un’indagine, condotta dall’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo (AGIS) nel periodo che va dal 15 giugno all’11 ottobre, ha rilevato, tramite le segnalazioni pervenute dall’ASL e tramite la tecnologia offerta dall’ App Immuni, la presenza di un unico caso positivo al virus su 2.782 spettacoli e 347.262 spettatori.

Lo studio testimonia quanto i luoghi che ospitano gli spettacoli dal vivo siano sicuri e attenti al rispetto dei protocolli varati in ambito igienico-sanitario.

Nelle ore immediatamente successive alla conferenza stampa del Presidente del Consiglio, l’associazione Cultura Italiae ha lanciato un accorato appello, “Vissi d’Arte”, rivolto al Ministro Franceschini e al Presidente Conte, e aperto alla sottoscrizione di tutti i cittadini, con la speranza di sollecitare il governo a riconsiderare la chiusura dei luoghi di cultura. La petizione conta ad oggi un totale di 104,665 firme.

“È soprattutto per l’importanza di non privare l’Italia del proprio immaginario collettivo che vi chiediamo a nome della Associazione Cultura Italiae di mantenere indistintamente tutti i luoghi della cultura aperti!

Siamo importanti per la società civile perché vi supportiamo nel vostro difficile compito istituzionale a mantenere elevato lo spirito dei cittadini, nella piena consapevolezza delle sofferenze che stanno incontrando a livello personale, familiare e professionale. È soprattutto in questa seconda ondata che ne avremmo più bisogno.”

https://www.culturaitaliae.it/vissidarte/

Intanto, tutti i lavoratori del settore dello spettacolo sono pronti a scendere nuovamente in piazza con l’intento di ottenere definitivamente un riconoscimento del proprio lavoro da parte delle Istituzioni. 


Le Federazioni Nazionali Slc Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil hanno promosso una manifestazione pacifica, “L’assenza spettacolare”, prevista per il 30 ottobre coinvolgendo numerose città italiane.

Appare estremamente necessario trovare soluzioni efficaci per fornire un supporto economico adeguato e concreto destinato alla rinascita e alla valorizzazione del Sistema Produttivo Culturale e Creativo, che solo nel 2018 aveva sfiorato il 6,1% del PIL italiano, nel pieno rispetto dell’art. 9 della nostra Costituzione secondo cui “la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

Si nutrono inevitabilmente speranze sull’incontro tra il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Franceschini, e il movimento Bauli in Piazza, protagonista indiscusso della protesta dei lavoratori dello spettacolo del 10 ottobre scorso, in agenda la settimana prossima durante il quale saranno esposte idee e, si spera, soluzioni per ovviare alle criticità e difficoltà subite dal settore dello spettacolo e dal sistema culturale italiano durante questo periodo storico.

A cura di Rosa Garbo