#Route2020: le condizioni dell’America post-Trump

L’esito delle nuove elezioni americane è ormai riconosciuto da tutti i più importanti rappresentanti politici del mondo. L’unico che continua ad ignorarne l’esito è colui che ha perso l’elezione: Donald Trump. Infatti il Presidente uscente continua a sostenere che ci siano stati degli brogli elettorali, i quali hanno dunque permesso la vittoria di Joe Biden. Così, ha avviato un’azione legale in Michigan, Pennsylvania, Nevada e Georgia per far ricontare le schede elettorali. In realtà se anche fossero fasulli gli esiti di questi quattro stati, Biden deterrebbe comunque la vittoria con un margine di voto davvero ampio che arriva fino a 306 grandi elettori.

Negli USA ci sono diverse teorie che giustificano la reazione perlopiù anticostituzionale di Trump. Quando venne eletto nuovo presidente nel 2016, la notte stessa della sua vincita, Clinton tenne un discorso in cui si congratulava facendo un discorso riconoscendo la vittoria dell’avversario. Il giorno dopo fu convocato da Obama alla Casa Bianca col fine di trovare un margine d’intesa e collaborazione. Era il nuovo presidente degli Stati Uniti, quindi doveva essere riconosciuto come tale, schieramenti politici e simpatie a parte.

Molti sostengono che l’atteggiamento altisonante di Trump dopo queste elezioni sia dovuto alla sua scarsa considerazione delle Istituzioni, in quanto le concepirebbe come una mera competizione personale. Si deve riconoscere che per quanto sia poco plausibile quest’opinione, costituisce ciò che rappresenta Trump per il suo elettorato. Proprio il suo modo di fare, ha comportato nel 2016 la sua vittoria. Questa mancanza di considerazione per l’assetto istituzionale ha avuto un grande successo anche in Italia, grazie alla scarsa fiducia del popolo.

L’elettorato di Trump, quello che lo sostiene anche in questa lotta assurda contro i “fraud votes”, è anche quello delle aree rurali, deluso dalla politica di Obama di cui si ricordano, a detta loro, scarsi aiuti economici in seguito alla crisi del 2008 e le diverse missioni militari autorizzate in Iraq che hanno comportato diverse perdite. Trump gli ha dato un capro espiatorio su cui riversare la propria rabbia e frustrazione, rappresentato dal topos più usato nella storia: l’arrivo dello straniero che viene ad usurpare le proprie donne e la propria terra rubando il lavoro ai nativi. Fa niente se sia il messicano che emigra perché gli USA hanno impoverito il suo Paese, mai conferendogli una vera indipendenza, o se sia l’afroamericano arrivato lì non per scelta. I veri nativi che hanno visto usurpare i propri luoghi, sono altri confinati nelle riserve.

Del resto, questo è un fenomeno che ha avuto largo seguito anche in Europa con movimenti populisti che hanno seguito la stessa strategia di Trump. Come negli USA, questo fenomeno finirà a breve. Perché la realtà attuale è molto più complessa e questa visione semplicistica non fa altro che puntare sulla rabbia dell’elettorato.

Il Covid ha amplificato l’inadeguatezza di questo filone politico a risolvere i problemi reali dei Paesi e proprio questo dovuta alla sua gestione irresponsabile della pandemia e dei suoi effetti economici.

L’altra parte dell’elettorato di Trump, il suo principale sostentatore economico, è rappresentato dagli esponenti delle più grandi lobbies degli USA che si oppongono ad uno Stato che chiede le tasse in base al proprio credito, come l’amministrazione Biden sostiene di fare, o che intenda esercitare un controllo maggiore sull’economia del Paese.

Secondo l’opinione pubblica statunitense, Trump, appoggiato da questa fetta dell’elettorato, starebbe cercando disperatamente di aggiudicarsi la vittoria in quanto, quando scadrà ufficialmente il suo mandato, non avrà più l’immunità presidenziale che a renderlo esente dalle diverse accuse di evasione fiscale, durata circa dieci anni e di abusi sessuali.

Un’altra ipotesi della strategia di Trump, appoggiato da una parte consistente del Partito Repubblicano, è semplicemente che si voglia approfittare della situazione per monetizzare il tutto.

Trump avrà anche perso, ma la sua amministrazione ha lasciato un paese estremamente diviso. Se prima la divisione consisteva nelle città borghesi del Nord e i campi di cotone dei proprietari terrieri del Sud, ora vi sono due linee di pensiero totalmente contrapposte che esulano dai luoghi di appartenenza: da una parte i suprematisti bianchi e dall’altra “Black Lives Matter”, da una parte manifestazioni con la bandiera della Confederazione, dall’altra manifestazioni con la bandiera arcobaleno.

È una divisione culturale che in una maniera più attenuata si è manifestata anche in Europa, chiaramente con casistiche diverse.

Il Covid, nonostante abbia effettivamente amplificato le disuguaglianze sociali ed economiche, ha però mostrato quanto in fondo non fosse così sviluppata la nostra società , le lacune nel nostro sistema, i problemi della burocrazia e quanto l’uguaglianza di diritti e doveri non piaccia proprio a tutti. Settant’anni di pace e progresso economico e culturale, hanno solo portato a questo?

A cura di Virginia Zappimbulso