La luce in fondo al tunnel: il primo vaccino in via di accettazione


I primi epocali risultati scientifici, la speranza di tornare alla normalità si accende di nuovo – in America soggetti a rischio vaccinati entro la fine del 2020.


Seconda ondata pandemica e 11 i vaccini giunti alla terza fase. Questi i dati dei progressi scientifici raggiunti negli ultimi giorni. La lunga corsa al vaccino sembra rendere i primi risultati. Il merito va in primo luogo attribuito alle case farmaceutiche Moderna e Pfizer/BioNTech, learders del settore, per aver condotto il proprio vaccino sperimentale sino all’ultima delle 3 fasi del test clinico, terminando il processo di sperimentazione e producendo i risultati più efficaci e sicuri.


La corsa
Sin dall’inizio dell’ondata pandemica sono stati elaborati ben 212 vaccini anti Sars-CoV-2. Dato il lugo processo di creazione dei farmaci sono solamente 48 quelli in fase di sperimentazione, e 11 quelli giunti alla terza ed ultima fase. Le aziende farmaceutiche ad aver raggiunto la fase 3, cioè quella dei test clinici, sono impegnate all’incirca dalla fine dell’estate nell’arruolamento e la somministrazione dei vaccini a gruppi di volontari.


Le tipologie di vaccino
Si possono individuare 4 differenti categorie di vaccini sperimentali. In primis quelli basati sull’RNA messaggero (mRNA) come i modelli proposti dai sovracitati Moderna e Pfizer/BioNTech. La molecola di RNA si occupa di codificare e trasportare le istruzioni contenute nel DNA per produrre le proteine. Questi vaccini sono caratterizzati da una particolare rapidità di produzione, fatto che probabilmete spiega il primato.
Gli ulteriori vaccini si basano su una potenziale risposta immunitaria suscitata dalla iniezione di particelle virali di Sars-CoV-2 inattivate oppure di virus innoqui modificati geneticamente. In ultimo i vaccini programmati con la proteina ‘Spike’ di Sars-Cov-2, quella proteina che caratterizza la superficie irregolare del virus da cui deriva la nota forma a ‘‘corona’’ da cui il nome dello stesso. Numerosi i campioni facenti parte delle ultime categorie ma ancora a livelli troppo essenziali della fase di sperimentazione per produrre risultati attendibili.


La sperimentazione
Per quanto riguarda il vaccino di Pfitzer e BioNTech, i test clinici sono stati eseguiti su circa 44mila volontari provenienti da 150 siti di sperimentazione collocati in 6 Paesi doversi. Solo la metà dei volontari ha ricevuto il vaccino in doppia dose (con 28 giorni di intervallo) mentre la restante metà una soluzione innoqua, un placebo. La strategia ha concesso di valutare la capacità protettiva del vaccino confrontando quanti dei volontari vaccinati contraessero un’infezione da coronavirus rispetto a coloro che si ammalassero senza aver ricevuto la dose. A detta delle aziende si sono verificati 170 casi totali di infezioni contratte, ma di questi solo 8 i casi rilevati nel gruppo dei vaccinati contro i 162 casi del gruppo che aveva ricevuto il placebo.


I dati raccolti
Tra i casi verificatisi in totale nella sperimentazione, sono in totale 10 quelli che hanno manifestato sintomi gravi. Questo risultato è certamente significativo, sembra prevedere la capacità del vaccino di prevenire non sono i casi di sintomi lievi, ma anche e soprattutto quelli più gravi che possono essere mortali. Inoltre, il vaccino si dimostra efficace tra gli ultra70enni, categoria a rischio per antonomasia. Le ultime analisi del prototipo hanno dimostrato che il vaccino di Pfitzer e BioNTech è efficace al 95% contro il COVID-19 dal 28esimo giorno dopo la prima dose.
Anche l’azienda statunitense Moderna si aggiudica un risultato promettente, dalle ultime analisi emerge infatti un’efficacia pari al 94.5% del vaccino a modello mRNA proposto.

Diffusione del vaccino
Lo scorso 20 Novembre, Pfizer/BioNTech ha confermato di aver inviato richiesta per la distribuzione d’urgenza del vaccino alla U.S. Food and Drug Administration (FDA), l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti farmaceutici. Inoltre l’azienda sta programmando di avviare la pratica di distribuzione anche in altri Paesi, a partire dalla bisognosa Europa, fino al Canada, Autralia e Gaippone, poi in tutto il mondo. Secondo le previsioni, le due aziende mirano alla produzione globale di circa 50 milioni di dosi solo nel 2020 e fino a 1.3 miliardi entro la fine del 2021. La distribuzione sarà avviata apenna ricevuta l’autorizzazione da parte della FDA.


I tempi dell’immunità
I tempi di durata dell’immunità sono ancora da stabilirsi, questi solitamente dipendono dal modo in cui il sistema immunitario risponde alla vaccino. Per fare un esempio pratico, il vaccino antifluenzale classico agisce mediante la produzione di anticorpi neutralizzanti. Questi sono capaci di proteggere l’individuo per circa un anno, tempo in cui il virus dell’influenza comune cambia di ‘forma’, per poi attaccare nuovamente l’organismo allo scadere del tempo di immuntà sotto una veste diversa. Nel caso specifico del vaccino anti Sars-CoV-2 non è ancora stato accertato il tempo di sopravvivenza degli anticorpi, e qualora si raggiungesse l’obiettivo di una protezione annuale, questo sarebbe un risultato rassicurante.


La conservazione
Nella previsione di una potenziale distribuzione massiva dei vaccini, una volta ottenuta l’autorizzazione, è essenziale determinare le direttive di conservazione degli stessi così da preservarne le proprietà anche nei trasporti più duraturi. Innanzi tutto il vaccino testato dalla Pfizer e BioNTech necessita di essere conservato ad una temperatura di -70°C. Per l’azienda farmaceutica si presenta una sifda logistica non indifferente, prontamente fronteggiata dall’ideazione di contenitori isolanti con ghiaccio secco che dovrebbero garantire il mantenimento della temperatura.
Differentemente, la soluzione di Moderna si conserva a -20°C ed una volta scongelata preserva le sue proprietà per circa trenta giorni se conservat ad una temperatura tra i 2 e gli 8°C. Temperature da comune frigorifero che potrebbero rendere questo vaccino ampiamente fruibile.


A cura di Michela Santucci

Bibliografia: www.pfizer.com