Sui giovani d’oggi ci scatarro su

Una riflessione del nostro Direttore Gaetano su XFactor e l’underground verso la finale, tra citazionismo, revisionismo e nostalgia.

XFactor è uno dei pochi format televisivi che non ha bisogno di presentazioni. Negli anni ha sfornato talenti di ogni tipo ed alcune tra le più grosse meteore del firmamento discografico italiano.

I Little Pieces of Marmelade

Nel corso delle edizioni ha provato ad innovare ed innovarsi in ogni modo, diventando un vero e proprio show più che un talent ed avvicinandosi, a tratti, addirittura ad un festival. Nelle ultime edizioni la mia attenzione è stata catturata dalla presenza in giuria di uno degli artisti di riferimento per la mia formazione: Manuel Agnelli. Fin da subito, il leader degli Afterhours, si è fatto promotore della cultura Underground e Alternative, volendo essere l’elemento di disturbo, volendo ricercare qualcosa che in giro, almeno da noi, non si era ancora visto. Non necessariamente aderendo alle classiche logiche di mercato, forse mai come quest’anno ha voluto osare, sconvolgere e disturbare, appunto. Melancholia e Little Pieces Of Marmelade si sono fatti apprezzare forse anche un po’ a sorpresa, fino al quinto live i primi e fino alla finale i secondi.

Gli Afterhours con Manuel Agnelli

Ma la verità è che queste parole, questi pensieri, niente vogliono avere a che fare con la competizione, e molto, invece, con la musica in generale e con una determinata immagine di questa. La semifinale del giovedì appena passato, infatti, ha avuto ed avrà una valenza storica incalcolabile per quella che da sempre viene definita una nicchia: quella underground o indie, quantomeno di prima generazione. Tutto questo si palesa in due momenti ben precisi: nel duetto di Alberto Ferrari dei Verdena con i LPOM e nella scelta di N.A.I.P., funambolico concorrente di Mika, di eseguire Milano Circonvallazione Esterna, proprio degli Afterhours di Manuel Agnelli.

La presenza di Alberto Ferrari storica lo è già di per sé, in quanto prima in assoluto. Ma perché è così importante la presenza dei Verdena come entità, anche solo nella persona di Alberto?

I Verdena

I Verdena, così come gli Afterhours, i primi Baustelle e la lista potrebbe continuare all’infinito, rappresentano un modo, molto specifico, di vivere per la musica e di intenderla. La libertà espressiva e decisionale con la quale negli anni hanno portato avanti i loro progetti è stata sempre vista e considerata come un vanto. Per generazioni intere che hanno avuto la fortuna di crescere con personaggi di riferimento del genere, che fosse nella loro nicchia (oggi si chiamerebbe comfort zone), in cameretta, o in un qualunque altro modo o tramite altro mezzo, certi messaggi, una certa tendenza al disagio e all’irrequietezza, sono state delle bandiere. Lo stesso N.A.I.P. ha dichiarato sulla scelta del brano degli Afterhours di essere stato folgorato dalla loro esibizione durante un MTV Day di, ormai, diversi anni fa. E credo che ognuno, qualsiasi sia la propria formazione, possa ricordare un momento del genere.

Non è una disquisizione su cosa sia indie o no, non sto nemmeno facendo uno di quei discorsi paternalistici in cui vi dico che “ai tempi miei, sapesse signora mia”. Sono solamente qui per dire, per testimoniare, che questa cosa è successa. Che Noi, una volta tanto, siamo usciti dalla nicchia nella quale per anni siamo stati confinati perché tristi, infelici, pesanti, coi gusti di merda, troppo intellettuali. È possibile uscire, lo abbiamo visto. Ed è una figata!

È una figata perché è giusto normalizzare certi messaggi, perché non saranno mai abbastanza le persone che hanno bisogno di sentirli per sentirsi meno soli, meno sbagliati. Per sentirsi capiti. Perché è normale.

Sono qui, però, anche per il risvolto della medaglia, per fare autocritica e dire che, forse, in quelle nicchie ci siamo anche trincerati, arroccati in queste torri d’avorio nelle quali abbiamo creduto ed ancora oggi crediamo a volte di essere meglio degli altri.

Nessuno crede che Muori Delay dei Verdena finirà in cima alla Viral Italia di Spotify, forse non ce lo auguriamo nemmeno. Però, magari, qualcuno in più avrà ricevuto una voce nuova, che nemmeno credeva di avere. E si sarà sentito meno solo.

La grande verità, dopo questa semifinale, è che, parafrasando un vecchio adagio, XFactor ha bisogno dell’Underground e l’Underground ha bisogno di XFactor.

Per chi c’era già, invece, e già lo sapeva, non immaginate nemmeno quanto sia stato bello assistere ad un pezzo di storia per questa cultura e pensare, a denti stretti, “ecco cosa vi siete persi in tutto questo tempo, stronzi!”.

In attesa di una finale che non sappiamo come andrà e chi proclamerà come vincitore del pubblico, mi tengo e ci teniamo stretti questo percorso, questo splendido tentativo ben riuscito. Che possa valere e durare una sola notte o per sempre nella nostra testa e nei nostri cuori.

A cura di Gaetano Amore