Mario Draghi, l’uomo oltre il semplice tecnico

Era il 12 marzo, quando Christine Lagarde annunciò: «Noi non siamo qui per accorciare gli spread. Non è questa la funzione né la missione della BCE. Ci sono altri strumenti e altri attori deputati a queste materie». E poi: «Whatever it takes 2 non è il mio scopo». 

La borsa italiana fece la peggior seduta della sua storia (-16,92%), non meglio nel resto del mondo. E fu proprio da quel momento, mentre il Covid dilagava, con le terapie intensive e il nostro sistema sanitario in affanno, che si iniziò ad invocare il nome di Mario Draghi.

Da allora, molto è cambiato: l’Europa ha modificato completamente approccio.

Comunque, il riferimento di Lagarde fu al “Whatever it takes”, il famoso discorso del 2012 con cui il suo predecessore alla guida della BCE, durante l’apice della crisi dell’euro in Europa, disse che la Banca Centrale avrebbe provato di tutto per preservare l’euro. Le sue parole sortirono gli effetti desiderati: i banchieri, finanzieri che continuavano a scommettere contro la tenuta della moneta, capirono che Draghi avrebbe sfoderato il suo miglior arsenale: la capacità della BCE di creare infinite quantità di denaro. Non si può scommettere contro una banca centrale: finirono le speculazioni e “Super Mario” salvò l’Euro.

Draghi ottenne un cambio di politiche sul fronte monetario anche nel 2015, sempre con il Quantitative Easing (programma di acquisto di titoli di Stato dei Paesi europei).

La crisi che sta vivendo l’Italia e il mondo in questi giorni, non è da meno.

Ieri sera, alle 21 circa, il Presidente Mattarella pone fine ai litigi tra le forze di maggioranza del Conte Bis (o meglio, pone fine alle speranze di un Conte Ter) : Draghi viene convocato stamattina alle 12 al Quirinale.

(Obama diceva ai suoi collaboratori: “Se c’è un problema, chiamate Mario.”)

Ma chi è Mario Draghi?

Draghi nasce nel 1947 a Roma da una famiglia benestante. Il padre era uno dei dirigenti della Banca d’Italia, mentre la madre una farmacista. Rimase poi orfano di entrambi i genitori a 15 anni, cresce con la zia e i fratelli minori. In una delle pochissime interviste rilasciate, raccontò che al ritorno di una vacanza con un amico, trova sul tavolo di casa una pila di bollette e corrispondenza da sbrigare. 

Di lui si sa ben poco, persona estremamente riservata. Figura di spessore, ampiamente riconosciuta per i successi ottenuti durante la carriera. Diventando Presidente del Consiglio incaricato, forse dovrà però abituarsi ad abbandonare un po’ di privacy.

Si laurea in Economia nel 1970, all’Università La Sapienza di Roma, la cui tesi ha come relatore Federico Caffè, uno dei più importanti e influenti economisti italiani.

Si trasferisce poi negli Stati Uniti per frequentare il MIT, dove nel 1977 ottiene un dottorato sotto la supervisione di Robert Solow e Franco Modigliani, due premi Nobel per l’economia. Draghi è infatti di scuola Keynesiana (nel Meeting di Rimini, cita una frase di Keynes – da lui definito come l’economista più influente del XX secolo – “Quando cambiano i fatti, io cambio opinione”).

La carriera nel settore pubblico e poi nel privato

È stato professore in alcune università italiane, ma nel 1982 comincia una carriera nel pubblico come consigliere del ministro del Tesoro Giovanni Goria. È cresciuto anche sotto la guida del governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, suo modello.

Mario Draghi e Carlo Azeglio Ciampi

È nominato direttore generale del Tesoro nel 1991 da Andreotti, su proposta del ministro del Tesoro Guido Carli

Da quel momento per tutti gli anni ’90, prende parte alla formazione di manovre economiche fondamentali, mettendo in condizione l’Italia di entrare nell’euro. Tra le principali manovre, ricordiamo la riduzione del debito pubblico, la liberalizzazione dei mercati finanziari e la privatizzazione dell’economia (di circa il 15%). 

Ancora oggi, è conosciuta come “legge Draghi” la principale norma che regola il funzionamento del mercato finanziario italiano.

Nel 2002 diventa vicepresidente per l’Europa della banca d’affari Goldman Sachs, una delle più prestigiose del mondo. 

Nel 2005 arriva alla Banca d’Italia, come governatore. La riforma completamente (favorisce molte acquisizioni, rendendo meno frammentario il sistema bancario italiano, tra cui l’acquisto di Capitalia da parte di Unicredit e quello di Sanpaolo IMI da Intesa).

Nonostante la sua capacità di adeguarsi e di affrontare situazioni di emergenza molto diverse tra loro, Draghi ha sempre mantenuto una linea abbastanza chiara e coerente nel tempo.

Governatore della BCE

Nel novembre del 2011, diventa governatore della BCE, il che voleva dire mediare tra 19 Stati appartenenti all’Eurozona. Insomma, l’Eurozona poi la salvò anche. Questo dovrebbe rispondere a chi ha dubbi sulle sue capacità di “politico”, nel senso più stretto del termine.

Draghi si trova a dover fronteggiare varie sfide, tra cui un’emergenza gravissima: la crisi finanziaria del 2008 che partendo dal fallimento di Lehman Brothers, ebbe un effetto a catena in tutto il mondo.

Nel 2010, toccò in maniera pesantissima l’Unione Europea, con la famosa “crisi del debito sovrano”: la Grecia, Italia, Spagna e Portogallo erano a rischio default.

Dopo l’aumento vertiginoso del debito di questi paesi, seguirono difficoltà finanziarie senza precedenti, rappresentate dall’aumento dello spread dei paesi più deboli. Ciò gettava le basi per una serie di default a catena, dove l’unione monetaria si sarebbe potuta rompere, alimentando così un’enorme speculazione sui mercati.

Fu in tale occasione che nel 2012, pronunciò il più emblematico discorso della sua carriera: “Whatever it takes”, passando alla storia, mettendo un punto fermo alle speculazioni.

Le sue politiche: tanta spesa pubblica e pochi tagli, abbassare le tasse e su i sussidi.

Sul debito pubblico, perché c’è un approccio nettamente differente da quello di Mario Monti:

Occhi puntati su partite IVA e autonomi.
Per Draghi, i (tanto temuti) livelli di debito pubblico molto elevati, diventeranno in realtà una caratteristica permanente delle nostre economie (oggi quello italiano è previsto per quasi il 160% nel 2021). Il ruolo dello Stato, è usare il bilancio per proteggere i cittadini e l’economia dagli shock che il settore privato non può reggere.

Mario Monti, prese misure per il contenimento della spesa pubblica, incompatibili con questa filosofia di Draghi. Egli ha più volte ribadito che vanno ridotte le tasse per cittadini e imprese (quanto meno, oggi, non aumentate).

C’è una distinzione che Draghi ha sempre portato avanti, quella tra debito “buono” (investimenti strutturali, ad esempio) e “cattivo”.

Ne parla sul Financial Times: “La questione fondamentale non è se, ma in che modo lo Stato possa fare buon uso del suo bilancio… La priorità, infatti, non deve essere solo fornire un reddito di base – (il nostro reddito di cittadinanza) – ” a chi perde il lavoro, ma si devono innanzitutto proteggere le persone dal rischio di perdere il lavoro”.

L’esperienza c’è e le aspettative sono alle stelle.

Alla sola notizia della convocazione del Presidente Mattarella, Draghi, senza far nulla, ha fatto salire tutte le borse europee e in più ha ridotto lo spread di 9 punti base.

Alle 13 circa si ha notizia che Mario Draghi ha accettato con riserva l’incarico di Presidente del Consiglio e proverà a formare un Governo. Di certo, la sua figura sarebbe una garanzia per i progetti futuri dell’Italia da presentare all’Europa, primo fra tutti il Recovery Plan da presentare entro la fine di aprile. 

Al momento, il centro destra è quasi spaccato: Forza Italia aveva già invocato un “governo dei migliori” (d’altronde, non è segreta la stima di Berlusconi nei confronti di Draghi: https://video.corriere.it/politica/quando-berlusconi-disse-accetterei-draghi-premier-un-governo-tecnico/7762e9c4-6606-11eb-824f-582a8d82b7ed), FDI fermamente decisa sul voto e Lega nel mezzo. Forza Italia, d’altronde, è stato il partito che lo ha nominato per la BCE.

Finito il vertice, Salvini annuncia che il centro destra ha preso in considerazione l’ipotesi Draghi.

Tajani, dichiara che si analizzeranno i contenuti del tavolo e poi si prenderà in considerazione la fiducia a questo governo, rimanendo compatti col resto della coalizione.

Grillo annuncia già il no alla fiducia a questo governo tecnico.

Mario Draghi ha affrontato molte sfide, ma forse quella di guidare l’Italia in questo momento storico, se la gioca con tutte. Il Paese si trova di fronte ad una profonda crisi economica e sanitaria, con una chance senza precedenti: il Piano Marshall del XXI secolo.

Non basta avere molti soldi, saperli spendere per colmare i gap nel Paese, sarà l’impresa più ardua.

Mario Draghi salverà, di nuovo, l’Italia?

A cura di Adele de Ponte