Le 5 fake news più comuni sul vaccino

Come combattere la disinformazione

Appare surreale e spesso contraddittorio dover lottare per diffondere notizie affidabili e informazioni fondamentali riguardanti metodi salvavita come i vaccini. Eppure, oggi più che mai, la guerra alle fake news è divenuta estremamente complessa. Nonostante le numerose malattie sconfitte nel corso degli anni e che continuano a distruggere intere popolazioni in paesi meno agiati, non sono pochi coloro che, iscritti all’università dei social, si basano su nozioni di pura fantasia per diffondere panico e incertezza su qualcosa che è, al contrario, piuttosto nitido.

Dunque, sono i social media a rovinare l’informazione? Non esattamente.

Se tutti facessimo un uso adeguato di queste piattaforme digitali, sarebbero delle agorà virtuali in cui scambiare opinioni. Sfortunatamente lo scopo originale è andato perdendosi fin da subito. Difatti, la libertà di espressione, di pensiero e di opinioni, che viene offerta sui social sembra essere, piuttosto, una mera illusione e per giunta soddisfacente per pochi attimi. Le ondate di notizie, scritte dalle mani veloci di chiunque, ci travolgono e i rifiuti sovrastano le verità. È diventato difficoltoso informarsi sulla realtà, poiché tutti hanno la possibilità di trasmutare un’opinione in fake news.

Ormai da tempo e specialmente nell’ultimo periodo con la scoperta del vaccino anti-Covid, le bufale più gravi, ma allo stesso tempo più di successo, sono quelle riguardanti proprio i vaccini.

1. Prima fra tutte è quella frase che si sente pronunciare innumerevoli volte: non sappiamo cosa c’è nel vaccino. Ebbene, non si tratta della ricetta segreta del ragù della nonna, ma, in realtà, il contenuto dei vaccini è pubblico. In particolare quello della Pfizer contiene: acqua, sali, saccarosio, colesterolo, RNA messaggero, che ha il compito di indurre la riposta immunitaria dell’organismo verso la proteina spike. Un processo sicuramente non semplice da comprendere per chi non è esperto in materia, ma non di certo impossibile o segreta.

Ecco allora che l’affermazione sopra citata dovrebbe essere formulata diversamente da chi, piuttosto, non si è informato sufficientemente per capire il significato e il ruolo dei componenti del vaccino.

2. Un’altra fake news riguarda gli effetti collaterali e gli effetti a lungo termine. Secondo i dati AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), guardando alle vaccinazioni effettuate nel 2019, su 100.000 individui vaccinati solo 3 hanno manifestato reazioni gravi, ovvero lo 0,003%. È vero, il rischio esiste, ma è minimo. Anzi, risulta, invece, aumentare vertiginosamente nel caso in cui si contragga la malattia. Le reazioni gravi a quel punto si manifestano anche nei giovani sani, causando lesioni spesso permanenti.

Per quanto concerne, invece, gli effetti a lungo termine, è vero che questi non sono ancora conosciuti, ma ciò non significa giocare alla roulette russa. Infatti, enti indipendenti di controllo, come AIFA, EMA e OMS, lo hanno considerato sicuro. Inoltre, nella scienza medica, non esistendo quasi mai una percentuale pari a zero di rischio, risulta indispensabile rapportare quest’ultimo con i benefici.

3. Con l’arrivo del vaccino anti-Covid si è rapidamente diffusa la convinzione che le sperimentazioni effettuate non siano state sufficienti e che la loro durata sia stata troppo breve. La verità, anche in tal caso, è ben altra. Il vaccino non ha saltato alcuna procedura, in quanto è necessario che ogni farmaco sia sottoposto tassativamente a determinati test clinici e soprattutto che venga approvato da enti esterni. La particolare velocità del caso è dovuta a diversi fattori. Innanzitutto, si è assistito ad un’enorme cooperazione che ha coinvolto il globo intero nello studio clinico e conseguentemente ingenti somme di denaro come finanziamenti. Inoltre, sono state ridotte significativamente le pratiche burocratiche.

Alla fine dei cospicui controlli effettuati, anche l’EMA ha dato la propria approvazione. Quest’ultima, infatti, che è l’Agenzia europea per i medicinali con sede ad Amsterdam, esplica le sue funzioni in qualità di agenzia scientifica decentralizzata attraverso il coordinamento, la valutazione della documentazione delle case farmaceutiche e il monitoraggio dei prodotti autorizzati al commercio nei singoli stati europei.

4. Un altro timore molto comune, diffusosi attraverso le fake news, è quello che vede i vaccini come causa di autismo. Andrea Grignolio, docente di storia della medicina e bioetica all’università San Raffaele di Milano, afferma esattamente il contrario: “Il vaccino non causa l’autismo. Non è un’opinione ma un fatto scientifico, dimostrato da tantissimi esperimenti”. In questi ultimi, vengono considerati due gruppi di persone, uno vaccinato e uno non vaccinato, e viene controllata la frequenza di presenza di autismo. Il risultato è sempre uguale in entrambi i gruppi. Se, invece, fosse la vaccinazione a causarlo, sarebbe più presente nel gruppo vaccinato, ma non è così.

5. Infine, la notizia più gettonata fra tutte: i vaccini sono il business principale delle multinazionali farmaceutiche. Il docente Grignolio smentisce anche questa diffusa affermazione, dando una motivazione basata su dati numerici: “Il costo annuo del sistema nazionale sanitario per i vaccini è molto basso in tutta Europa, tra lo 0,5 e il 2%. Tutti gli altri farmaci costano di più. Quelli al reflusso gastrico sono al 4%, malattie cardiovascolari al 15%, quelli oncologici ancora di più…”. Inoltre, tutte le grandi multinazionali hanno abbandonato le ricerche per i vaccini, poiché non in grado di fruttare grosse somme di denaro. Basti pensare che nel 1960 erano 26 le aziende che producevano vaccini, oggi, invece, sono solo in 5. Se si trattasse di un business redditizio, la concorrenza aumenterebbe notevolmente. Questo perché come afferma il docente: “sì, è un business ma non è di certo il core business”.

Queste riportate sono solo alcune tra le migliaia di teorie condivise nell’internet alla portata di tutti e non è sbagliato esprimere un dissenso o un’opinione. Ciò che rileva è piuttosto la capacità di discernere un’informazione basata su dati, prove tangibili e studi concreti, pubblicata da fonti affidabili ed ufficiali, da una priva di ogni riscontro.

Sicuramente, quando si parla di fake news, è necessario comprendere nel “settore” anche quell’insieme di articoli online dai titoli sovversivi. Questi spesso, pur riportando informazioni veritiere, tendono ad estrapolare concetti e ad estremizzarli per catturare l’attenzione dei lettori, i quali, sconvolti dalle parole eclatanti in grassetto, a volte diventano meno consapevoli di ciò che colpisce i loro occhi e di ciò che aumenta i timori preesistenti.

Fonti: Infovac , AIFA FAQ, OMS, Il Post, Skytg24.

Il consiglio, oggi, è sicuramente quello di non fidarsi facilmente di fonti non ufficiali, ma soprattutto di alimentare la propria sete di comprensione, combattendo la disinformazione.

A cura di Aurora Leoci

11/02/2021