Il fisco e Draghi, parole d’ordine: omogeneità e progressività

Il Governo Draghi dovrà occuparsi, oltre alla gestione della pandemia e del piano vaccini, della riforma fiscale. Dobbiamo comunque aspettare un documento ufficialeper sapere come il nuovo Presidente del Consiglio Draghi deciderà di strutturarla.

Ad ogni modo, si sta sempre più consolidando la proposta di riforma fiscale che comporterebbe una riduzione delle aliquote Irpef che penalizzano soprattutto i redditi medio bassi.

Nel frattempo però, l’ex presidente della BCE si sta consultando con i partiti in merito a tale riforma. Di fatto non ci sarà alcuna flat tax: non ci sarà spazio per il regime forfettario al 15%.

Il sistema fiscale a cui Draghi sta lavorando sarebbe incentrato sulla progressività e sulla lotta all’evasione (che stando alla Commissione Giovannini peserebbe per €108 miliardi): una modifica delle aliquote Irpef senza che si verifichi un aumento della pressione fiscale o l’aggiunta di nuove imposte.

Anche secondo Cottarelli la riforma fiscale dovrebbe vantare maggiore omogeneità, andando quindi oltre la separazione tra dipendenti, pensionati e autonomi.

L’idea è quella di un nuovo “prelievo universale” da accompagnare con l’introduzione di un forfait per scontare le spese di produzione del reddito dei dipendenti: questo approccio comporterebbe l’addio al regime forfettario fino a 65mila euro di ricavi e compensi annui.

Si propone anche un eventuale taglio di imposte temporaneo per il secondo percettore di reddito della famiglia, affinché si agevoli l’occupazione femminile.

Una parte della riforma potrebbe essere dedicata alla ristrutturazione del Fisco sul mattone: si è già lanciata l’ipotesi di una reintroduzione delle tasse sull’abitazione e revisione del catasto. Inoltre, per quanto concerne gli affitti, la cedolare seccapotrebbe subire alcune modifiche.

A cura di Alvise Polegato