Måneskin: la conferenza stampa di oggi #RLSanremo21

Rock, spontaneità e sincerità le parole d’ordine dei Måneskin che hanno fatto la loro prima, grandiosa apparizione sul palco dell’Ariston.

Con il loro “Zitti e buoni” che, come ci hanno annunciato nella conferenza stampa di oggi, non è che un primo assaggio di un nuovo progetto discografico in uscita a breve e che sarà intitolato “Teatri d’Ira”. Il brano in gara, dunque, non nasce per Sanremo, ma ha radici più profonde, che risalgono addirittura a prima della loro esperienza a XFactor. Numerosissime sono state le modifiche apportate nel tempo e le influenze di cui ha beneficiato, sia in sound e musicalità, che di testo. Particolarmente importante a tal proposito è stata l’esperienza a Londra, luogo che gli ha dato la possibilità di confrontarsi con tanti musicisti diversi e, quindi, fonte di arricchimento sia dal punto di vista artistico che personale. 

Zitti e buoni, dunque, non è un ammonimento rivolto a qualcuno in particolare, ma è una tutti gli effetti “dichiarazione di intenti”, come ci dice Damiano, che a tal proposito aggiunge:

“Noi siamo una band musicale che ha studiato per avere un sound, una identità riconoscibile ed una volta raggiunta questa maturazione, noi siamo questi: questa è la nostra musica, la nostra strada e nessuno potrà mai spostarci da questo.”

Da qui la scelta di portare questo progetto a Sanremo, palco “storico e con dei canoni ben precisi”: un brano definito “scomodo”, “non in linea col contesto” e “sbagliato, da diventare giusto”.  Il non voler essere snaturati, il non volersi omologare agli standard dei brani in vetta alle classifiche e soprattutto la difesa del genere rock sono i loro mordenti. 

Il nuovo album, “Teatri d’Ira”, di cui fa parte il singolo in gara, esprime questi intenti fin dal nome, ci spiega la band, che vede affiancarsi i “teatri”( luogo solitamente associato all’idea di eleganza e raffinatezza), all’ “ira”, solitamente identificata come forza distruttrice, ma che qui viene definita “da cui nasce qualcosa di positivo, catartica”. 

La loro spontaneità è stata inoltre molto incoraggiata dal luogo dove hanno potuto registrare Zitti e Buoni, cioè il Mulino Recording Studio Acquadipendente, che dà la possibilità agli artisti di dormire in studio: ciò gli ha permesso di inseguire la loro ispirazione a qualsiasi ora del giorno e della notte, cogliendo così il “live”, anche nella musica registrata. Idea che ritroviamo anche nel videoclip del brano, girato interamente su pellicola. 

Parlano anche di spettacoli live, annunciando anche le prossime esperienze (Covid permettendo) per la prima volta nei palazzetti. Saranno il 14 dicembre a Roma al Palazzetto dello Sport e il 18 dicembre a Milano al Mediolanum Forum. Momenti per cui si dicono eccitatissimi, anche data la grande mancanza del pubblico e del calore dei fan. 

Ed è proprio ai loro fan che va un plauso enorme, li definiscono molto “aperti” dal punto di vista di approccio alla musica. Ottima infatti è stata la risposta social e streaming all’esperienza di Sanremo, con più di 900k visualizzazioni in appena un giorno, cosa che, a loro dire, non era “né aspettata né pronosticabile” e che quindi li rende ancora più entusiasti, aldilà della posizione “media” nella classifica provvisoria, “che vabbè, che se po’ fa”, si lascia sfuggire Damiano, non senza una vena un po’ polemica. Il riconoscimento è arrivato anche dal grande Vasco, cosa per la quale i musicisti romani si sentono come “consacrati come band rock”. 

Scelta naturale è stata anche quella di Manuel Agnelli per la serata dei duetti. Agnelli, artista nei confronti el quale hanno grande stima, li ha accompagnati durante il percorso di XFactor e, a quanto ci dicono, non li ha abbandonati neanche fuori. Da ciò sorge spontanea la domanda che gli abbiamo posto riguardo l’evoluzione del rapporto fra i due artisti da insegnante/giudice – da band emergenti a colleghi a tutti gli effetti.

Victoria ci dice che ha continuato ad essere un “punto di riferimento” per loro e che gli hanno anche sottoposto l’ascolto inedito del loro album, durante un incontro casuale in treno per avere delle opinioni a riguardo. Oltre alla stima professionale, aggiunge, “c’è un grande affetto e amicizia che lega la band al ad Agnelli“. 

Un pensiero affettuoso va poi alle famiglie dei Måneskin, loro primi e grandi sostenitori ed è grazie a loro, dicono, che i 4 hanno avuto la possibilità di confrontarsi con un genere così poco diffuso fra i loro coetanei, essendo cresciuti con i loro genitori che gli facevano ascoltare i Red Hot, i soliti vinili, li portavano a tantissimi concerti. Un background importante insomma, che gli ha permesso di credere in quel genere e nella loro musica anche quando avevano molte difficoltà a trovare i club che li ospitassero a causa delle dimensioni degli strumenti e della quantità di membri del gruppo. Cresciuti in una realtà “più vecchia”, quella dei “club marcioni”, come ci dicono, si scontra con lo stile di vita di chi è abituato alle discoteche, ma che, affermano con convinzione ridendo, tornerà. 

Ultimo richiamo alla stravagante vicenda del loro account Twitter nelle mani di @dio, cui risponde @dio stesso in collegamento, in merito alla quale ha affermato solo di essere stato stupito e felice di “non aver avuto nessun paletto dalla band” e quindi di essersi scatenato, cosa perfettamente in linea con la esuberante spontaneità dei Måneskin. 

Non vediamo l’ora di scoprire le sorprese che hanno ancora in serbo per noi. 

A cura di Federica Malinconico