Sanremo 2021: il riassunto della quarta serata

Tanti ospiti e tanta musica (Fiorello entra anche nel quadro di Achille Lauro, Rosario Salerno e Amedeo Squillo con parrucca castano e bionda omaggiano uno dei duetti rimasti nella storia: ‘Siamo donne’), ma ecco qualche riflessione in più.

Durante la quarta serata del Festival di Sanremo, si è tenuta anche la finale delle nuove proposte che si è conclusa con la vittoria di Gaudiano con “Polvere da sparo”. Wrongonyou ha conquistato il Premio della Critica Mia Martini, Davide Shorty il Premio Sala Stampa Lucio Dalla.

Co-conduttrici sono state Paola Palombelli, celebre giornalista e conduttrice e Beatrice Venezi, direttore d’orchestra.

Barbara Palombelli

I ventisei Big hanno cantato di nuovo i loro inediti e Ermal Meta è in vetta alla classifica generale provvisoria.

Presenti Emma Marrone e Alessandra Amoroso che si sono esibite con Pezzo di Cuore. Alessandra è tornata sul palco con Matilde Gioli, lanciando un messaggio di supporto ai lavoratori del mondo dello spettacolo: “Il nostro lavoro ha bisogno di tante donne e tanti uomini che ci permettono di fare quello che amiamo e di essere quello che siamo. Ma ora che tutto si è fermato, le loro vite più delle nostre sono sospese in una ripartenza difficile da immaginare e in un aiuto che non e’ mai arrivato”.

Sul palco anche Mahmood, vincitore della 69esima edizione, in seguito a Enzo Avitabile con i Bottari di Portico che hanno omaggiato Renato Carosone.

Al termine della puntata, Amadeus, Fiorello e Barbara Palombelli hanno svelato la classifica generale provvisoria dei Big: primo posto Ermal Meta, seguito da Willie Peyote e terza Arisa.

Questo Sanremo è difficile da commentare, perché è difficile da definire il modo in cui il pubblico lo percepisce e, al tempo stesso, individuare l’obiettivo che gli stessi conduttori hanno voluto perseguire. Istintivamente potrebbe venire da criticarlo, semplicemente perché non lo si sente: c’è qualcosa che non va, che non torna, un meccanismo che si è inceppato e non permette all’evento di avere una sua linearità. Forse perché alla ricerca di una normalità, che però non c’è. Il pubblico, l’ossigeno del Festival.

Il motivo potrebbe essere nella conduzione che appare a volte sbiadita, ripetitiva. Ma come dargli torto? Riescono comunque a strappare un sorriso, in condizioni paradossali, mai viste in 70 anni di Festival.

Soddisfacente e toccante il discorso di Barbara Palombelli riguardo la forza delle donne e la persistenza, loro caratteristica fondamentale, nel lavorare e andare avanti nonostante l’avversità: “Studiate fino alle lacrime e lavorate sino all’indipendenza” è il suo monito. All’altezza sono state allo stesso modo Elodie, Matilda De Angelis, ma anche Vittoria Ceretti. Donne diverse, ma forti, indipendenti.

Il problema, dunque, di questo festival, dov’è? Probabilmente risiede nel periodo particolare che stiamo vivendo, che ci fa percepire qualunque ostentazione di normalità o divertimento, quasi inopportuna e insensata. Essa ci appare ormai così insolita, da farla apparire costruita e obbligata. E’ un po’ come quando si esce per un aperitivo con gli amici in questo periodo: è strano e dunque troppo poco spontaneo per poterlo apprezzare veramente. Insomma, non c’è voglia di festeggiare e non te lo godi veramente.

Ad ogni modo, passando anche per la presentazione di una dei più importanti direttori d’orchestra, Beatrice Venezi, che ha illustrato la sua formidabile esperienza, si evince come il divario di genere che ha da sempre attanagliato il Festival di Sanremo e gran parte della televisione italiana, stia cominciando a dissolversi.

Beatrice Venezi

In merito, basti pensare alla stupenda performance di Achille Lauro che ha voluto rappresentare quanto il genere, alla fine, sia una questione relativa: assolutamente non può e non deve impedire di indossare un determinato vestito, se lo si percepisce come più giusto per sé. Lauro per la seconda volta rappresenta un bacio con Boss Doms, dando l’importante messaggio di come bisogna “fregarsene” del giudizio altrui e puntare solo ad esprimere sé stessi.

I due intonano ‘Rolls Royce’, il brano con cui Lauro esordì a Sanremo nel 2019. Al termine, Fiorello non esce di scena. “Sono un quadro, non posso muovermi”, dice ad Amadeus, finché non viene portato via di peso.

Anche i momenti riservati ad Ibravimovich, così tanto criticati, possono invece far riflettere, in quanto hanno come scopo mettere in luce lo stereotipo del calciatore e al tempo stesso quello di ogni uomo: dominante su chiunque altro e a tratti non rispettoso della controparte. Non è assolutamente sempre così e questi stereotipi, devono sparire.

Certo, Sanremo resta sempre Sanremo. La tradizione continua ad essere presente. Si pensi alla consegna dei fiori, sacramente riservata alle donne, che è risultata anacronistica. Achille Lauro, allora che si è esibito a fare?

La classifica generale provvisoria

  1. Ermal Meta
  2. Willie Peyote
  3. Arisa
  4. Annalisa
  5. Maneskin
  6. Irama
  7. La rappresentante di lista
  8. Colapesce e Dimartino
  9. Malika Ayane
  10. Noemi
  11. Lo Stato Sociale
  12. Orietta Berti
  13. Extraliscio e Davide Toffolo
  14. Max Gazzè
  15. Fulminacci
  16. Gaia
  17. Francesca Michielin & Fedez
  18. Madame
  19. Fasma
  20. Ghemon
  21. Francesco Renga
  22. Coma_Cose
  23. Gio Evan
  24. Bugo
  25. Random
  26. Aiello

A cura di Virginia Zappimbulso