Programma Erasmus: frenesia e dubbi amletici

“Partire o non partire? Questo è il dilemma”.

L’Erasmus (EuRopean Community Action Scheme for the Mobility of University Students) è il progetto dell’unione europea più noto e longevo, che coinvolge migliaia di studenti e tirocinanti per trascorrere dai 3 ai 12 mesi in un Paese membro dell’UE o partner dell’iniziativa. In cosa consiste e perché sembra essere così importante per le nuove generazioni? 

Dal 1987 ad oggi, milioni di studenti hanno partecipato ad un Erasmus in Europa. In Italia, il budget a disposizione per sostenere questo progetto è di circa 90 milioni di euro. Numeri notevoli, che evidenziano quanto questo tipo di esperienza sia gettonata e ambita dai ragazzi. 

I paesi più richiesti sono Francia, Spagna, Germania, Portogallo e Inghilterra, ma recentemente iniziano a godere di grande successo anche il nord Europa, con Olanda, Norvegia, Svezia, Danimarca, e l’est con Polonia, Estonia e Russia. 

Trattasi di un’esperienza ardua da descrivere con semplici termini. Trattasi di un insieme, che abbraccia le emozioni, l’energia, la crescita, la consapevolezza e le nuove conoscenze. 

Si sa, quando si torna da un viaggio sono tante le cose imparate e quelle che restano in un pezzetto di cuore per sempre. L’Erasmus, forse, è ancora di più di un viaggio. È partire sapendo di doversi adattare ad una vita nuova e spesso molto diversa per un periodo apparentemente lungo. 

Gli obiettivi principali sono diversi, ma primo fra tutti si trova la carriera. Sì, perché oggi non basta aver concluso gli studi accademici per trovare impiego e iniziare una professione, ma più esperienze, attestati, corsi, attività vengono svolte e più sarà allettante il proprio percorso formativo agli occhi scrupolosi dei datori di lavoro. Ecco allora che si dà vita ad una sorta di gara a chi riesce ad abbellire meglio il curriculum. E l’Erasmus è sicuramente tra gli accessori più vistosi da aggiungere ad un abito.

Ciò che non tutti sanno prima di partire è ciò che tutti, invece, confermeranno una volta tornati: l’Erasmus non è soltanto studio e futuro lavorativo. Certo, le preoccupazioni per quest’ultimo sono tante, specialmente nell’età che va dai 20 anni in su, quando inizi ad acquisire consapevolezza del fatto che presto dovrai lavorare e al momento non sai nemmeno distinguere i capi che vanno in lavatrice. 

Partire per 3, 6 o 12 mesi, dà sicuramente una mano al curriculum e alle skills di ognuno, ma dà una lezione che può essere di aiuto per sempre. Permette di imparare a vivere il presente con così tanta energia da ridurre al minimo indispensabile lo spazio per le preoccupazioni. E a 20 anni, oggi, ne abbiamo bisogno più che mai. Non significa diventare irresponsabili, ma al contrario diventare consapevoli delle proprie capacità, anche quelle più nascoste, ritrovandosi ad avere a che fare con nulla di noto, ritrovandosi a ricominciare da capo ogni pagina del diario. 

Avete presente quando si dice “in un’altra vita ero sicuramente…”? Ecco, cambiare nazione, luoghi, persone, lingua, abitudini è un po’ come sperimentare un’altra vita, che all’inizio sembra non appartenerci, ma che alla fine si fonde con le proprie origini e con la propria personalità. 

Allora perché non provare? Sicuramente ha un costo non indifferente, seppur rimborsato dal fondo UE in piccola parte. Ma oltre all’aspetto economico, la paura spesso pone un freno. Paura di ciò che non si conosce, di mettersi in gioco, di abbandonare per un periodo le abitudini di sempre. A questi timori si somma l’amletico dubbio: perderò tempo? Ogni universitario sa bene quanto questa domanda sia assillante e inquietante come un avvoltoio appollaiato sulla libreria. Il conseguimento degli esami e la laurea in linea con i tempi sono i “goals” principali e partire verso l’imprevedibilità causa incertezza sulla loro realizzazione. Nulla di più sbagliato. Una scelta ponderata sulla sede di destinazione e il piano di studi è sicuramente la base per mettere da parte la paura. Ma al di là di questo, l’Erasmus non serve esclusivamente a studiare e arricchire le competenze, è un’esperienza che coinvolge la persona a 360 gradi. È un’esperienza capace di donare tante lezioni (e non solo quelle accademiche). 

Che altro aggiungere allora? Proprio l’ansia e l’incertezza sono sintomi che possono essere curati con un viaggio alla scoperta di sé stessi. 

A cura di Aurora Leoci

Fonti: erasmusplus.it 

Foto: esn_int (Instagram) , itslogistica.it