Le conseguenze della legalizzazione dell’eutanasia in Spagna

Oggi siamo un Paese più umano, giusto e libero”. Il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, commenta così su Twitter l’approvazione della legge che rende legale l’eutanasia e il suicidio assistito e che entrerà in vigore entro giugno.La Camera dei deputati di Madrid si è espressa con 202 voti a favore, 141 contrari e 2 astensioni. Eutanasia e suicidio assistito saranno prestazioni a carico del servizio nazionale attribuendone, quindi, i costi a carico dello Stato.

Prima dell’approvazione della legge, l’eutanasia cosiddetta attiva era vietata e il Codice penale spagnolo puniva con il carcere da 2 a 10 anni chi avesse aiutato altre persone a morire. In 11 comunità spagnole, però, l’eutanasia passiva era permessa in quanto non prevedendo nei fatti la diretta somministrazione di un farmaco da parte dei medici ma solo la sospensione delle cure o lo spegnimento dei macchinari volti a tenere in vita la persona.

La legge distingue l’eutanasia dal suicidio medicalmente assistito intendendosi per eutanasia la «somministrazione diretta di una sostanza al paziente da parte del professionista sanitario competente» mentre per suicidio assistito la «prescrizione o fornitura al paziente da parte dell’operatore sanitario di una sostanza, in modo che possa auto-somministrarla, per provocare la propria morte».

Tali prestazioni potranno essere richieste da cittadini spagnoli o residenti stabilmente in Spagna, maggiorenni, che soffrano di «malattie gravi e incurabili» o di «patologie gravi, croniche e disabilitanti» che impediscono l’autosufficienza e che generano «una sofferenza fisica e psichica costante e intollerabile».

Il testo normativo prevede un procedimento particolarmente articolato e di durata pari a 5 settimane circa. La richiesta deve essere presentata per iscritto dal soggetto interessato due volte, a distanza di 15 giorni, al proprio medico. Il medico sarà tenuto a portarla a conoscenza della Commissione interessata che affiderà a due esperti l’esame della richiesta in questione. La Commissione, successivamente, è chiamata ad approvarla o respingerla entro il termine ultimo di 19 giorni. È fatta salva la facoltà per il paziente di interrompere in qualsiasi momento la procedura.

L’iter, appena descritto, previsto dal Parlamento spagnolo, obbliga, quindi, il paziente a una serie di passaggi al fine di assicurare la piena consapevolezza della scelta.

Nonostante la legalizzazione dell’eutanasia avesse ricevuto il sostegno di una raccolta di un milione di firme e nonostante secondo l’ultima inchiesta di opinione risalente al novembre 2020 più dell’80% della popolazione spagnola fosse favorevole, la legge ha sollevato una serie di critiche da parte del Partito popolare e la destra di Vox.

Anche il Collegio dei medici di Madrid si è rivelato contrario. “Un medico si augura che nessuno muoia. È nel suo Dna“, ha reagito Manuela Garcia Romero, vice- presidente dell’ordine dei medici.

Prevedibile l’opposizione della Conferenza episcopale spagnola secondo la quale legge non depenalizza l’eutanasia ma converte l’eutanasia e suicidio assistito in normali benefici per la salute. “Non si evita la sofferenza provocando la morte”, ha commentato monsignor Luis Arguello Garcia 

La Spagna si colloca nel ristretto novero dei paesi in cui la “dolce morte” è legale: è il quarto paese in Europa insieme a Olanda, Belgio e Lussemburgo e il settimo nel mondo considerando anche il Canada e la Nuova Zelanda.

A cura di Rosa Garbo