Green pass: il Governo viola la privacy?

L’Autorità Garante della Privacy rileva gravi criticità per i pass vaccinali e invia un avvertimento formale al Governo. 

È stata da poco approvata la norma relativa alla creazione dei cosiddetti “green pass”. In men che non si dica, però, sono sorte delle complicazioni non di poco conto al riguardo. 

In particolare, il Presidente dell’Autorità Garante della Privacy, Pasquale Stanzione, ha evidenziato in un’intervista le criticità che la norma comporta sotto il profilo della protezione dei dati personali. 

Inoltre, il Governo, nonostante per legge debba necessariamente tenerne conto, ha tralasciato il parere dell’Autorità, la quale avrebbe potuto individuare le modalità finalizzate alla tutela della privacy. 

Già il 23 aprile 2021 con provvedimento l’Autorità aveva dichiarato formalmente che il decreto non fosse idoneo a garantire la protezione dei dati personali, in quanto incompleto in materia dei possibili rischi. Difatti, sarebbero gravemente posti in pericolo i diritti e le libertà personali dell’individuo. Inoltre, “la norma appena approvata (…) presenta criticità tali da inficiare, se non opportunamente modificata, la validità e il funzionamento del sistema previsto per la riapertura degli spostamenti durante la pandemia” ha dichiarato Stanzione. 

Difatti, il decreto sembra non individuare con chiarezza la disciplina relativa al trattamento dei dati sanitari degli Italiani. Il risultato è quello di un possibile caos futuro, che potrebbe permettere utilizzi impropri delle informazioni riservate. Ciò contrasta in modo sconcertante con quanto previsto dal GDPR (Regolamento europeo generale sulla protezione dei dati). 

In particolare:

  • Attraverso la violazione del principio di trasparenza causato dalla mancata specificazione del titolare del trattamento dei dati, sarà arduo per gli interessati l’esercizio dei propri diritti;
  • È assente una previsione dei tempi di conservazione dei dati, che rischia così di ignorare il diritto alla riservatezza e all’oblio; 
  • Trasgredito è anche il principio di minimizzazione, in quanto è richiesta una sovrabbondante quantità di informazioni su ogni differente modulo da esibire in qualità di certificazione. Secondo il Garante, sarebbe, per esempio, sufficiente riportare in un modulo solamente la data di scadenza del green pass, piuttosto che creare numerosi e differenti form per coloro vaccinati o ammalati in passato di Covid. 

Ciononostante, l’Autorità si è offerta di collaborare ugualmente con il Governo, in modo tale da poter riparare ai “danni” potenziali e presenti. 

Ma come si sono verificate tali inottemperanze e perché sono assenti specificazioni tanto necessarie? Il Presidente Stanzione ha evidenziato che questo decreto, come in generale anche tutti i recenti, sono stati adottati senza considerare il parere dell’Autorità Garante della Privacy. Le questioni, rilevate dalla norma analizzata, oltre a violare principi e diritti per cui tanto si è discusso, in un futuro non lontano potrebbero comportare la nascita di problematiche dalla risoluzione quasi impossibile.

Secondo quanto stabilito dal GDPR, la previa consultazione con il Garante assume, oggi in particolare, un’importanza fondamentale. L’obiettivo è quello di trovare un equilibrio tra le esigenze pubbliche, attualmente di estremo rilievo, e la riservatezza degli individui. Quest’ultima, infatti, sembra essere slittata in secondo piano. L’interesse collettivo della società è al cuore di un blocco di ghiaccio esposto al sole. Lo circondano le esigenze del singolo, che pian piano van sciogliendosi dai raggi violenti di un’emergenza colossale che tutto ha congelato.  

A cura di Aurora Leoci

29/04/2021