Procrastinatori, la regola dei 5 secondi è per voi

Una semplice regola per chi tende a procrastinare troppo spesso, ideata da Mel Robbins, avvocatessa, conduttrice televisiva e oratrice motivazionale americana. 

Quante volte al giorno sbuca da un angolo della mente un’idea? Quante volte subito dopo pensiamo “dopo lo faccio”? E quante volte quell’idea va nel dimenticatoio? Tante, forse troppe. E purtroppo non è vero che semplicemente dimentichiamo di farlo. 

Tante persone si autodefiniscono delle “Dory”, individuandosi nella famosa pesciolina del film d’animazione “Alla ricerca di Nemo” che si scorda ogni cosa. Ebbene, non soffriamo di “perdita di memoria a breve termine”, ma piuttosto di procrastinazione

Altri ancora, invece, amano classificarsi nella categoria dei pigri cronici e la utilizzano come giustificazione con se stessi. Ma non è così semplice. 

Come spiega l’americana Mel Robbins in un TedTalk e in tanti suoi monologhi, il nostro cervello ama la routine. È per lui una vera goduria non dover cambiare niente. Ecco perché quando perviene un’idea di qualunque tipo, che si discosta anche solo di poco dalle nostre abitudini, la mente la elimina dopo 5 secondi. 

Esatto, soli 5 secondi di tempo per far sì che ognuno rimanga nella propria comfort zone

La Robbins propone il classico esempio del ritardare la sveglia, ma ce ne sono innumerevoli e si trovano tutti in ogni minuto della nostra vita. 

Come quando in un locale parte la nostra canzone preferita e siamo colti dall’impulso di alzarci e scatenarci, ma poi scatta qualcosa che impedisce letteralmente di muoversi. Mel lo chiama “il freno di emergenza” del cervello, che si aziona ogni volta che stiamo per fare qualcosa che richiederebbe uno sforzo differente dal normale, qualcosa che richiederebbe di spegnere l’autopilota e di cominciare a vivere, rischio per rischio. 

Ognuno di noi ha quel tasto chiamato “posponi”, come un bottone grosso e rosso che premiamo smodatamente. Peccato però che non ci sia nulla di più inutile. Rimandare e rimandare ogni azione che potremmo compiere significa semplicemente che non la faremo mai, perché non ne avremo mai voglia

Allora c’è da chiedersi: il cervello cerca di autosabotarci? Sì e no. In realtà, calcoliamo inconsciamente le possibilità di rischio che un’azione o un evento possono comportare e viviamo con l’autopilota la nostra routine, tenendoci ben distanti dai pericoli. Ovviamente non si tratta di pericoli intesi necessariamente in senso tragico compromettente dell’integrità fisica, ma spesso riguardano situazioni ben meno gravi. Esempi più tipici sono l’imbarazzo di non sapere cosa dire in una conversazione con un nuovo individuo, o la difficoltà di adattarsi a circostanze che non sappiamo gestire. 

Per adottare un cambiamento piccolo o grande che sia nella nostra vita è necessaria una forza, che gli scienziati chiamano energia di attivazione. Si tratta di quello sforzo non solo mentale, ma più che altro fisico, da compiere per passare “from a warm bed to a cold room” (da un letto caldo a una stanza fredda – come afferma Mel Robbins). E non basta aspettare che arrivi la voglia di fare quella cosa che stiamo rimandando. Non ci sarà nessuna motivazioneo persona che ci metterà all’opera, se non cogliamo l’idea entro quei 5 fondamentali secondi.

Come affermava lo psicologo Abraham Maslow in La Gerarchia dei bisogni, il nostro corpo è una macchina meravigliosa programmata per mandarci dei segnali. Ma non sono solo i segnali della fame, della sete, dei sentimenti e dei sensi. Se ci sentiamo annoiati o insoddisfatti dalle nostre giornate, ci troviamo di fronte a un segnale grosso come un cartello pubblicitario. Succede, infatti, che uno dei nostri bisogni basilari non viene appagato come dovrebbe. È la necessità di esplorazione. Pensate sia contraddittorio con quanto detto prima? Ebbene, è pur vero che l’uomo necessita di stabilità e porti sicuri, ma è anche insita in esso l’esigenza di esporsi all’alea.

Come fare allora? L’unico modo è scaraventarsi fuori dalla propria comfort zone. “Force yourself out of your head” (forzati ad uscire dalla tua testa) dice ancora la Robbins, perché stare rinchiusi nella prigione della propria testa non farà altro che incatenarci tra confini ostili, che ci impediscono bonariamente di provare. Provare qualunque cosa, a prescindere dal suo esito.

Un’altra indicazione da seguire come rimedio alla procrastinazione è quella di oltrepassare i propri sentimenti. Se si è scontenti di qualcosa, automaticamente si tende a sentirsi giù di morale. Capita che non si abbia voglia di fare nulla, se non lamentarsi e magari con la faccia spiaccicata sul cuscino. Ascoltare in questi casi i nostri sentimenti ed emozioni non ci farà ottenere il cambiamento che vorremmo, semplicemente perché non ci sentiremmo nel “mood” (dell’umore).

La cura sommaria che ha individuato l’avvocatessa, conduttrice televisiva e oratrice motivazionale Mel Robbins è la regola dei 5 secondi. Che, a suo dire, può letteralmente stravolgere la vita. 

È molto semplice ed è assolutamente adatta agli amanti del “lo faccio più tardi”. 

Quando ci viene in mente un’idea o l’istinto di fare qualcosa, dovremmo contare a rovescio da 5 a 1 e immediatamente associarvi un’azione, come scrivere una nota, camminare, chiedere, parlare e così via… Banale? È stato dimostrato che per il 40% di una giornata viviamo con il pilota automatico. Dunque, contare alla rovescia permette di uscire dagli schemi che il nostro cervello ci “impone” e attivare la corteccia prefrontale che indulge a deliberare.  

Diventando adulti impariamo man mano a forzarci nello svolgere alcune attività o azioni, che prima non avremmo mai fatto se non ce lo avessero imposto i nostri genitori. Si tratta sicuramente del cosiddetto self-parenting (farsi da genitori) e di maturazione. Dovremmo, però, per così dire obbligarci anche quando si tratta di mettere in pratica, non un dovere, quanto piuttosto un piano, un progetto o un ardente desiderio. 

Ogni giorno abbiamo una miriade di idee che si fiondano nelle nostre menti come meteoriti. Magari potrebbero cambiare il mondo, oppure semplicemente il nostro modo di sentirci, o ancora migliorare la qualità della nostra vita. Eppure spesso non facciamo nulla

È piuttosto drammatico se pensiamo che passiamo la vita a costruire una stabile routine, quando poi finisce per annoiarci. Ed è altrettanto grigio constatare quante cose potremmo cambiare nel piccolo o grande raggio se sfruttassimo a pieno le nostre capacità. 

Allora chissà, magari questa regola dei 5 secondi potrà davvero dare quella spinta che serve, o potrà anche essere soltanto un piacevole escamotage per riabituarci al cambiamento. Smettendo di utilizzare solo il bianco e il nero, come identificativi di stabilità frustrante e rischio derogabile, potremmo utilizzare l’infinita gamma di sfumature di cui disponiamo per dipingere la nostra esistenza. 

A cura di Aurora Leoci

Fonte: TEDxSF di Mel Robbins – Come smettere di rovinarti la vita