Riforma del processo penale 2021: cosa prevede e perché

Promossa la riforma che potrebbe apportare un decisivo cambiamento nel processo penale italiano. Nel prossimo anno attenderemo i frutti. 

È ben noto quanto le parole ritardo e negligenza gravino sulla schiena della giustizia italiana, come sacchi pesanti che la fanno arrancare nel suo percorso spesso in salita. L’Unione Europea la osserva ormai da tempo e non sono stati pochi gli sguardi sprezzanti riservatele. In termini concreti, la Corte europea dei diritti dell’uomo non ha risparmiato condanne allo Stato per aver violato l’art.6 della CEDU (Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo) in materia di equo processo, richiamato dalla stessa Costituzione all’art.111. 

In soccorso di un sistema con l’acqua alla gola e di una struttura incapace di sorreggere tali fardelli, sembra essere giunta la Riforma del processo penale, il cui testo è stato approvato con disegno di legge n.2353 nell’agosto 2021. A partire dal 19 ottobre, infatti, entrerà in vigore la Legge 134/2021 pubblicata in Gazzetta il 4 dello stesso mese. 

Tale provvedimento, composto da due articoli, prevede innanzitutto una delega al Governo per adottare uno o più decreti legislativi entro un anno, riguardanti l’attuazione delle finalità in materia di giustizia riparativa e celere definizione dei procedimenti giudiziari. 

Per comprendere al meglio quello che sarà il lavoro che potremo aspettarci dal Governo, è necessario innanzitutto riepilogare i temi salienti della riforma, tenendo ben presente gli obiettivi principali ai quali essa si rivolge: fornire rapidità ed efficienza al processo penale. 

Ecco, dunque, di seguito alcune tra le materie oggetto di auspicabile effettivo cambiamento.

  • Digitalizzazione

Prendendo spunto dall’anomala situazione lavorativa generata dalla pandemia da Covid, la riforma prevede un’implementazione dell’uso delle nuove tecnologie, attraverso l’obbligo di utilizzo delle modalità digitali per il deposito di atti e per le notificazioni nel processo penale telematico. Saranno impiegate modalità quali la registrazione audiovisiva, ad esempio, per le testimonianze e ci sarà la possibilità per le parti, previo consenso, di partecipare all’udienza da remoto. 

  • Riti alternativi

Per quanto riguarda il giudizio abbreviato, l’accoglimento della richiesta di integrazione di prove sarà ammissibile solo se, successivamente ad una specifica valutazione, essa risulterà necessaria ai fini della decisione ed economica dal punto di vista processuale. 

Nel procedimento per decreto, sarà possibile estendere il termine, a disposizione del p.m. per chiedere l’emissione del decreto, da 6 mesi a 1 anno, aggiungendo alle condizioni per l’estinzione del reato il pagamento della pena pecuniaria, addirittura ridotta nel caso in cui il condannato rinunci all’opposizione. 

In tema di patteggiamento, si prevede, inoltre, che nel caso in cui la pena sia superiore a due anni, sarà possibile comprendere le pene accessorie e la confisca facoltativa nell’accordo tra imputato e p.m. e dovranno essere notevolmente diminuiti gli effetti extrapenali della sentenza sotto richiesta delle parti. 

  • Udienza filtro

Parliamo di un’udienza presente al dibattimento in camera di consiglio, innanzi ad un giudice diverso da quello monocratico competente, il quale avrà il compito di valutare se gli elementi acquisiti consentano una ragionevole previsione di condanna. In eventuale esito negativo il diverso giudice potrà pronunciare la sentenza di non luogo a procedere. 

  • Improcedibilità

Si tratta dell’improcedibilità dell’azione penale per superamento dei termini di durata massima del giudizio di impugnazione, i quali erano stati discutibilmente fissati (dall’art.344-bis del codice di procedura penale) a due anni per il giudizio in appello e un anno per quello di Cassazione. Con la riforma, per l’appunto, il giudice che procede avrà la possibilità di prorogare tali limiti temporali: tre anni per l’appello e un anno e mezzo per la Cassazione. 

Per quanto riguarda i reati di associazione mafiosa, violenza sessuale aggravata, terrorismo e traffico di stupefacenti, il termine non avrà limite, a causa della gravità e laboriosità del processo. 

  • Impugnazioni

Bisogna distinguere a seconda che si tratti di:

  • Giudizio in appello. Verranno eliminate tutte le inammissibilità dell’appello per aspecificità di motivi e le preclusioni di accesso ad esso, in modo tale da estendere le ipotesi di inappellabilità delle sentenze.
  • Giudizio in Cassazione. La trattazione dei ricorsi potrà verificarsi tramite contraddittorio scritto senza l’intervento dei difensori e sarà possibile il ricorso straordinario per dare esecuzione alle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo. 
  • Indagini preliminari e udienza preliminare

Di fronte al consistente problema della paralisi del procedimento, la riforma introduce dei rimedi nel caso in cui siano decorsi i termini di durata delle indagini preliminari. In particolare, qualora non sia esercitata nel termine specifico l’azione penale da parte del p.m., chi è sotto indagine e l’offeso possono chiedere di conoscere la documentazione, nonostante il segreto investigativo (art.407 codice penale). 

Per quanto concerne l’udienza preliminare, essa si limiterebbe a comprendere i reati di particolare gravità. 

  • Vittime di reato

Le norme introdotte con la L.69/2019, anche conosciuta come Codice rosso, in tema di violenze domestiche e violenze di genere, saranno estese anche ai casi di delitto tentato, come già stabilito a livello comunitario.

  • Causa di non punibilità

L’applicazione dell’art.131 bis codice penale (causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto) comprenderà anche i reati puniti con pena non superiore nel minimo a due anni, a meno che non si tratti di casi come atti persecutori, sequestro di persona e violenza domestica. 

  • Sospensione del procedimento penale con messa alla prova dell’imputato

Istituto particolare che la riforma vuole estendere a quei casi in cui sia prospettabile un attivo coinvolgimento a percorsi riparatori o di reinserimento del reo, nei reati puniti con pena detentiva non superiore nel massimo a sei anni. 

Alla fine di tale, pur se concisa, lettura emerge chiaramente l’evidente complessità e varietà delle tematiche da purificare e/o modificare. La riforma, tanto attesa negli anni sembra, dunque, essere icastica, ma al contempo scatenante grosse perplessità sulla effettiva rivoluzionarietà. 

Gli obiettivi sono sicuramente quelli di una deflazione processuale, evitando i fin troppi “sprechi”, e di accelerazionedi procedimenti che hanno perso di vista il senso del giusto processo. 

Ciononostante, l’immagine che potrebbe figurarsi sarebbe quella di una luce che attrae impazzite le falene per poi bruciarle dopo un breve contatto. Difatti, una fra le perplessità sembra essere quella di non saper giovare di uno strumento potente, quale è la riforma, nella sua propria funzione, rischiando, anzi, di adoperarlo per riottenere una labile e temporanea fiducia tra i vicini stati membri della comunità europea. 

Non resta che auspicare, allora, nelle capacità del Governo di saper gestire consapevolmente e saggiamente le tante falle da tamponare urgentemente. 

A cura di Aurora Leoci