La Scuola Cattolica, di cui tutti parlano

Uscito nelle sale poche settimane fa, “La Scuola Cattolica” è un film riguardante il massacro del Circeo, ovvero la vicenda tristemente nota del rapimento, violenza ed omicidio, avvenuto nel comune di San Felice Circeo, di due ragazze: Donatella Colasanti e Rosaria Lopez. 

Ai tempi del fatto, uno degli aspetti che destò maggiormente scalpore e sorpresa presso l’opinione pubblica fu l’appartenenza dei colpevoli alle famiglie della classe romana più agiata. Sicuramente non si era ancora in un’epoca sufficientemente matura per realizzare come tra i due aspetti non è così scontato che ci sia un effettivo collegamento. 

Del resto, questo pensiero non sorprende più di tanto se si pensa che durante lo svolgimento del processo Donatella Colasanti, l’unica ragazza sopravvissuta alla violenza, fu “accusata” di non aver rispettato abbastanza il “buoncostume” e, dunque, di aver favorito l’accaduto in qualche modo. 

Ancora oggi, quando vi sono eventi di tal genere un’attenzione quasi spropositata viene posta sulla vittima in quanto continua a persistere una concezione dello stupro che lo ritiene conseguenza di una provocazione posta in essere dalla vittima, dal suo abbigliamento, da determinati suoi atteggiamenti o gesti. 

Molti film, in quest’ultimi anni, si sono occupati di svalutare questa concezione trasmettendo un messaggio estremamente nobile, ma che ha finito con l’essere maggiormente indirizzato al pubblico femminile, senza aver fatto molta leva sul pubblico maschile.

In tal senso, “La Scuola Cattolica” si differenzia in quanto affronta il tema della violenza dal punto di vista maschile prendendo in considerazione il tema della mascolinità tossica, causa spesso scatenante di numerosi atti di violenza. 

Questo tema viene affrontato mostrando il contesto dei ragazzi responsabili dell’accaduto: un contesto fortemente cattolico, sulla superficie improntato alla repressione dei sentimenti anche quelli più innocenti, quale espressione della più pura morale cattolica, ma poi nella sostanza le più disparate dinamiche si rivelano regolate da un rapporto tra forti e deboli da cui l’unico modo per uscirne indenni è costituito dall’uso della forza. 

La violenza trascende vistosamente dalla prima parte del film, ma non per la rappresentazione di scene esageratamente oscene, più per quanto appare come un vero e proprio stato d’animo che fa da compagnia ai protagonisti, che se da una parte li ricopre di gloria agli occhi della società, dall’altra li porta a porsi costantemente delle domande su quanto tutto questo sia giusto.

La ragione di tal violenza appare ancora più desolante: l’essere nato maschio, una situazione definita come “una malattia incurabile” nel film, certamente causata da una realtà che così come usualmente idealizza la figura della donna ritenendola eccessivamente sentimentale ed indifesa, contestualmente fa lo stesso con l’uomo dipingendolo come duro, privo o addirittura incapace di provare sentimenti. 

Nonostante la censura apposta al film sia stata motivata dalla presunta equiparazione dello status dell’aguzzino a quello della vittima, il film si propone semplicemente di fornire un quadro generale dell’educazione e del sistema di valori trasmesso ai responsabili. Il proposito è far comprendere come atti della portata del massacro del Circeo, è chiaro, accadano raramente e siano principalmente dovuti alla responsabilità di singoli soggetti, degenerazioni di micro atteggiamenti.

Per cui, la rappresentazione di ciò che realmente costituisce il sistema della mascolinità tossica può solo portare ad una presa di consapevolezza da parte del diretto interessato, il genere maschile, per condurre ad un’eventuale prevenzione di simili atteggiamenti.

Per concludere, “La Scuola Cattolica” si contraddistingue principalmente per la discussione di un tema estremamente delicato, quello della violenza, adottando un punto di vista, appunto quello maschile, che spesso non viene ritenuto eccessivamente rilevante in quanto si pensa troppo spesso che sia espressione di scelleratezza o pazzia risalente ad un singolo individuo, mentre dovrebbe essere considerato come espressione di una serie di dinamiche sociali decisamente molto più ampie del singolo.

A cura di Virginia Zappimbulso