Afghanistan: una sfida globale. L’intervista a Stefano Pontecorvo e Alberto Negri

Nel pomeriggio di giovedì 25 novembre, alla Luiss Guido Carli, si è avuta un’importante occasione di confronto riguardo la questione afgana e i recenti disordini attraverso una “tavola rotonda” alla quale hanno partecipato importanti esperti e professionisti della materia.

La prof.ssa Elena Sciso, coordinatrice dell’evento, è intervenuta ponendo l’attenzione sul fatto che il fallimento della missione statunitense in Afghanistan è riconducibile, prima di tutto, all’inconsistenza di governi, come quello afgano prima che i talebani prendessero il potere, che nonostante abbiano il sostegno del Consiglio di Sicurezza, non godano dell’effettivo appoggio della popolazione. Inoltre, la Prof.ssa Sciso, ha anche discusso di come l’insegnamento da trarre da tali avvenimenti consista nella necessità di avviare lo sviluppo di una politica di difesa comune per l’Unione Europea in modo che questa sia in grado di svolgere delle funzioni militari che permettano di avere un ruolo di primo piano nello scacchiere internazionale, visto che non sempre le organizzazioni internazionali si rivelano capaci di arginare i conflitti ed effettivamente risolverli.

Un ospite di grande rilievo, intervenuto nell’incontro, è stato Stefano Pontecorvo,  NATO Senior Civilian Representative to Afghanistan. L’ambasciatore ha esposto la situazione attuale in Afghanistan affermando come questo paese stia attraversando uno dei decenni più difficili della sua storia. Nei territori afgani si ha, difatti, un progressivo deteriorarsi delle condizioni di vita. 3,4 milioni di abitanti stanno vivendo una gravissima crisi umanitaria.

Sul piano economico, l’Ambasciatore Pontecorvo ha ricordato come vi sia un’inflazione in crescita, un tasso di moneta in caduta libera, mentre i fondi del vecchio governo afgani sono stati congelati, dunque, risultano inutilizzabili.

Il movimento talebano, al momento, appare frammentato per via delle sue divisioni interne che lo rendono effettivamente incapace di governare. A Kabul dal punto di vista politico regna l’immobilismo in quanto l’unico ambito oggetto di attenzione da parte del movimento è costituito dalle forze di sicurezza. Questo risulta estremamente indicativo delle priorità del movimento. E’ stato anche prospettato il nuovo contesto creatosi dopo la presa del potere da parte dei talebani il quale si prospetta particolarmente pericoloso soprattutto per i paesi confinanti i quali dovranno fronteggiare conseguenti aumenti riguardo al fondamentalismo e alla radicalizzazione della popolazione araba presente nei propri confini. Secondo l’Ambasciatore, la decisione americana è conseguenza di un ripensamento della politica centralizzata che si sposta verso un orizzonte più complicato, ritenendo adesso il terrorismo come un fenomeno col quale convivere, non più il prisma attraverso cui regolare le proprie relazioni interne ed esterne.
Un’importante intervento è stato anche quello di Emma Bonino, senatrice ed ex Ministra degli Esteri, la quale ha ribadito l’impossibilità di imporre processi come quello dell’ “esportazione della democrazia” in quanto la base del rispetto reciproco risiede nell’osservanza delle altre culture.

L’evento ha rappresentato un’importante occasione di confronto soprattutto perché ha permesso di entrare a contatto con punti di vista talora contrastanti e piuttosto differenti rivelando l’immane complessità e pluralità delle sfaccettature della vicenda affrontata.

Di Virginia Zappimbulso e Samuele Vasapollo