Il ritorno di Michele Bravi e la sua dichiarazione d’amore ‘moderna’ – #RLSanremo22

Continua l’esperienza sanremese, e con essa la voglia di comunicare al grande pubblico attraverso la musica. È quello di cui parla Michele Bravi, in gara per la seconda volta a Sanremo dopo un’assenza di cinque anni come concorrente dalla prima partecipazione con “Il diario degli errori”, durante la sua conferenza stampa tenutasi online. Il ritorno a Sanremo è per l’artista una doppia soddisfazione: gli ha dato la possibilità di far ascoltare la propria musica a un pubblico così ampio, ma soprattutto gli permette di contribuire a far funzionare un campo come quello artistico che è stato il più colpito ultimamente. Sanremo è per il cantante umbro un modo per ripartire, come artisti e come lavoratori, dopo un periodo così difficile.

C’è tanto bisogno degli artisti, della visione creativa delle cose e rappresentare le persone che lavorano nell’ambiente è un privilegio”.

“Inverno dei fiori” nasce dalla volontà di raccontare, una dichiarazione d’amore dei tempi moderni; la parola cardine negli ultimi anni per Bravi è diventata disimparare, la vita che conosciamo è scomparsa e rivivere una normalità come queste nuove situazioni è diventato un modo, se non un bisogno, per reinventarsi.  

Rispetto al percorso Sanremo, Michele si è immerso completamente nell’esperienza, ma ciò che lo aiuta molto è il fatto che le persone della sua vita sono anche quelle con cui lavora e in cui confida.

Sanremo è un’opportunità per creare legami con la musica”.

Ci sono chiaramente differenze rispetto alla prima apparizione al festival, come l’assenza di pudore: mentre durante “Il diario degli errori” aveva paura di presentarsi per quello che è veramente, ora sente di poter viaggiare con la creatività e presentarsi al pubblico senza pudore.

Per quanto riguarda il videoclip, Michele Bravi è per la prima volta anche regista insieme a Roberto Chierici.

Sono felice di poter finalmente espandermi anche al mondo della regia, mi permette di continuare a immergermi sempre più nella creatività. Con questo video voglio raccontare con un linguaggio completamente identitario un modo di vivere la solitudine attraverso le stagioni”.

Passando al tema cover, punto di ispirazione è stato Danny Elfman, compositore che ha dato il suono all’immaginario di Tim Burton, del quale Bravi ha seguito una masterclass lo scorso settembre.

La domanda che mi sono posto è stata cosa accadrebbe se Danny Elfman incontrasse Battisti. Tante volte si sente dire che una canzone non la può cantare nessuno; ovviamente nessuno la canta come l’originale, ma ciò significa perimetrarla nel passato. Avrei anche potuto scegliere una canzone del mondo anglofono, ma ho scelto questa canzone perché, oltre a sentirla molto vicina, voglio non solo portare ricordi alla generazione più adulta, ma anche avvicinare una nuova generazione al mondo della musica di Battisti e Mogol, grandi della musica italiana”.

Si aprono le domande. Gli viene chiesto se è soddisfatto della classifica; Michele risponde, come sempre, con molta grazia e riservando una parola gentile per tutti i concorrenti. Per il giovane cantante, questo Sanremo ha uno dei cast più belli di sempre, soprattutto perché vede miti della musica come Massimo Ranieri, Gianni Morandi ed Elisa.

Sono una persona poco competitiva, mi sto godendo Sanremo. Quando puoi fare uno scambio con artisti che raccontano la propria musica, riesci davvero a entrare nella visione creativa degli altri. La sto vivendo anche da studente”.

Se prova le stesse emozioni rispetto a cinque anni fa? Assolutamente no.

Guardavo nella red room La Rappresentante Di Lista che si è esibita prima di me e ho pensato “Ma ti rendi conto che hai il privilegio di entrare in un teatro pieno di gente, accompagnato da un’orchestra fantastica, che va nelle case degli altri?” e dentro di me c’era troppo spazio per la gratitudine e troppo poco per l’emozione.”

Gli viene posta una domanda su come abbia vissuto il Sanremo precedente alla pandemia e come stia vivendo quello durante a livello emotivo:

L’anno scorso ero con Arisa, e nonostante il senso di gratitudine ho provato anche un senso di vuoto. Io ero lì solo quella sera con lei, ma scommetto che per gli altri artisti sia stato difficile. Non è il Sanremo che ricordiamo ma è un grandissimo passo, soprattutto considerati gli ultimi sviluppi della pandemia”.

Riguardo gli altri artisti, Michele ci racconta un siparietto divertente con Massimo Ranieri, suo mito e fonte di ispirazione.

Con Ranieri ho collezionato una serie di figuracce, ogni volta che passava gelavo e non riuscivo ad avvicinarmi. Prima dell’esibizione attendevo il mio turno nella red room; mi esibivo prima di Ranieri e abbiamo aspettato insieme, lì mi sono scusato ed è stato davvero gentile. Un performer incredibile con una totale dedizione per il suo lavoro”.

Ciò che viene fatto notare da un’altra giornalista è la presenza di due anime in Michele Bravi, una più istrionica e una più fragile. Michele ammette di avere tante sfaccettature, si considera anche molto ironico, ma solo per camuffare la timidezza.

Mi piace raccontare la fragilità sul palco; la crescita mi ha permesso di essere me stesso come mai prima d’ora. Ho accettato anche ciò che non mi piace di me, ma se voglio regalare un’esperienza artistica completa, anche se non mi piace qualcosa lo faccio perché voglio dedicarmi completamente alla mia opera, voglio cercare di lasciare che il mio corpo sia un modo per condividere un pezzo di musica con gli altri”.

In attesa di vedere dove lo porterà l’esperienza sanremese, gli auguriamo buona fortuna e attendiamo di rivedere Michele Bravi sul palco questa sera durante la serata cover con “Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi” di Battisti e sabato alla finale con “L’inverno dei fiori”.

A cura di Benedetta Fazio